Il Foglio Quotidiano

Gli ebrei temono un’altra “cortina di ferro” e lasciano la Russia

- Giulio Meotti

Roma. La fuga in Israele del rabbino russo Pinchas Goldschmid­t è soltanto l’inizio. Gli ebrei russi temono una nuova “cortina di ferro” e stanno facendo le valigie. “Il novanta per cento dei giovani ebrei nelle nostre comunità sono fuori dalla Russia o vogliono andarsene”, ha detto uno dei leader della comunità ebraica russa al Jerusalem Post. “Non vedono futuro in Russia”. Un anziano rabbino dell’europa occidental­e, che ha profondi legami con le comunità russa, ha detto: “La comunità ebraica ucraina è finita. Finita. La grande domanda è: anche la comunità ebraica russa andrà in pezzi? Almeno 100 mila ebrei se ne andranno”. Ci sono circa 150 mila ebrei in Russia e 43 mila in Ucraina. “Molti sono già fuggiti nelle comunità intorno alla Russia: Armenia, Azerbaigia­n, Georgia, Estonia, Lettonia e altri paesi”.

In Israele arrivano di continuo. “La mappa ebraica dell’europa orientale cambierà molto nei prossimi anni”, afferma una figura di alto livello dell’agenzia ebraica. “La comunità ebraica in Russia come la conoscevam­o all’inizio del 2022 non sarà più la stessa”, dice un leader della comunità ebraica da un appartamen­to in una città nel centro di Israele. “Si sta letteralme­nte sgretoland­o”. Non vuole parlare pubblicame­nte, dal momento che intende tornare in Russia.

Negli ultimi trent’anni tra il 60 e il 70 per cento dei membri della comunità ha lasciato o intende lasciare la Russia. “Quelli nella comunità che sono ricchi se ne sono già andati dalla guerra per la Crimea del 2014”, dice un altro leader ebraico russo in una chiamata Zoom da una località sconosciut­a dell’europa occidental­e. “Tra i giovani ebrei, più dell’80 per cento è già partito”. Secondo i dati del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano (Nsc), un totale di 8.371 immigrati ebrei ucraini sono arrivati in Israele tra il 24 febbraio e l’8 aprile. 12.593 russi sono arrivati come immigrati nello stesso periodo, un aumento drammatico rispetto ai 7.700 russi sbarcati in Israele nell’intero 2021. Anche la piccola comunità ebraica di Yerevan, in Armenia, in pochi giorni ha visto l’arrivo di duecento ebrei dalla Russia.

Mark Oigman, un ebreo moldavo che è l’amministra­tore delegato di Smartgen, una società israeliana che aiuta i nuovi ebrei a ottenere la cittadinan­za israeliana, dice che dalla fine di febbraio sono arrivati quarantami­la ebrei russi e ucraini, di cui più di cinquemila sono milionari.

Già negli anni Sessanta gli ebrei sovietici erano arrivati in Israele. Dal 1990 Israele ha pagato 60 milioni di dollari in contanti alla Romania in 22 anni per “comprare” 120 mila ebrei rumeni e farli emigrare. Medici e ingegneri erano gli acquisti più costosi per Israele. La più grande ondata di arrivi è iniziata alla fine del 1989, quando l’unione Sovietica ha iniziato a sgretolars­i. Da allora fino al 2010, Israele ha assorbito un milione di immigrati dalla Russia. Israele è diventata, come si disse al tempo, la “16esima repubblica dell’unione Sovietica”. Per usare il titolo di un libro, fu “The Million That Changed The Middle East”. Quegli ebrei formarono un potente blocco che rimodellò Israele socialment­e, demografic­amente ed economicam­ente. Tre quarti degli arrivi avevano titoli universita­ri – il doppio del livello israeliano – e il 90 per cento proveniva da grandi città internazio­nali come Mosca, San Pietroburg­o e Kyiv. Il loro enorme potere di voto ha cambiato il tradiziona­le equilibrio sinistra-destra in Israele, a favore della seconda. La guerra in Ucraina potrebbe mettere fine a quel che resta dell’antichissi­ma comunità ebraica russa.

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