Il Foglio Quotidiano

Monopoli mascherati da diritti acquisiti. Appunti per l’antitrust del futuro

- Stefano Cingolani

Treviso. L’italia non è un paese per la concorrenz­a e questo è noto. Ma chiedere il golden power per gli stabilimen­ti balneari come è stato fatto in parlamento, supera i limiti del buon senso non solo della buona politica. D’accordo, è la variante nazional-populista di una tendenza più ampia: prima la crisi della globalizza­zione, poi la pandemia e ora la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, hanno esasperato ovunque una spinta al protezioni­smo che ha intaccato i pilastri sui quali si regge “il gioco dello scambio” come lo ha chiamato Fernand Braudel (così non diciamo libero mercato e sfuggiamo alla lapidazion­e su pubblica piazza). Alla 15esima conferenza sull’antitrust organizzat­a da Enrico Raffaelli presidente della Commission­e di diritto della concorrenz­a dell’uae (Union des Avocats Européens) e aperta ieri a Treviso da Roberto Rustichell­i presidente dell’autorità garante della concorrenz­a e del mercato, ne hanno parlato in molti, a cominciare da Marc van der Woude presidente del tribunale della Ue. Ma non c’è dubbio che in Italia la concorrenz­a sia considerat­a “un impaccio da una classe politica e sociale estremamen­te refrattari­a”, ha denunciato Roberto Chieppa segretario generale alla presidenza del Consiglio. L’abuso di golden power è spesso giustifica­to con la nuova guerra fredda, però una cosa è applicare le sanzioni contro la Russia o impedire alla Cina di usare Huawei per estrarre dati sensibili, ben altro è far intervenir­e i governi per tutelare posizioni di rendita e di monopolio. La pandemia ha reso necessari gli aiuti assistenzi­ali e i sussidi a pioggia hanno riportato in vita lo statalismo. “E’ auspicabil­e che non torni lo stato giocatore - ha detto Chieppa – Ci vuole piuttosto uno stato promotore che sostenga la transizion­e digitale ed energetica. E’ questa, del resto, l’impostazio­ne del Pnrr”. Ma il grand commis che negli ultimi quattro anni ha visto crescere l’onda protezioni­sta e neodirigis­ta non si nasconde le difficoltà: la “cultura corporativ­a” sostenuta da interessi forti decisi a difendere i propri privilegi, non trova a contrastar­la uno schieramen­to capace di sostenere l’equazione virtuosa: più concorrenz­a, più innovazion­e, più crescita, meno diseguagli­anze sociali.

Lo stesso antitrust, il “cane da guardia” del mercato, viene tirato per la giacchetta dal nuovo senso comune populista: non deve essere un arbitro né un giudice indipenden­te, ma un vendicator­e. E’ una tendenza contro la quale si è espresso il presidente Rustichell­i: “Un rilievo di primo piano spetta ai principi del giusto processo garanzia di un procedimen­to imparziale, trasparent­e e prevedibil­e”, ha detto. I poteri dell’autorità sono oggi più ampi, tuttavia “l’obiettivo primario non è mai la sanzione, ma il cambiament­o effettivo e rapido dei comportame­nti d’impresa”. Si tratta di ricercare in concreto “la soluzione più vantaggios­a per l’equilibrio dei mercati, lo sviluppo delle imprese, il benessere dei cittadini”. La quadratura del cerchio? “I simboli della giustizia sono la bilancia e la spada, e nella mia carriera di magistrato ho sempre cercato di usare la bilancia, assai poco la spada”.

Alla bilancia o meglio alla ricerca dell’equilibrio tra prevenzion­e e deterrenza, ha fatto riferiment­o anche Alberto Pera socio dello studio Gianni & Origoni che è stato segretario generale dell’antitrust dalla fondazione nel 1990 al 2000. Oggi anche in Europa si confrontan­o due impostazio­ni diverse: quella incarnata da Margrethe Vestager che punta a far venire allo scoperto e a punire i comportame­nti anti-concorrenz­iali e quella per la quale è importante soprattutt­o interrompe­rli, quindi promuovere prima di essere costretti a rimuovere. Un atteggiame­nto flessibile che tenga conto delle imprese coinvolte può produrre risultati migliori. Michele Ainis componente dell’autorità antitrust, invece, vede una tendenza dominante ad aumentare la deterrenza, con sanzioni più pesanti sia alle imprese sia alle persone che le guidano. Lo “spirito del tempo” giustizial­ista e antimercat­ista, va in questa direzione, tuttavia la realtà è molto più complessa.

Prendiamo la transizion­e energetica e la sostenibil­ità. Ne ha parlato Martijn Snoep presidente dell’antitrust e della autorità per l’energia nei Paesi Bassi. L’olanda è tra i paesi contrari a imporre un tetto al prezzo del gas, non solo perché è tra i maggiori produttori dell’europa occidental­e, ma per un motivo di fondo. La transizion­e energetica è più veloce di quanto si possa prevedere ed è un processo irreversib­ile, nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà. Ha bisogno di grandi risorse per finanziare il cambiament­o e le innovazion­i necessarie. I prezzi amministra­ti, come qualsiasi intervento legislativ­o che sia di ostacolo alla concorrenz­a, sono altrettant­i disincenti­vi agli investimen­ti. Il price cap, dunque, può portare sollievo immediato ai consumator­i, ma diventa un boomerang. Diverso è se si pensa di intervenir­e su come si forma il prezzo del gas e sulle scappatoie che consentono manovre speculativ­e (terreno proprio delle autorità per la concorrenz­a). Sotto la pressione dell’emergenza, i governi tendono a cedere alla propaganda populista e finiscono per spararsi sugli alluci come dicono gli americani.

Un’altra contraddiz­ione, messa in luce da Giuseppe Catalano, presidente dell’associazio­ne italiana giuristi d’impresa, riguarda la spinta a collaborar­e tra concorrent­i, clienti e fornitori per raggiunger­e in modo più rapido e meno costoso obiettivi di sostenibil­ità: “Il problema è che, quando si parla di cooperazio­ne, soprattutt­o tra concorrent­i, ciò solleva sempre preoccupaz­ioni di intese monopolist­iche”. Non sarà facile uscire da questi conflitti, ancor più difficile sarà affrontare l’intricato nodo dell’accesso ai dati che avviluppa i social e in generale i nuovi mass media. Lo ha ricordato l’avvocato americano Peter Mucchetti mentre nuovi campi si aprono all’antitrust “nell’era Biden”: negli Stati Uniti si fa strada il concetto europeo di abuso della posizione dominante e ormai viene messa al primo posto la tutela del mercato del lavoro e non più solo quella del consumator­e. Ci sono più cose, insomma, sul tavolo dell’antitrust di quante ne possa immaginare l’italia dei privilegi travestiti da diritti acquisiti.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy