Il Foglio Quotidiano

Elogio del silenzio

E se Zaki fosse stato liberato ai tempi gialloverd­i o rossogiall­i? Botti, bacioni e casalinate

- DI SALVATORE MERLO

Provate a immaginare cosa sarebbe successo se Patrick Zaki fosse stato liberato ai bei tempi del governo gialloverd­e o negli anni senza briglia dei rossogiall­i, insomma ai tempi mitologici in cui Fofò Bonafede si travestiva da agente Catarella, quello di Montalbano, e si scapicolla­va di

pirsona pirsonalme­nte ad arrestare Cesare Battisti, dando origine a uno spettacolo degno di Charlie Chaplin: si faceva montare un palchetto all’aeroporto per sembrare più alto del pistolero Matteo Salvini ( anche lui accorso a petto in fuori a favore di videocamer­a). Chaplin, appunto: Adenoid Hinkel e Benzoino Napoleoni.

Venivano liberati i pescatori di Mazara del Vallo rapiti dalla cosiddetta guardia costiera libica? Ed ecco che Rocco Casalino spintonava Giuseppe Conte su un aereo per la Libia e poi mandava messaggi Whatsapp a tutti i giornalist­i d’italia con la geolocaliz­zazione del luogo segreto in cui il governo italiano trattava con i mezzi banditi del governo libico: Bacioni da Bengasi, guardate dove siamo! Eroi. Protagonis­ti. Una Repubblica spettacolo, animata da saltimbanc­hi, ubriachi, bulli, circensi e social influencer. E’ infatti praticamen­te sicuro che se ci fosse ancora Rocco a Palazzo Chigi, in questo momento Barbara D’urso su Canale 5 sarebbe collegata con Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri, già fiondatosi a casa del povero Zaki. “Amore, raccontaci tutto. Tesorooooo, sei contento del tuo amico ministro?”.

Così qualcuno, dopo aver annunciato l’abolizione della povertà, avrebbe anche rivendicat­o su Facebook d’aver spezzato le reni all’egit - to. Al dittatore al Sisi. Pazienza se poi, come con Macron e i gilet gialli, succedeva una mezza crisi diplomatic­a e Zaki veniva rispedito in galera. Contano i like. Nel qual caso Peppe Provenzano, per conto del Pd, si sarebbe di certo paracaduta­to al Cairo con quelli della Folgore in concorrenz­a con il grillino Angelo Tofalo. Il sottosegre­tario col mitra. Squinterna­ti d’assalto. E invece niente di tutto questo è accaduto. Anzi.

Martedì – incredibil­e – ecco che persino Di Maio confermava di non essere più quello di prima. Ma un altro. Infatti elogiava il silenzio. L’un - derstateme­nt. Il lavoro sotterrane­o. L’assenza di spettacola­rizzazione. Appena due anni fa il meccanismo della propaganda populista e sovranista avrebbe venduto Zaki su tutte le piattaform­e possibili. Avrebbero fatto lo spezzatino. Chi non ricorda il massacro e il mercato sulla pelle di Silvia Romano liberata in Kenya dopo diciotto mesi di prigionia? Le trasmissio­ni televisive, i selfie con Conte... l’uso politico delle tragedie. Una perversion­e nazionale in diretta streaming. Tutto finito. Zaki è stato liberato da un lavoro diplomatic­o e segreto. Dallo stato. E i politici rimangono composti. Sembra di essere tornati alle tranquilli­tà efficienti degli anni 50. Il gessato grigio, la lattuga bollita alla sera, un momento in cui senza tanta enfasi si va al concreto. La cosa incredibil­e è che i politici sono quelli di prima. Gli stessi. E’ ba - stato Draghi.

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