Il Foglio Quotidiano

Grazie Gastel

Due mostre in Triennale per il gran fotografo scomparso. Intelligen­za per gli occhi

- Paola Bulbarelli

Natali da libro di storia dell’alta borghesia milanese, il padre Giuseppe Gastel, la madre Ida Visconti di Modrone, ultimo di sette figli, nipote di Luchino Visconti (“mi ha insegnato a vivere e creare”, mi disse in un’intervista), ha il bello nel Dna. “La bellezza e la sua ricerca in ogni cosa sono state l’unico vero faro che ha condotto il mio cammino”. Giovanni Gastel, eccelso fotografo di fama mondiale (“volevo fare il poeta”) lo ha sempre dimostrato con le sue immagini, vere opere d’arte. Era un vanto avere un suo ritratto e quando è mancato chi aveva la fortuna di averne uno s’è subito preoccupat­o di postarlo su Instagram. Il suo profilo sul social è attivo più che mai, con 122 mila follower che lo seguono fedeli. Un successo che non si è fermato con lui, lo scorso anno, ma che continua a essere alimentato da nuove iniziative.

E ora anche la Triennale rende onore a Giovanni Gastel con ben due mostre che rimarranno aperte fino al 13 marzo 2022. Alla prima, “The people I like”, a cura di Uberto Frigerio in collaboraz­ione con MAXXI ( con allestimen­to di Lissoni Associati), sono esposti oltre 200 ritratti, testimonia­nza dell’immensa varietà d’incontri che ha caratteriz­zato la lunga carriera di Gastel. Duecento “ritratti dell’anima”. Da Barack Obama a Marco Pannella, da Germano Celant a Ettore Sottsass, da Bebe Vio a Luciana Littizzett­o, da Monica Bellucci a Miriam Leone, da Vasco Rossi a Tiziano Ferro. “So - no le persone che mi piacciono o mi sono piaciute, che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima. Molte famose, il cui incontro ha provocato un momento bello, un momento di seduzione reciproca. Scelte con criterio in base anche al sentimento. ‘ The people I like’ rac - conta il mio mondo”. In quella mostra, allestita per la prima volta a Roma, ci aveva creduto tanto e sottolinea­va quanto fosse andata bene, diecimila persone in un mese. “Gio - vanni Gastel è stato un sofisticat­o ritrattist­a del mondo” ha sottolinea­to Stefano Boeri, presidente di Triennale, “non solo visi, ma corpi, mode, gioielli, tessuti, ambienti. Con un sorriso, faceva sembrare facile il gesto infallibil­e e preciso di un grande fotografo”. Gastel e Triennale, spiega Boeri: “Il suo lavoro si è intrecciat­o più e più volte con i percorsi di Triennale, cui aveva regalato idee, progetti e ispirazion­i. Con queste due mostre la nostra istituzion­e rende il primo doveroso omaggio a questo genio generoso e scanzonato che Milano e l’arte hanno perso troppo presto”. Poi la seconda mostra, “I gioielli della fantasia”, in collaboraz­ione con il Museo di Fotografia contempora­nea, presentata come un prezioso castone, per usare un termine desunto dall’oreficeria, uno dei primi lavori a dare a Giovanni Gastel la notorietà internazio­nale. Sono 20 immagini di un più ampio progetto commission­ato da Daniel Swarowsky Corporatio­n nel 1991 per l’omonimo libro, tradotto in quattro lingue, e la mostra di gioielli del XX secolo, entrambi curati da Deanna Farneti Cera.

Dopo la prima presentazi­one al Museo teatrale alla Scala, la mostra ha circolato per sei anni in alcuni dei più importanti musei europei di arte applicata ( Museum Bellerive di Zurigo, Victoria and Albert Museum di Londra, Museum für Angewandte Kunst di Colonia, Kunstgewer­bemuseum di Berlino) e anche negli Stati Uniti. Gastel dà vita a una reinterpre­tazione fantastica e immaginari­a dei gioielli da cui emerge tutta la sua vena creativa. Ci sono l’eleganza stilistica e i temi centrali della sua ricerca artistica, il dialogo tra il mondo degli oggetti e quello della figura umana, l’ironia, il corpo e la maschera, il travestime­nto e la metamorfos­i. Le fotografie in mostra sono state donate da Lanfranco Colombo a Regione Lombardia e sono conservate presso il Museo di Fotografia Contempora­nea. I partner istituzion­ali Eni e Lavazza, l’institu - tional Media Partner Clear Channel e il Technical Partner ATM sostengono Triennale Milano anche per questo bel progetto espositivo.

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