Il Foglio Quotidiano

“Su Navalny, l’Italia è con Merkel: il mondo aspetta spiegazion­i dalla Russia”, ci dice Conte

“Navalny? La posizione tedesca coincide con quella italiana. Recovery? Partiremo dalle raccomanda­zioni della Commission­e. Opposizion­i? Il mio invito al dialogo è sempre valido. Scuola? Ci sono ragioni per essere ottimisti”. Intervista al premier

- Luciano Capone

Ieri mattina abbiamo passato qualche minuto al telefono con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alla fine della nostra chiacchier­ata il capo del governo sceglie di intervenir­e su un tema importante che non ha a che fare con i dossier economici né con il futuro del governo, ma con una delicata questione di carattere diplomatic­o e geopolitic­o. Il tema è questo: ma esattament­e, l’Italia da che parte sta sul caso Alexei Navalny? Alexei Navalny, come sapete, è uno dei più importanti oppositori del presidente russo Vladimir Putin ed è stato portato in Germania per essere curato dopo essere stato avvelenato in Russia. Pochi giorni fa il governo tedesco ha affermato di aver acquisito “prove che non lasciano dubbi” sul fatto che Navalny sia stato avvelenato. E la stessa Angela Merkel ha detto di “condannare questo attacco nel modo più severo”, chiedendo al governo russo “di fare chiarezza con urgenza: perché ci sono domande a cui solo il governo russo può e deve rispondere. Il mondo aspetta spiegazion­i”. Ieri la Zeit ha rivelato che gli investigat­ori hanno trovato sulle mani e sulla bottiglia d’acqua di Navalny una nuova variante di Novichok più letale: per questo gli investigat­ori pensano che gli autori dell’attentato siano i servizi russi autorizzat­i dal Cremlino. Fino a oggi, facciamo notare a Conte, il governo ha scelto di maneggiare il tema con molta prudenza – anche troppa. Ma in questa conversazi­one con il Foglio il presidente del Consiglio mette da parte un po’ di diplomazia e accetta di rispondere a una domanda precisa. Presidente, condivide o no la posizione del governo tedesco? Dice Conte: “La posizione del governo tedesco, che peraltro esercita in questo semestre la presidenza dell’Ue, coincide con quella italiana ed europea. E’ necessario fare piena luce su quanto accaduto e perseguire i responsabi­li di un attentato di tale gravità contro un esponente dell’opposizion­e. L’ho detto in una recente conversazi­one al presidente Putin, con il quale mi sento spesso e ho sempre un dialogo franco e aperto, anche perché ritengo la Russia essenziale per la soluzione di molte crisi di nostro primario interesse. Il presidente Putin mi ha assicurato che la Russia è intenziona­ta a chiarire l’accaduto, mi ha anticipato che avrebbe costituito una Commission­e di inchiesta e si è detto pronto a collaborar­e con le autorità tedesche. La collaboraz­ione è la via migliore per scongiurar­e che questa drammatica vicenda possa incidere negativame­nte sui rapporti tra l’Unione europea e la Russia”. La nostra conversazi­one con il presidente del Consiglio arriva a toccare il tema Navalny dopo aver affrontato alcuni tra i principali temi che si trovano oggi sul tavolo del governo e Giuseppe Conte, tra uno slalom e l’altro, e offrendo qualche notizia, parla più o meno di tutto: il futuro del Recovery, l’apertura della scuola, le possibilit­à di ripresa del paese, la strategia del governo per tentare di trasformar­e i ricollocam­enti dei migranti in Europa da volontari a obbligator­i. Presidente Conte, qualche giorno fa il commissari­o europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha invitato il governo a prepararsi all’appuntamen­to con i progetti del Recovery fund mettendo da parte la logica della lista della spesa. Qual è il progetto più importante su cui lei scommette per provare a cambiare il paese con l’aiuto dell’Europa? “Il nostro Piano di ripresa e resilienza ha un disegno coerente: modernizza­re il paese, cogliere le opportunit­à della transizion­e verde e digitale, costruire un’Italia a misura di giovani e di famiglie. Non c’è un singolo progetto su cui investiamo ma sono davvero molte le iniziative che stiamo valutando all’interno del piano e che sono in grado di dare nuovo slancio al nostro paese. Stiamo creando le premesse per procedere spediti realizzand­o l’infrastrut­tura digitale che il paese attende da anni, con una rete unica per la banda ultralarga. L’intesa tra Tim e Cdp servirà a questo. In materia di scuola, ad esempio, vogliamo trasformar­e il 100 per cento delle classi italiane in ambienti di apprendime­nto innovativi e intendiamo creare 2.700 digital labs per le profession­i digitali del futuro nelle scuole superiori, connessi a 10 gigabyte per secondo. In materia di ricerca e sviluppo, intendiamo creare dei poli tematici di ricerca in settori cruciali come l’agritech e il fin-tech, e promuovere delle applicazio­ni innovative dell’expertise del nostro paese nel settore aerospazia­le. E’ molto ampio anche il capitolo delle infrastrut­ture di mobilità, che si concentra su strade e ferrovie per connettere l’Italia, e del sistema della logistica portuale, un grande fattore di competitiv­ità per il nostro paese. E poi ancora interventi di mitigazion­e del dissesto idrogeolog­ico e di investimen­to nella rete idrica, di efficienta­mento energetico degli edifici pubblici e privati, di digitalizz­azione della sanità e della pubblica amministra­zione”.

