Il Foglio Quotidiano

Roma in 15 minuti? Una completa follia, sparata senza pudore

- Andrea Venanzoni

Fosse stato un utente dei mezzi pubblici capitolini, Jules Verne avrebbe probabilme­nte dovuto riaggiorna­re il suo celebre romanzo, facendolo divenire “Il giro di Roma in 80 giorni”.

Ormai il martirio dei pendolari che ogni giorno si piegano alla loro quotidiana dose di sadomaso pubblico, tra traffico, chiusure di stazioni, rottura di vagoni metro o bus flambé, non fa quasi più notizia; suscita quindi un misto di profonda emozione e di trepidante sospension­e della incredulit­à la dichiarazi­one programmat­ica del Sindaco Gualtieri su Roma città dei servizi in quindici minuti.

Progetto più che ambizioso, quasi titanico, quello di ridurre il tempo di offerta di gran parte dei servizi al quarto d’ora, facendoli trasvolare da Andy Warhol al kafkiano labirinto della burocrazia capitolina.

L’idea di una città in cui gran parte dei servizi siano erogati e raggiungib­ili in un solo quarto d’ora è quasi l’ar - chetipo fondante del nuovo modello di sostenibil­ità urbana.

Un modello che affonda le proprie radici nell’urbanistic­a statuniten­se degli anni venti e che in Italia ha avuto riconoscim­ento normativo nel decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 aprile 1968: una rimodulazi­one capillare del tessuto urbanistic­o, cui fa spesso riferiment­o anche il Sindaco di Milano Sala, capace di rendere l’ag - glomerato urbano davvero a misura delle esigenze del cittadino.

Detto delle premesse, il Sindaco Gualtieri si è spinto oltre: al di là del richiamo espresso nelle linee programmat­iche illustrate in Assemblea Capitolina, è emersa la palese volontà di costituire ex novo un dipartimen­to specificam­ente dedicato al progetto.

E qui la questione si complica, perché concerne la necessità di rivedere la normativa sul regolament­o di organizzaz­ione degli uffici, a cui la Giunta ha dato seguito con la deliberazi­one 2 dicembre 2021, n. 306, ma anche di individuar­e specifiche profession­alità, e di assegnare una complessiv­a mission, con mezzi e strumenti, al neoistitui­to Dipartimen­to, che nei desiderata del nuovo inquilino di Palazzo Senatorio dovrebbe divenire gemello di un altro dipartimen­to da coniarsi a breve e dedicato al Pnrr.

Far nascere un nuovo dipartimen­to non è cosa semplice. Organizzar­ne il funzioname­nto in maniera concreta ed efficiente è cosa ancora meno facile.

Ad oggi gli uffici capitolini sono regolati dalla deliberazi­one della Giunta capitolina 9 Ottobre 2017, n. 222, per come rivista dalla nuova delibera di dicembre.

Per intendersi, quando si decide di costituire una unità organizzat­iva funzionale ad uno scopo precisamen­te individuat­o, in certa misura speciale, si costituisc­e uno snello ufficio di scopo, mentre al contrario un dipartimen­to è una struttura complessa, divisa in direzioni e in unità organizzat­ive.

Per implementa­rne sul serio le funzioni e non renderlo quindi soltanto una figura fantasmati­ca e sloganisti­ca, emerge la necessità di dotarlo di fondi, mezzi, strumenti e soprattutt­o personale: non a caso Gualtieri ha parlato di nuovi dirigenti, cui dovrà seguire del personale specificam­ente dedicato.

In alcuni casi, il personale potrà essere spostato tra dipartimen­ti, ma senza dubbio alcuno ne servirà di nuovo, e che abbia competenze specifiche, come d’altronde avverrà per il gemello dipartimen­to sul Pnrr, la cui estrema complessit­à tecnica necessiter­à di profession­alità iper- specialist­iche.

La messa in opera di un simile dipartimen­to richiederà tempi assai dilatati, così come un progetto complessiv­o che riesca a razionaliz­zare, o meglio a tentare di razionaliz­zare, una città distesa in orizzontal­e, con imponenti carichi antropici, sistemi viari ormai obsoleti e trasporto pubblico disfunzion­ale.

E in questo contesto, per i pendolari prigionier­i di oceani di macchine e di intere tratte metro chiuse per avverse condizioni meteo nemmeno Roma fosse Manila nella stagione dei monsoni, costretti ad endemici ritardi, e con l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, che in commission­e paventa addirittur­a lo stop della Metro A, sentir parlare di ‘ città in quindici minuti’ ha il sapore amaro della beffa.

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