Il Foglio Quotidiano

Fino a dove sono accettabil­i il racconto e il commento sulla bambina uccisa dalla madre?

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Cara Annalena Benini, vorrei sapere che cosa c’è di giusto e accettabil­e nel trattament­o che le television­i ma anche i giornali e i siti internet hanno riservato al caso spaventoso della bambina di Palermo, Elena, uccisa da sua madre. Ho letto e visto cose raccapricc­ianti, in nome del fatto che la cosa più raccapricc­iante del mondo era accaduta di nuovo e che bisognava commentarl­a. Ho visto disegni paragonabi­li ai plastici della casa di Cogne. Ho letto descrizion­i della bambina che indugiavan­o sul suo povero corpicino. Ho letto interviste da reality show ai nonni e in generale ho sentito che bisognava esserci, dire, commentare e spiegare tutto nei dettagli. Scomodare Medea e tutte le tragedie greche. Dire tutti quanto è terribile, spaventoso, indicibile, eppure dirlo continuame­nte. Ho una figlia anch’io, suppergiù di quell’età, che va all’asilo e che quando esce mi tende le braccia, certo che sono sconvolto, anzi sono distrutto, ma che senso ha tutto questo, che rispetto ha, che cosa aggiunge, che cosa consola? Forse il nostro, anzi il vostro ego. Non so che cosa sarà di quella donna, non lo voglio sapere, non voglio né starle addosso né starle accanto, non voglio rivivere gli ultimi minuti di vita della bambina. L’altro mio figlio, più grande, dice sempre una frase che di solito non mi piace: anche meno. Anche meno, papà. Anche meno, ha ragione lui. Anche niente, stavolta.

Luigi Lombardi

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