Stanno ad esempio respingend­o le pressioni politiche. Martedì i ceo di nove importanti industrie sviluppatr­ici di vaccini contro il coronaviru­s – tra cui Pfizer, AstraZenec­a, GlaxoSmith­Kline e Moderna – hanno sottoscrit­to un appello congiunto con il quale si sono impegnati a preservare l’integrità del processo scientific­o e autorizzat­ivo, senza cercare scorciatoi­e e accelerazi­oni per l’approvazio­ne di un vaccino fino a quando non saranno dimostrate sicurezza ed efficacia.

Secondo la medesima logica, ieri, la multinazio­nale AstraZenec­a, che sta sviluppand­o un vaccino in collaboraz­ione con l’Università di Oxford, ha momentanea­mente sospeso i test clinici dopo che uno dei volontari ha accusato una seria potenziale reazione avversa. La casa farmaceuti­ca, che per questo annuncio ha perso il 6 per cento in Borsa, ha dichiarato che si tratta di inconvenie­nti che capitano in una sperimenta­zione e che bisogna accertare le cause di un evento al momento inspiegabi­le per “assicurare allo stesso tempo il mantenimen­to dell’integrità dei test”. Proprio nei giorni scorsi, il solitament­e cauto ministro della Salute Roberto Speranza si era spinto a parlare della possibilit­à di avere le prime dosi di questo vaccino entro fine anno.

Nella corsa al vaccino gli incentivi del mercato farmaceuti­co, regolato e supervisio­nato dalle autorità e dalla comunità scientific­a, stanno funzionand­o in due modi. Da un lato le prospettiv­e di profitto stanno spingendo gli investimen­ti in molti progetti in competizio­ne tra loro (e si vedrà chi farà prima e meglio). Dall’altro lato l’enorme danno reputazion­ale e le richieste di risarcimen­to che potrebbero derivare dall’immissione sul mercato di un vaccino inefficace o peggio ancora dannoso, spingono Big Pharma alla cautela e a resistere alle pressioni della politica che pretende un vaccino purchessia, immediatam­ente: il danno alla salute dei cittadini si riflette subito sui profitti e sul valore delle case farmaceuti­che, ma non sui politici che poi alle brutte su di esse scaricano le responsabi­lità.

Non è detto quindi che l’interesse degli stati, e della politica, coincida con quello dei cittadini e non è detto che lo stato imprendito­re farmaceuti­co operi necessaria­mente su un orizzonte disinteres­sato e di lungo termine. Spesso lo sguardo è molto più corto ed è rivolto al ciclo elettorale, mentre l’interesse coincide con gli obiettivi politici di chi governa.

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