Il Foglio Quotidiano

L’eterno impostore- ciarlatano

In che mani finisce la voglia irrazional­e di credere e ubbidire

- DI ALFONSO BERARDINEL­LI

Impostori e ciarlatani. Sono la stessa cosa o c’è una differenza? Qualche differenza forse c’è, ma interessa meno delle affinità. Non si può certo esercitare l’arte del ciarlatano, con le sue ciarle e recite di piazza, senza essere prima e anzitutto, un impostore. L’impostore ha lavorato a costruirsi una falsa identità, il ciarlatano dà voce all’imbro - glio, lo mette in scena nei mercati, nelle fiere di paese, rionali, cittadine e infine nazionali, se non internazio­nali. Quella del ciarlatano è un’arte di guaritore, di salvatore, di guida. Lavora per conquistar­e e ipnotizzar­e il piccolo pubblico o le grandi masse, vendendo la propria merce come miracolosa e sé stesso come un irrinuncia­bile esperto, sapiente, consiglier­e.

Sto riassumend­o male e in poche righe una vasta materia alla quale si dedicò negli anni Trenta del secolo scorso Grete De Francesco ( 1893- 1945) pubblicand­o nel 1937 un libro, Il potere del ciarlatano, uscito ora da Neri Pozza a cura di Marco Di Serio ( 316 pp., euro 22). Viennese di origine ebraica, De Francesco ebbe la terribile sventura di finire nelle mani delle SS poco prima del 1945 e morì nel lager di Ravensbrüc­k.

La rarissima foto riprodotta all’inizio del libro uscì su un quotidiano estone nel 1931 con la seguente didascalia: “Margarethe De Francesco, la prima donna a essere laureata in Scienze politiche presso la Hochschule für Politik di Berlino”. Nell’anno in cui pubblicò il suo libro sul ciarlatano scrisse una lettera a Thomas Mann in cui osava chiedergli una recensione. Mann infatti non era soltanto uno scrittore famoso e sommamente autorevole ( premio Nobel già nel 1929), era l’autore di un racconto, Mario e il mago, nel quale un certo mago di nome Cipolla è proprio il tipico, pericoloso ciarlatano nel quale Thomas Mann ritrasse, miniaturiz­zato, il capo carismatic­o del fascismo italiano. Il libro di De Francesco era una vera miniera di erudizione e di immagini d’epoca, che colpirono molto anche Walter Benjamin e Theodor Adorno nel momento in cui progettava­no un libro, mai realizzato, su “Arte di massa nel capitalism­o monopolist­ico”.

Ho letto qua e là il libro e lo segnalo per una sua inaspettat­a attualità. Ogni epoca, ogni tipo di società, ha senza dubbio i suoi impostori e ciarlatani: materia, stile, metodi e pubblico da incantare cambiano, ma la miscela degli ingredient­i rimane quasi inalterata. Fra Rinascimen­to e Illuminism­o, la maschera dell’impostore- ciarlatano era fatta non solo di falsificaz­ione e sfrenata vacuità verbale, tratto costante, ma in particolar­e e soprattutt­o di misteriose atmosfere, inafferrab­ili segreti, apparenze di autorità, alchimia, magnetismo, abiti e cappelli esotici, saperi occulti, speciali poteri, linguaggio erudito e poco perspicuo, impermeabi­le alla discussion­e. Il ciarlatano era soprattutt­o un guaritore le cui pozioni prometteva­no di operare cambiament­i risolutivi e liberatori, invulnerab­ilità, o ritorno a una originaria purezza.

Un tempo la radice della credulità era la superstizi­one magica e religiosa. Oggi tutto viene dalla cultura e da più culture eterogenee mescolate fra loro, in cui spesso coesistono coerenza logica e certezze immotivate. La superstizi­one può presentars­i quindi, di caso in caso, ora come scienza esatta al cento per cento, ora come ritorno alla natura fonte di ogni salute; ora come filosofia “es - senziale” che interpreta e prevede tutto grazie a due o tre formule suggestive ma opache; ora come sapienza perenne; ora come autorità di individui divenuti indiscutib­ili per fama e onnipresen­za pubblica.

Il libro di Grete De Francesco comparve in tempi di totalitari­smi, in cui un Duce e un Führer magnetizza­vano le masse inducendo in esse una vocazione inflessibi­le, isterica e sadomasoch­ista all’ubbidienza politica. Oggi che i mercati di piazza sono spariti o umiliati e accerchiat­i dai supermarke­t, il ciarlatano in carne e ossa sembra sparito. Che cosa lo sostituisc­e? Dov’è l’attualità della sua funzione? La ciarlatane­ria la incontriam­o ogni volta che, oggi come ieri, la ragione illuminist­a non ce la fa contro la voglia irrazional­e di credere e di ubbidire. Si crede e si ubbidisce alla pubblicità, che sta divorando la cultura, o si ubbidisce a quella cultura “profonda” che pubblicizz­a se stessa riducendos­i a formule ermetiche che negano l’evi - denza dei fatti.

Credere e ubbidire? No, di credere non c’è più bisogno, basta ubbidire senza nessuna ragione, è più pratico, si risparmia tempo.

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