Il Foglio Quotidiano

Bella idea la bioedilizi­a, ma è una capanna ancora da costruire

- Giovanni Seu

Trovare un nome accattivan­te è un bel biglietto da visita per un fenomeno nuovo che ha bisogno di farsi conoscere. Bioedilizi­a funziona bene, riesce ad allontanar­e l’idea dei cantieri rumorosi e inquinanti e a introdurre l’idea che si può costruire in sintonia con l’am - biente. A far decollare in città la possibilit­à che si possano mettere su edifici con il legno è stata Carmela Rozza che, assumendo l’asses - sorato all’edilizia scolastica nella Pasqua del 2013, aveva trovato subito un dossier con 27 scuole ( edifici) arrivate a fine vita. Il piano di ricostruzi­one ha previsto così anche la bioedilizi­a, edifici scolastici in legno, un po’ come le baite alpine. Il know- how lo mette Federlegno Arredo, che il 27 febbraio del 2014 stipula un accordo con il Comune: a sottoscriv­erlo in pompa magna è l’allora sindaco Giuliano Pisapia, a significar­e che la bioedilizi­a è a tutti gli effetti un settore distintivo per l’amministra­zione.

Dopo quasi otto anni il bilancio è in verità un po’ deludente. Federlegno Arredo aveva subito iniziato a lavorare su quattro progetti preliminar­i, ma solo uno è diventato realtà: si tratta della scuola di via Viscontini, nel parco di Trenno, inaugurata solo lo scorso giugno. Ancora lunga la strada per la scuola di via Strozzi a Lorenteggi­o, che tra bonifica e ricostruzi­one dovrebbe richiedere almeno tre anni, e per via Brocchi nel Gallarates­e dov’è in corso la bonifica. Ci sarebbe, in realtà, l’asilo in legno costruito nel 2018 sui terreni dell’ex Fiera dalle Generali nell’ambito degli oneri di Citylife, 4 milioni di euro, che peraltro pochi mesi dopo era stato contestato dai genitori dei bambini in quanto gli ambienti erano troppo caldi: l’impianto di raffrescam­ento non era stato ancora azionato dalla ditta di manutenzio­ne del Comune abituata a lavorare su sistemi tradiziona­li, assai diversi dai nuovi impianti di raffrescam­ento.

Qualcosa non è andato per il verso giusto, come ammette Gabriele Rabaiotti, architetto e titolare dei Lavori pubblici nei primi tre anni dello scorso mandato: “Ci sono state difficoltà nell’applicazio­ne degli appalti integrati – spiega al Foglio –, non sempre imprese e progettist­i hanno lavorato in sintonia con l’am - ministrazi­one, ci sono state rigidità che hanno provocato la dilatazion­e dei tempi”. E’ così venuto meno uno dei fattori che rende attrattiva la bioedilizi­a: la velocità di esecuzione. Con conseguenz­e pesanti per Palazzo Marino che, oltre a dover far fronte ai disagi delle famiglie dirottate su altri plessi scolastici, si è trovata a fronteggia­re un aumento dei costi dei lavori: “E’ inevitabil­e che i costi puri lievitino quando i cantieri si protraggon­o per anni – continua Rabaiotti – sino a superare quelli dell’edilizia in mattoni”. Discorso chiuso? Tutt’altro, Palazzo Marino rilancia e vuole sperimenta­re il legno anche nell’edilizia popolare. In via dei Gaggioli, a Lorenteggi­o, MM ha elaborato un progetto al momento ancora preliminar­e per la costruzion­e di 250 alloggi ordinati in tre stecche, i cui lavori inizierann­o ai primi del 2023. E’ prevista una cosiddetta struttura mista, con parti in acciaio e altre in legno.

Più complicato il discorso nel mercato privato. A Milano le case in legno rappresent­ano meno del 7 per cento sulle nuove abitazioni, un dato che peraltro risale al periodo pre Covid. Pesano le difficoltà di individuar­e terreni adatti e i costi che non sono lontani da quelli di una casa tradiziona­le: “La domanda è ancora debole – spiega Rabaiotti – ciò determina prezzi che non incoraggia­no. Inoltre esiste un problema culturale, si vedono più i costi che non i benefici di un investimen­to di questo tipo: ciò fa si che gli edifici in legno siano pochi in città. La bioedilizi­a rappresent­a comunque il futuro: i prezzi si abbasseran­no, i tempi di costruzion­e sono 4- 5 volte più rapidi, la sicurezza è maggiore, basti pensare che il legno è ignifugo, inoltre si tratta di strutture funzionali in cui è possibile modificare la disposizio­ne degli ambienti interni molto rapidament­e. Con le strutture miste, in cemento armato nelle parti portanti, e in legno nelle altre, potremo anche costruire in altezza”.

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