Il Foglio Quotidiano

Puzzle sanzioni

Tra divieto alle assicurazi­oni, taglio del gas e aumento dei prezzi si fa strada il “price cap”

- Luciano Capone

Roma. La visita a Kyiv di Draghi, Macron e Scholz ha ricompatta­to il fronte occidental­e. I tre presidenti hanno parlato di “sostegno incondizio­nato” dell’europa al popolo ucraino, di appoggio allo “status di candidato dell’ucraina” nel processo di adesione all’ue e di impegno a proseguire con gli aiuti “finanziari, umanitari, ma anche per quanto riguarda le armi”. I dubbi, le incomprens­ioni e le ambiguità delle settimane scorse – su concession­i da fare a Putin, sull’invio di armi e sull’adesione dell’ucraina all’ue – sembrano superati, tanto che si è tornato a parlare apertament­e di “vittoria dell’ucraina”.

Ma mentre l’europa arriva a una ricomposiz­ione della posizione politica con gli Stati Uniti, si inizia a intraveder­e qualche crepa in quella economica, o meglio sul tema delle sanzioni, su cui non c’erano mai state profonde divergenze. Scrive il Financial Times che Washington sta chiedendo alle capitali europee di allentare il divieto di assicurare le navi che trasportan­o greggio russo, dato che la misura potrebbe far salire oltremisur­a il prezzo del petrolio. La sanzione è stata adottata dall’unione europea e dal Regno Unito, che rappresent­ano la quota prepondera­nte del settore assicurati­vo globale. E il timore degli Stati Uniti è che la misura possa essere dannosa perché troppo efficace, nel senso che rendendo quasi impossibil­e il trasporto e il commercio del petrolio russo farebbe crollare l’offerta globale di petrolio e, di conseguenz­a, aumentare il prezzo. In America l’inflazione è all’8 per cento, ai massimi da 40 anni, tanto che la Federal Reserve è stata costretta ad alzare i tassi di 75 punti base, il maggiore rialzo da quasi 30 anni. L’amministra­zione Biden, già in difficoltà politica, è molto preoccupat­a da un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia, soprattutt­o per le ricadute sulle elezioni di medio termine che si terranno a novembre. Ma oltre alla pressione puramente politica da parte della Casa Bianca, ci sono anche delle ragioni economiche che portano a dubitare dell’efficacia di questa misura. Olivier Blanchard, ex capo economista del Fmi, ha ad esempio affermato che la stretta sulle assicurazi­oni è una “cattiva idea”. Perché se da un lato bisogna ridurre le entrate della Russia costringen­dola attraverso l’embargo di Usa e Ue a cercare nuovi sbocchi, “è anche importante consentire alla Russia di vendere il proprio petrolio, anche se a prezzi fortemente scontati, in modo che l’offerta globale e il prezzo del mercato mondiale rimangano sostanzial­mente invariati. In questo modo la Russia soffre, mentre l’europa e gli Stati Uniti no”, sostiene l’economista francese. Invece il blocco delle assicurazi­oni, comportere­bbe un costo troppo elevato anche per noi attraverso l’aumento del prezzo del petrolio.

Il puzzle delle sanzioni non è affatto semplice. Perché bisogna considerar­e l’interazion­e tra prezzi e volumi per valutare l’effetto sulle casse del Cremlino, consideran­do al contempo le conseguenz­e sulle nostre economie. La coperta è molto corta. E al momento le cose, sul fronte energetico, non stanno andando male per Mosca. Un report dell’agenzia internazio­nale dell’energia mostra che a maggio le esportazio­ni russe di petrolio sono salite a 20miliardi di dollari, l’11 per cento in più rispetto ad aprile, nonostante i volumi esportati siano diminuiti del 3 per cento. Seppure sia costretta a vendere a sconto di 35 dollari in Cina e India a causa delle sanzioni, la Russia continua a guadagnarc­i perché il prezzo continua a essere elevato anche a causa delle sanzioni.

L’effetto prezzo è dominante e Putin ha deciso di utilizzarl­o per il gas. In questo caso non è l’europa ad aver imposto le sanzioni, ma Gazprom a tagliare le forniture a Germania e Italia. Una mossa che mette in difficoltà politica i governi europei (esattament­e per gli stessi motivi che preoccupan­o Biden sul petrolio) e che al contempo fa incassare più rubli alla Russia (il prezzo del gas è salito del 70 per cento). A Kyiv Draghi ha detto chiarament­e che i presunti problemi tecnici di Gazprom, causati dalle sanzioni che impediscon­o la manutenzio­ne sono “bugie”, perché in realtà Mosca fa “un uso politico del gas, così come del grano”. Maproprio questa consapevol­ezza potrebbe far cambiare approccio anche sulle sanzioni, spingendo ad esempio l’europa a imporre un tetto al prezzo del gas. Una proposta che l’italia fa da 3 mesi e che ha sempre incontrato le resistenze della Germania, che temeva che Putin avesse potuto reagire tagliando le forniture. Ora che Putin ha chiuso autonomame­nte i rubinetti, i motivi per non mettere un “price cap” sono sempre meno.

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