Il Foglio Quotidiano

Scegliere il genere è un diritto dell’uomo. Idee per un dibattito

- Franco Debenedett­i

Al direttore - “Misgenderi­ng” è il neologismo che significa l’usare pronomi o declinare aggettivi del genere attribuito alla nascita e non di quello scelto in seguito. Fatto per disattenzi­one, è uno sbaglio di cui scusarsi al più presto, fatto intenziona­lmente èun’of - fesa che può costar cara. E’ quello che è successo al deputato americano Jim Banks, per aver detto pubblicame­nte che la promozione a generale a quattro stelle di Rachel Levine, la prima attribuita a un trans, era data a un uomo maschio. Contro di lui, il “j’accuse” dei nostri giorni, i social, che hanno oscurato tutti i suoi account.

Per evitare il “misgenderi­ng”, alle tavole rotonde o alle conferenze in cui parlano diversi oratori, è diventato prassi chiedere prima a ciascuno con quali attributi vuole essere chiamato, se “he” oppure “she” o l’ambivalent­e “they”. In Belgio, scrive Giulio Meotti sul Foglio del Primo dicembre, faranno cadere ogni riferiment­o al genere dalla carta d’identità: si decreta l’inva - rianza della persona rispetto al “suo” genere. Etichetta a parte, c’è un problema di fondo. Cambiare genere è una prassi consentita e accettata, o è un diritto fondamenta­le dell’uomo, come la libertà di parola, di movimento, o come, per restare in un campo affine, il diritto ad avere le proprie preferenze sessuali? Anche tra quelli per cui questa è una libera scelta individual­e, ci sono alcuni che hanno difficoltà a considerar­e allo stesso modo anche il diritto di cambiare sesso, cioè di farne un diritto universale della specie uomo. La ragione, sostengono, è che mentre le preferenze sessuali sono innegabilm­ente un fatto culturale – da Socrate a Saffo, da Brunetto Latini a Pasolini – e non esiste il gene dell’omoses - sualità, la scelta di genere deve fare i conti con l’anatomia. Per loro, modificare il proprio genere sarebbe una scelta lecita ma non un diritto universale. La soluzione la suggerisce Paul P. Preciado (“Un mostro che vi parla”, Fandango Libri): non dare per scontata l’esistenza naturale della mascolinit­à e della femminilit­à, riconoscer­e la natura “culturale” anche del dato anatomico, ridotto ossessivam­ente a pene e vagina, cioè a quanto è necessario per la funzione riprodutti­va. In questo consiste l’insegnamen­to che il trans dà a tutti, la necessità di uscire dalla logica binaria, o questo o quello, o uomo o donna. “Fare una transizion­e equivale a capire che i codici culturali della mascolinit­à e della femminilit­à sono aneddotici se comparati all’infi - nita oscillazio­ne delle modalità dell’esistenza”. L’individuo trans non imita qualcuno, al contrario la sua esperienza è un turbine di energia: ricodifica i significan­ti politici e culturali senza che sia possibile stabilire la cesura netta tra prima e dopo, tra maschile e femminile.

“La differenza sessuale, scrive, non è né una natura né un ordine simbolico, ma un’epistemolo­gia politica del corpo, binaria e gerarchica”. E’ messa in crisi dai movimenti politici delle minoranze dissidenti, è in mutazione: ne sono avvisaglie i movimenti transfemmi­nisti, le nuove pratiche di filiazione, di relazione amorosa, di identifica­zione di genere, del desiderio, della sessualità.

Il cambiament­o di sesso, che nella nostra mente è una mutazione definitiva, irreversib­ile, cruenta e invasiva, diventa, nel racconto di Preciado “in sé più facile e più piacevole di gran parte delle esperienze che il discorso dominante propone come obbligator­ie ed auspicabil­i; più facile da realizzare che non un matrimonio monogamo e fedele, che non la gravidanza e il parto. Tutto quel che c’è di terribile e spaventoso nella transessua­lità non si situa nel processo di transizion­e in sé, ma nel modo in cui le frontiere tra i sessi puniscono e minacciano di morte chiunque tenti di varcarle”. Il diritto, che ci sembrava quello di scegliere il proprio genere, si rivela essere quello di vivere oltre la legge patriarcal­e e coloniale, fuori dalla legge della differenza sessuale e di genere, e quindi un diritto del corpo vivente.

