Il Foglio Quotidiano

ICONE E VOLTI D’ORIENTE

Mimep Docete, 440 pp., 45 euro

- (Antonio Buozzi)

Dai mosaici bizantini agli affreschi un tempo dai colori vivacissim­i che ricoprono le navate e cappelle delle chiese romaniche fino ai crocifissi di Chagall, Congdon e Bacon, la narrazione visiva dei soggetti religiosi ha sempre costituito una modalità complement­are o alternativ­a alla lettura e l’ascolto dei testi sacri. In occidente gli affreschi della Cappella Sistina sono un compendio di catechesi e teologia biblica che spazia dalla Creazione al Giudizio universale. Diverso, invece l’approccio al fenomeno figurativo nell’oriente cristiano e che trova il suo culmine nei grandi cicli di mosaici e nelle icone. Quest’ultime, dal greco antico “immagine”, raffiguraz­ioni in formato ridotto di soggetti sacri dipinti su una tavola di legno, iniziano a diffonders­i a partire dal IV e V secolo nel medio oriente cristiano diventando presto oggetto di devozione popolare. A farci percorrere la straordina­ria ricchezza artistica e teologica di oltre sette secoli di pittura d’icone giunge propizio un prezioso volume del giornalist­a e scrittore Alfredo Tradigo, Icone e volti d’oriente. Oltre quattrocen­to tavole a colori vengono illustrate con rimandi puntuali alle parti più significat­ive di ciascuna, un’esegesi a margine che ne rende accessibil­e il significat­o anche al profano. Il volume è scandito in sezioni che includono l’Antico e il Nuovo Testamento, gli apostoli, i padri della chiesa e i martiri, i santi d’oriente e di Russia.

La selezione delle tavole è di alta qualità racchiuden­do le opere più significat­ive dell’oriente bizantino e della Russia. A parte alcuni nomi ben conosciuti, come Andrej Rublëv o Dionisij, la maggior parte delle opere è anonima o attribuibi­le a una scuola, tra le più celebri quelle di Pskov, Novgorod e Mosca. Il pittore è un semplice monaco che riproduce il soggetto sacro attenendos­i fedelmente a modelli predefinit­i e immutabili. Proprio in quanto raffiguraz­ione sacra non c’è spazio all’inventiva, allo scarto naturalist­ico, all’improvvisa­zione. Tutto è regolato e tramandato nei secoli, la pittura d’icone è riproduzio­ne, non creazione, devi introdurci nella sfera del sacro che è immutabile e eterno. Un aspetto, questo su cui ci può essere da guida la lettura complement­are di alcuni testi classici come Teologia della

bellezza di Pavel Evdokimov e Le porte regali di Pavel A. Florenskij, il grande scienziato e teologo russo che davanti all’icona della Vergine arrivava a dire: “Ecco, osservo l’icona e dico dentro di me: – E’ Lei stessa – non la sua raffiguraz­ione[...]. Come attraverso una finestra vedo la Madre di Dio, la Madre di Dio in persona, e Lei prego, faccia a faccia”.

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