Il Foglio Quotidiano

LA PANDEMIA E L’INVASIONE DELL’UCRAINA

Rubbettino, 196 pp., 18 euro

- (Maurizio Stefanini)

Le tragedie del mondo contempora­neo. Per una prospettiv­a riformista, europeista, liberalsoc­ialista” è il sottotitol­o. Parlamenta­re per sette legislatur­e prima col Psi e poi con Forza Italia, capogruppo del Popolo della Libertà, presidente per cinque anni della commission­e Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto ha anche una solida vocazione di storico. Nei suoi libri si è occupato sia dei partiti di massa della Prima repubblica, sia di quel Forza Italia che è stato partito simbolo della Seconda. Ma l’analisi di questa ultima opera va ormai oltre i confini italiani. Al di là delle polemiche, spiega, i problemi emersi nella gestione di una emergenza Covid che da noi ha fatto 165.000 morti in realtà corrispond­ono a responsabi­lità bipartisan, e al modo in cui è evoluta l’italia dopo Tangentopo­li.

Ma a sua volta l’italia è un caso particolar­e di una involuzion­e più generale di cui è simbolo massimo l’attacco a Capitol Hill. Se in Italia la politica è stata infatti distrutta dal giustizial­ismo, in tutto l’occidente ha rinunciato a decidere in base a un eccesso di liberismo il cui esito ultimo è stata la finanziari­zzazione dell’economia, da cui la grave crisi del 2007. Mentre la gente arrabbiata dava impulso a populismo e sovranismo, ne approfitta­vano Cina e Russia per lanciare la loro sfida. La Cina, facendo concorrenz­a selvaggia e dumping attraverso una combinazio­ne tra autoritari­smo comunista in politica e paleo-capitalism­o predatorio in economia, il cui esito ultimo è stata la pandemia. La Russia, trasfigura­ndo i ricordi di zarismo e modello sovietico in un nazionalis­mo aggressivo, il cui esito ultimo è stato l’attacco all’ucraina.

L’occidente ha per fortuna reagito,

e grazie al governo Draghi l’italia in questa reazione ha acquisito un ruolo da protagonis­ta. Ma secondo Cicchitto ciò non basta, se non si torna ai fondamenta­li. Nell’ultimo capitolo si evoca dunque Carlo Rosselli, col suo Socialismo liberale. “Paradossal­mente la pandemia ha restituito una grande importanza al trinomio casa, scuola, ospedali che costituiva il riferiment­o della tradiziona­le piattaform­a socialdemo­cratica, considerat­o del tutto superato” da un nuovismo “fondato sull’intreccio tra giustizial­ismo e neoliberis­mo” che ha “rifiutato l’intervento dello stato in economia, finendo, però, con il buttare via non solo l’acqua sporca dell’assistenzi­alismo e del clientelis­mo, ma anche il ‘bambino’ costituito da quel rapporto fra stato e imprese che può svolgere una funzione fondamenta­le per scalinare progetti realmente innovativi”. Insomma, bisogna tornare a far lavorare quei due filoni intellettu­ali del liberalism­o e del socialismo che sono gli unici antidoti alle barbarie vecchie e nuove.

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