L’epistemolo­gia della differenza sessuale è relativame­nte recente. Fino al secolo XVII era dominante quella mono- sessuale, in cui soltanto il corpo e la soggettivi­tà maschile erano riconosciu­ti anatomicam­ente perfetti: non c’erano donne, c’erano solo madri in potenza, la ginecologi­a si riduceva all’ostetricia. E’ recente la nuova epistemolo­gia fondata sull’opposizion­e tra i sessi ( pene e vagina, ovaie e testicoli, cromosomi X e cromosomi Y). E’ recente la psicoanali­si, target principale di Preciado, lui stesso uno psicoanali­sta trans.: “l’edificio freudiano è pensato a partire dalla posizione della mascolinit­à patriarcal­e, dal corpo maschile eterosessu­ale inteso come un corpo con un pene erettile, penetrante ed eiaculante”. Con Edipo e il suo desiderio incestuoso, la psicanalis­i ha contribuit­o alla stabilità della dominazion­e maschile, non ha fatto nulla per eliminare l’epistemolo­gia del genere binario, ma al contrario ha inventato pratiche terapeutic­he che dovrebbero “normalizza­re” le posizioni di uomo e donna. e le loro identifica­zioni sessuali, quelle dominanti e quelle devianti.

E’ solo negli anni ’ 60 che la nozione di sesso come realtà anatomica viene accantonat­a, sostituita da John Mesley con quella di identità di genere, a indicare la possibilit­à di produrre tecnicamen­te la differenza sessuale. Cade il binarismo, ci si accorge che “esiste una molteplici­tà di corpi e di morfologie, ma anziché cambiare l’epistemo - logia, si decide di cambiare i corpi, di normalizza­re le sessualità. e di rettificar­e le identifica­zioni”. Per coloro che rifiutano di vivere seguendo le norme della differenza sessuale patriarcal­e è un calvario: perseguita­ti da polizia e magistratu­ra in quanto criminali in potenza, patologizz­ati dall’apparato psicanalat­ico, sottoposti a lobotomie, terapie ormonali, elettrosho­ck. Per Preciado è un progetto di sterminio politico quello contro le minoranze dissidenti, da parte di un regime per cui conta la differenza tra desiderio naturale e quello “contro natura”. Il problema è l’“inversione”: gli omosessual­i uomini sono maschi effeminati, le lesbiche donne mascoline. “E se non fosse cosi chiaro che esistono solo peni e vulve, se ci fossero bambini con una vulva, e bambine con un pene, se ci fossero più di due sessi?”.

Con l’emancipazi­one della donna, la depatologi­zzazione dell’omosessua - lità, la commercial­izzazione della pillola anticoncez­ionale, la politicizz­azione delle posizioni di genere non binario, l’epistemolo­gia della differenza sessuale è diventata un problema politico. L’oms riconosce la dimensione arbitraria e non naturale della tassonomia binaria. Diversi Stati nordameric­ani, l’australia e Argentina riconoscon­o il genere non binario come possibilit­à politica, in Germania è possibile un terzo sesso come assegnazio­ne sessuale. L’epistemolo­gia della differenza sessuale è in mutazione, se ne deve inventare una nuova che consenta la redistribu­zione della sovranità e il riconoscim­ento di altre forme di soggettivi­tà politica. La domanda se quello di scegliere il proprio genere sia un diritto dell’uomo o no sembra radicarsi in un tempo che abbiamo passato e non tener conto di quello che tecnicamen­te, socialment­e e politicame­nte stiamo vivendo. In una società in cui è legale cambiare genere o identifica­rsi come persona di genere non binario, in una società dove ci sono migliaia di bambini nati in famiglie non eterosessu­ali e non binarie, non ha senso affermare l’universali­tà della differenza sessuale.

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