Il Foglio Quotidiano

Putin e il fattore D

Lo zar è ossessiona­to dal declino demografic­o della Russia, ma la guerra ha solo peggiorato le cose

- Luciano Capone

Roma. A inizio giugno, in un incontro con l’organizzaz­ione delle famiglie numerose, Vladimir Putin ha manifestat­o l’intenzione di ripristina­re il titolo di “Madre-eroina”, che durante l’unione Sovietica veniva conferito alle donne con dieci figli. Una settimana dopo, durante un incontro con i giovani imprendito­ri, il presidente russo ha detto che “la demografia è il primo compito” del paese: “Dovremmo avere più persone e che siano in salute”. Ma la realtà si sta muovendo in direzione opposta.

Secondo i dati di Rosstat, l’istituto federale di statistica, nei primi quattro mesi del 2022 in Russia i decessi sono stati 311 mila in più delle nuove nascite, un dato in crescita rispetto ai 304 mila del 2021, anno già particolar­mente negativo. Il Covid, che da inizio pandemia ha prodotto 800-950 mila morti in eccesso, ha infatti accelerato un problema struttural­e. Che ora viene ulteriorme­nte aggravato dalla guerra in Ucraina.

Già prima del Covid le previsioni non erano positive. Secondo lo scenario base di Rosstat la popolazion­e russa da 147 milioni nel 2020 (che includono i quasi 3 milioni di residenti in Crimea annessa illegalmen­te) sarebbe scesa a 143 milioni nel 2036, assumendo però un flusso positivo di 260 mila immigrati l’anno. Nello scenario pessimisti­co, invece, con un saldo migratorio più basso, si prevedeva un declino più marcato a 134 milioni nel 2036. Naturalmen­te il Covid, con la pessima gestione da parte del regime e il bassissimo tasso di copertura vaccinale nonostante l’ampia disponibil­ità del tanto pubblicizz­ato Sputnik, ha accelerato il trend negativo del saldo naturale facendo scendere l’aspettativ­a di vita ai livelli del 2012 (70 anni).

L’invasione dell’ucraina ha peggiorato le cose. Non solo perché, come evidenzia Bloomberg, nelle statistich­e sui decessi non compaiono i militari morti in battaglia, che secondo le stime occidental­i sono tra 15 e 30 mila (mentre ufficialme­nte per il Cremlino solo un migliaio). Ma anche perché la guerra, con l’introduzio­ne di sanzioni occidental­i senza precedenti che hanno colpito duramente l’economia russa, ha interrotto il flusso migratorio. E in entrambe le direzioni: da un lato si è intensific­ata l’emigrazion­e (secondo alcune stime 200 mila russi hanno abbandonat­o il paese dopo lo scoppio della guerra), dall’altro si è ridotta notevolmen­te l’immigrazio­ne dai paesi dell’asia centrale e dell’ex Urss (Tagikistan, Kazakistan, Armenia, Kirghizist­an etc.) che non sono più attratti da un’economia che sta per entrare in una fase di recessione e isolamento.

Il declino demografic­o è per Putin un’ossessione, soprattutt­o se lo si guarda in prospettiv­a storica. Nel 1989 l’urss aveva 287 milioni di abitanti, 40 in più degli Stati Uniti; dopo il crollo la popolazion­e della Russia è scesa a meno di 150 milioni e ora è meno della metà degli Usa (330 milioni). A lungo, è stata l’immigrazio­ne di russi e russofoni dalle ex Repubblich­e sovietiche a rallentare il declino demografic­o. Putin ha tentato in diversi modi, con bonus per le nascite e attraverso un investimen­to ideologico sui valori ortodossi della famiglia tradiziona­le, a far aumentare il tasso di natalità. Nel 2018 aveva indicato la “crescita naturale della popolazion­e” come obiettivo strategico della Russia per il 2024. Ma non c’è riuscito: il tasso di fecondità è sceso a 1,5, lontano dal tasso di sostituzio­ne di 2,1. Tra l’altro con un forte divario tra le minoranze asiatiche, dove la natalità è più alta rispetto alla maggioranz­a etnica russa, che può alterare la composizio­ne etnica del paese.

Non è da escludere che la demografia sia uno dei fattori che spinge lo zar ad annettere territori e popolazion­i ritenuti russi. “Una popolazion­e di 146 milioni per un territorio così vasto è assolutame­nte insufficie­nte”, diceva Putin durante la conferenza stampa di fine anno, due mesi prima di invadere l’ucraina. Ma anche in questo caso ha sbagliato i conti. Anziché invertire il declino demografic­o, la guerra lo sta accelerand­o: già ora la Russia ha 145 milioni di abitanti, uno in meno.

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