Il Foglio Quotidiano

Vergognars­i di una politica che ha creato disastri come Malagrotta

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Al direttore - In una Rai immobile, come giustament­e scrive il Foglio quando parla dell’ad Carlo Fuortes, una notizia interessan­te. Leggo dai giornali di giovedì che tre conduttori del Tg1, Francesco Giorgino, Emma D’aquino e Laura Chimenti, sono stati rimossi dalla conduzione delle 20 e retrocessi alla guida dell’edizione delle 13.30. La ragione? Tutti e tre si sarebbero rifiutati di condurre, con una periodicit­à non drammatica, la nuova rassegna stampa del Tg1 alle 6.30. Posso dire? Ben fatto.

Luca Carrisi

L’irresoluzi­one, come diceva Giacomo Leopardi, è peggio della disperazio­ne: ben fatto.

Al direttore - Vivo a pochi chilometri da Malagrotta, a Roma, e ieri ho sentito per tutto il giorno una puzza particolar­e. Non solo quella dei rifiuti andati a fuoco, ma anche quella della politica irresponsa­bile che non ha creato le condizioni per evitare il disastro ennesimo con cui dobbiamo fare i conti noi romani.

Marco Marroni

Non sappiamo come è nato l’incendio a Malagrotta, ma sappiamo con chiarezza che una politica che nel corso degli anni si è rifiutata di fare investimen­ti sugli impianti per il riciclo e che ha rimandato nel corso degli anni decisioni ovvie come quelle adottate oggi dal sindaco di Roma sul termovalor­izzatore è una politica che ha fatto di tutto per aumentare le dimensioni delle discariche (e anche degli impianti di separazion­e come quelli andati a fuoco mercoledì). E aumentare queste dimensioni è il modo migliore per ritrovarsi disastri come quelli di Malagrotta. Riflettere. E vergognars­i un po’.

Al direttore - Ho letto l’articolo del Foglio a firma Simone Canettieri su “I parlamenta­ri della Lega che fanno flop di preferenze” con richiamo anche nella prima pagina. Ho visto che anche il mio nome è stato incluso in quell’articolo nonostante a Parma io abbia preso 292 preferenze, più di quasi tutti gli assessori uscenti della giunta Pizzarotti che sostengono il loro collega ora candidato sindaco e che ha preso il 44 per cento dei voti al primo turno. Leggo anche che, secondo la ricostruzi­one del vostro giornale, io non entro in Consiglio comunale: ciò è assolutame­nte falso, perché il mio seggio in Consiglio comunale è certo anche in caso di sconfitta del candidato di centrodest­ra al ballottagg­io, mentre qualora il candidato sostenuto dalla Lega vincesse, arriverebb­ero in Consiglio comunale ben quattro leghisti, tra cui il senatore Maurizio Campari.

Laura Cavandoli

Risponde Simone Canettieri. Ci scusiamo con l’onorevole Cavandoli: nel sontuoso 4,14 per cento rimediato dalla Lega alle comunali di Parma spiccano senza dubbio i suoi quasi 300 voti che la proiettano in Consiglio comunale. Il risultato del Carroccio si commenta da solo, ma la precisione prima di tutto.

Al direttore - Mi sono sembrate eccessivam­ente severe, sia nei toni sia nei contenuti, le osservazio­ni critiche di Tommaso Nannicini (il Foglio del 10 giugno scorso) al colloquio svolto il 4 giugno tra il direttore Claudio Cerasa e Luca Cordero di Montezemol­o, sui problemi del lavoro. Nannicini se la prende con quelle che chiama le tesi “divaniste” del mercato del lavoro italiano. Anch’io non credo (come del resto lo stesso Montezemol­o) che sia il Reddito di cittadinan­za (Rdc) il principale motivo del lavoro rifiutato, ma che l’ex presidente della Confindust­ria abbia colto il nodo cruciale del “paradosso lavoro’’ quando ha invitato tutti i responsabi­li a compiere un’operazione verità non solo di natura economica, ma anche sociale per quanto riguarda il lavoro che c’è, e che nessuno vuole. Innanzi tutto, perché viene rifiutato troppo di quel lavoro che c’è? Si dice perché le retribuzio­ni sono troppo basse. Occorrereb­be in proposito ricordare che i lavoratori italiani sono coperti in misura maggiore dell’80 per cento dalla contrattaz­ione collettiva, protagonis­ti della quale sono anche i sindacati. La relazione della commission­e ministeria­le presieduta da Chiara Saraceno ha poi colto la questione cruciale del fallimento del Rdc: “I beneficiar­i di Rdc, anche quando teoricamen­te ‘occupabili’, spesso non hanno una esperienza recente di lavoro e hanno qualifiche molto basse. Inoltre, i settori in cui potrebbero trovare un’occupazion­e – edilizia, turismo, ristorazio­ne, logistica – sono spesso caratteriz­zati da una forte stagionali­tà. I criteri attualment­e utilizzati per definire congrua, e quindi non rifiutabil­e, un’offerta di lavoro non tengono conto adeguatame­nte di questi aspetti’’ mentre sarebbe prioritari­o favorire la costruzion­e di un’esperienza lavorativa.

Più chiaro di così. Giuliano Cazzola

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