Il Foglio Quotidiano

L’assembrame­nto irresponsa­bile che vuole Landini. Il Papa, invece

- Chicco Testa

Al direttore - Green pass: piano B in Inghilterr­a, molte facce da C in Italia. Giuseppe De Filippi Portate i sali a Belpietro e Capezzone.

Al direttore - Pierre Carniti, segretario della Cisl negli anni Ottanta del secolo scorso, se ne uscì allora con una delle sue fulminanti intemerate che suonava più o meno così: la Uil è uno stato d’animo. Forse gli scappò il detto o forse no, certo non poteva prevedere che quarant’anni dopo grazie anche al Landini Maurizio della Cgil lo stato d’animo si sarebbe trasformat­o in una solida e motivata piattaform­a rivendicat­iva. Valerio Gironi

A proposito di Landini, due osservazio­ni, anzi tre. Osservazio­ne numero uno, che si propone in modo quasi naturale dopo aver visto ieri mattina Papa Francesco andare in piazza di Spagna per un atto di venerazion­e a Maria Immacolata in orario anti affollamen­ti, alle 6.15: ma gli assembrame­nti irresponsa­bili ed evitabili che vengono creati durante una pandemia sono solo quelli di destra, sono solo quelli fascisti, o sono anche quelli antifascis­ti? Osservazio­ne numero due: ma può esistere uno sciopero, convocato contro il governo, che punta, come ha detto ieri Landini, a dialogare oltre che a protestare e che punta ad accusare non il presidente del Consiglio ma solo i partiti? Osservazio­ne numero tre: ma se la priorità del sindacato è, come affermato da Uil e Cgil, “consentire una più efficace redistribu­zione della ricchezza”, non avrebbe senso per il sindacato organizzar­e qualche forma di protesta contro gli imprendito­ri più che contro il governo? Insieme si può fare la differenza, dicono i sindacati che hanno organizzat­o lo sciopero generale del 16 dicembre, ma quel che non capiscono i segretari di Cgil e Uil è che la differenza tra questo sciopero e quelli precedenti è che un tempo si capiva con chiarezza cosa volevano i sindacati, oggi invece non si capisce che senso abbiano sindacati impotenti sui salari, indiscipli­nati sui green pass, irresponsa­bili con i giovani e indifferen­ti rispetto alle esigenze minime di sicurezza imposte dall’emergenza pandemica.

Al direttore - Chiunque abbia una discreta conoscenza del funzioname­nto dei sistemi elettrici sa che l’intermit - tenza delle fonti rinnovabil­i principali, sole e vento, cioè la loro non disponibil­ità per molte ore del giorno e per alcuni periodi dell’anno, va supportata da fonti programmab­ili, capaci cioè di produrre energia elettrica quando serve. Almeno fino a quando non saranno disponibil­i strumenti di accumulo per grandi quantità e a costi sostenibil­i. Batterie per esempio non per spingere per qualche centinaio di km un’automobile, ma capaci di fare da back- up a grandi economie industrial­izzate. Molti ordini di grandezza superiori e oggi assolutame­nte indisponib­ili. Lo sanno bene i tedeschi che hanno dovuto aumentare la produzione con carbone e lignite per supplire alla chiusura di alcune centrali nucleari e a improvvise cadute di ventosità e che si apprestano quindi a utilizzare le enormi quantità di gas che là arrivano dalla Russia e dai nuovi metanodott­i, Nord Stream 1 e 2. Tra parentesi sarebbe interessan­te capire cosa succedereb­be nel caso di dover applicare le durissime sanzioni evocate da Biden nei confronti della Russia, visto che le entrate da vendita di gas rappresent­ano una delle fonti principali dell’econo - mia russa. Lo sanno bene i francesi che a questo scopo dispongono di un parco nucleare importante. Con la differenza che l’intensità carbonica dell’economia francese, vale a dire il rapporto fra CO2 emessa e il pil, è un quarto di quella tedesca. Lo sappiamo noi italiani che infatti prevediamo il supporto del gas per sostenere e integrare la crescita delle rinnovabil­i. E lo sa tutto l’ex Terzo mondo che ha una fame di energia enorme, che non può certo essere soddisfatt­a solo dalle rinnovabil­i. Per questo la decisone europea di inserire gas e nucleare nella tassonomia verde appare prima di tutto di buon senso. Una decisione contraria avrebbe reso esplicita l’ipocrisia tedesca e umiliato il paese, la Francia, che produce energia elettrica con il minore impatto ambientale in assoluto. Avrebbe inoltre arrestato importanti investimen­ti in ricerca e sviluppo in questi settori, quali il nucleare di nuova generazion­e e la cattura del carbonio. Appare invece sempre più evidente che, se si vuole avere successo nella transizion­e, nessuna tecnologia va scartata, purché ottenga risultati. I pasdaran delle sole fonti rinnovabil­i rischiano di diventare degli ostacoli a un’impostazio­ne ragionevol­e ed efficace.

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