Il Foglio Quotidiano

A KYIV C’È UN GRAN TRENO CHIAMATO OCCIDENTE

Draghi porta con sé Macron e Scholz sul sostegno all’ucraina nell’ue. Contro la “pace forzata”

- Paola Peduzzi

Milano. Al centotredi­cesimo giorno di guerra, Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz sono andati a Kiyv a incontrare Volodymyr Zelensky – con loro c’era anche il presidente romeno Klaus Iohannis, ma per lui, a differenza dei suoi colleghi, questa non era la prima volta. I tre leader dell’europa occidental­e – c’è una distinzion­e evidente tra l’europa dell’est e quella dell’ovest, la prima è la più battaglier­a: l’unica eccezione è l’ungheria – erano attesi nella capitale ucraina con la preoccupaz­ione di dover subire pressioni sull’accettare condizioni che di fatto non salvano l’ucraina dall’aggression­e russa.

Draghi, Macron e Scholz hanno fugato molti dubbi: la visita a Irpin, dove le tracce della brutalità dell’esercito di Vladimir Putin sono ovunque e dove non è possibile credere ai termini anestetici con cui abbiamo preso a definire questa guerra sanguinosi­ssima, ha reso chiaro, se ce ne fosse bisogno, qual è il compito dell’europa. “Deve avere lo stesso coraggio che ha avuto Zelensky”, ha detto Draghi, che ha escluso “una pace forzata” che “non è realistica” e porta “a nuovi conflitti”. Il premier ha detto che il presidente ucraino non ha chiesto armi, ma “l’integrità territoria­le” è la premessa ai negoziati, anche se “non si vedono margini o forse non li vedo io”, ha aggiunto, ricordando però che è in corso “un’iniziativa diplomatic­a mondiale che non c’era un mese fa”. Il coraggio è (anche) accogliere l’ucraina nel consesso europeo: l’italia era già a favore, ora dicono di esserlo anche Francia e Germania, le riluttanti.

Draghi ha ribadito che l’italia “vuole l’ucraina nell’ue, vuole che abbia lo status di candidato e sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio europeo” previsto per il 23 e il 24 giugno. Anticipand­o le solite recriminaz­ioni sulle lungaggini europee, il presidente del Consiglio ha detto: “Zelensky sa che è una strada da percorrere, non solo un passo”. Macron, che aveva fatto circolare un documento sulla sua “Comunità politica europea” (che rischia di fare la fine dell’unione del Mediterran­eo di Nicolas Sarkozy) e che frena sempre sull’allargamen­to, ha detto che “tutti e quattro i nostri paesi sosterrann­o lo status di candidato dell’ucraina e nei prossimi giorni costruirem­o l’unanimità dei 27”. Mentre i leader europei arrivavano a Kyiv con il treno della notte, un consiglier­e di Macron aveva detto alla Cnn che la Francia vuole “una vittoria totale con la restaurazi­one dell’integrità territoria­le su tutti i territori conquistat­i dai russi, compresa la Crimea”, e c’erano stati non pochi sussulti: dal non umiliare Putin e accettare compromess­i territoria­li l’eliseo è passato a chiedere non il ripristino della situazione pre invasione, ma pre 2014. Macron ha spiegato durante la conferenza stampa: “Le modalità della pace non saranno decise che dall’ucraina e dai suoi rappresent­anti. Francia e Germania non negozieran­no mai con la Russia alle spalle dell’ucraina”. Molti hanno commentato lo sguardo tra Macron e

Zelensky mentre si stringevan­o la mano per la prima volta: parevano sospettosi. Ma Macron ha inviato sei obici Caesar (a lungo raggio) e ha detto che l’ucraina deve “poter resistere e vincere” e che il suo sostegno è “senza ambiguità”.

Anche il sostegno della Germania all’adesione ucraina è una vittoria del traino di Draghi. Come per Macron è stato coniato un verbo che vuol dire: far telefonate inutili, per Scholz ce n’è uno che significa: fare promesse che non puoi del tutto mantenere. Il cancellier­e tedesco ha una posizione piuttosto confusa, ha fatto grandi annunci anche dal punto di vista militare ma al momento soltanto il 35 per cento di quel che ha promesso è arrivato a destinazio­ne, ed esercita un freno consistent­e sull’embargo energetico. Soprattutt­o Scholz dice che l’ucraina non deve perdere ma ha più difficoltà nel dire che deve vincere, ma questa sua visita e l’appoggio alla candidatur­a dell’ucraina nell’ue marcano un cambiament­o anche nel suo approccio.

Ora che l’appartenen­za di Kyiv alla famiglia europea è stata dichiarata, serve convincere il resto dell’ue. Ma serve anche sbloccare i porti (sotto l’egida dell’onu: Draghi chiederà una road map per evitare una carestia mondiale), indagare sui crimini commessi dai russi, ricostruir­e tutto e riconoscer­e che l’ucraina non è soltanto un candidato a entrare in Europa: la sta un po’ facendo, questa Europa.

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