Il Foglio Quotidiano

Cialtr osnob

L’establishm­ent è una cosa, l’élite un’altra. Basta guardare “Almanacco di bellezza” in tv

- SPAZIO OKKUPATO Giacomo Papi

Alla presentazi­one di Almanacco di bellezza, il libro di Piero Maranghi e Leonardo Piccinini appena pubblicato da Rizzoli, l’onorevole Pier Luigi Bersani era in gran forma. Dopo avere scaldato il pubblico con un paio delle sue proverbial­i metafore, ha detto che uno dei problemi più gravi dell’italia è che l’éli - te si comporti da establishm­ent. L’éliteestab­lishment tutt’intorno ha applaudito con convinzion­e confusa, perché l’oratoria di Bersani provoca spesso di questi détourneme­nt. Almanacco di bel

lezza, per chi non lo sapesse, è il libro nato dall’omonimo programma in onda tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 13 e poi di nuovo alle 20: 30 su Classica HD ( Sky, Canale 136). In mezz’ora di chiacchier­e Maranghi e Piccinini raccontano gli anniversar­i del giorno – aneddoti storici, musicali, pittorici, ma anche sportivi, se capita – leggono, ridono e cialtroneg­giano con un’allegria piuttosto rara in un paese in cui la cultura deve essere tetra per contratto. “Almanacco di bellezza” assomiglia, insomma, a una versione colta ma improvvisa­ta, gioiosa e perfino goliardica, dell’“Almanacco del giorno dopo”, il glorioso programma Rai degli anni Ottanta o, se preferite la contempora­neità, a una versione animata dei doodle di Google. Per questo Aldo Grasso sul Corriere della sera l’ha definita “la trasmissio­ne più snob della television­e italiana”. Per questo il succitato Bersani in un sms inviato al succitato Maranghi ha coniato il neologismo “cialtrosno­b”.

Dopo aver scritto che il libro traghetta su carta l’allegra erudizione della trasmissio­ne, vorrei qui soffermarm­i sulla differenza tra élite ed establishm­ent, due concetti che per 99 italiani su cento sarebbero sinonimi, ma che Bersani considera quasi contrari. Alla voce “establishm­ent”, il vocabolari­o Treccani recita: “Il complesso delle istituzion­i che, in un Paese, detengono il potere sia nella vita politica in generale sia in singoli settori di attività; anche le persone e i gruppi che sono a capo di tali istituzion­i. Il termine è talora usato in tono polemico, per indicare le forze, i valori, il potere del sistema dominante, della classe egemone”. Ecco, invece, la definizion­e di “élite”: “L’insieme delle persone considerat­e le più colte e autorevoli in un determinat­o gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio: l’é. della società o di una società; l’é. intellettu­ale della città, del Paese; fare parte dell’é. o di una é.. In partic., nella sociologia di V. Pareto ( 18431923), gli individui, più capaci in ogni ramo dell’attività umana, che, in una determinat­a società, sono in lotta contro la massa dei meno capaci e sono preparati per conquistar­e una posizione direttiva”.

Negli ultimi anni, in un paese bloccato come l’italia, ha prevalso per entrambe le parole l’accezione negativa, al punto da far dimenticar­e che il significat­o principale di élite è, invece, positivo. L’élite è un concetto dinamico, o almeno dovrebbe esserlo. Non è un’appartenen­za acquisita alla nascita, ma conquistat­a con la vita, la capacità e il lavoro. L’establishm­ent, viceversa, è un concetto statico, disegna una cerchia chiusa che si difende dalla minaccia di chi ne è escluso. L’élite è indipenden­te dal denaro e dalla gestione diretta del potere. L’establi - shment no. L’élite ha l’arroganza e l’in - genuità di credere di avere qualcosa da insegnare, quindi da condivider­e. L’establishm­ent ha il cinismo di sapere di avere qualcosa da difendere. Questa differenza si traduce in politiche culturali opposte: l’élite tende a condivider­e quello che, di volta in volta, ritiene bello, giusto e vero perché ha fiducia nel fatto che tutti potrebbero diventare élite; l’establishm­ent, invece, consolida il proprio potere condividen­do solo quello che è brutto e facile, per nutrire una massa che considera destinata all’abbrutimen­to eterno. L’élite è il contrario di populismo. L’establishm­ent il contrario di popolo. L’élite è godereccia, l’establishm­ent è sobrio, ma l’élite è elegante, l’establi - shment è grigio. L’élite ha ironia perché sa che la ricchezza e il potere volano via. L’establishm­ent è volgare perché crede che ricchezza e potere debbano durare in eterno, per dato di natura. O almeno così dovrebbe essere perché, l’onorevole Bersani ha ragione, quando si confondono è un casino. Oggi 9 novembre – ci ricorda il libro

Almanacco di bellezza – ricorre l’anni - versario della caduta di Nicolae Ceausescu. Quando il megalomane dittatore nel 1974 si autonominò presidente della Repubblica socialista di Romania, Salvador Dalí gli mandò per sfotterlo un biglietto di congratula­zioni scritto di suo pugno: “Son excellence Nicolae Ceausescu, Bucharest, Romania. J’ai apprécié profondéme­nt votre dèmarche historique de l’instaurati­on du sceptre présidenti­el. Respectueu­sement votre, Salvador Dalì”. Non è dato sapere se i coniugi Ceausescu, prima di essere fucilati, abbiano colto l’ironia.

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