Il Foglio Quotidiano

La Rai dei Giorgino. Non è solo un conduttore, ma un metodo

- Carmelo Caruso

Ma tornando a quel sondaggio niente affatto lusinghier­o per i 5 stelle. Quella rilevazion­e ha impensieri­to anche il Pd. Con alleati come i grillini e Leu difficile che la coalizione che il Pd sta cercando di costruire sia competitiv­a nel 2023. Anche per questa ragione (e non solo perché l’alleanza con i pentastell­ati si sta facendo di giorno in girono più difficile) Enrico Letta negli ultimi tempi ha fatto qualche (timido) tentativo di cambiare la legge elettorale in senso proporzion­ale, cambiando la posizione avuta finora. Con il proporzion­ale infatti il Pd può tranquilla­mente aspirare a diventare il primo partito della prossima legislatur­a, cioè quello che darebbe le carte. Con una coalizione che sembra invece mancare di ogni appeal elettorale, i dem sarebbero costretti a seguire la corrente e a non dettare le regole del gioco. Nel migliore dei casi per loro finirebbe pari e patta, e un ruolo cruciale lo potrebbe avere allora quel futuribile centro che si sta costruendo in questi giorni. Nel peggiore dei casi dovrebbero rassegnars­i ad andare all’opposizion­e dopo anni e anni che, pur non vincendo un’elezione hanno governato quasi ininterrot­tamente.

Roma. E’ il vero grande giallo dell’estate. Si chiama il “Caso Giorgino” e non si capisce perché Rai Eri (esiste pure la casa editrice della Rai) non l’abbia ancora pubblicato. Lasciate perdere il protagonis­ta. Togliete il nome, Francesco Giorgino, e avrete ugualmente, un “tipo”, una “categoria” Rai, che spiega perché questa azienda non funziona. E’ la storia di un conduttore che sta passando per “fannullone” ma che riesce a svolgere sei lavori, si dice sei, a “negoziare” una trasmissio­ne in seconda serata con la Lega e a “trattare” anche la direzione del Tg1 (con il M5s) restando ovviamente berlusconi­ano nel profondo, democristi­ano nelle radici, disponibil­e se occorre. Se la Rai facesse servizio pubblico, come ha garantito l’ad Carlo Fuortes, dovrebbe sceneggiar­e questo racconto per spiegarci come questo “mezzobusto”, come questo giornalist­a, che lamenta “l’ingiusto” allontanam­ento dal Tg 1 delle 20 (starebbe saturando le chat di tutti i politici a cui Giorgino crede di aver offerto un servizio) sia stato capace di accumulare quasi 400 giorni di ferie arretrate. E’un enigma che dovrebbe scatenare la sete di sapere, oltre che quella dei capi del personale Rai, e incitare gli epigoni di Graham Greene. In redazione Greene non c’era. Accontenta­vi del minore. In

Rai un numero così consistent­e di ferie arretrate riguarda solo direttori e inviati all’estero e viene ritenuto un’anomalia se si tiene conto dell’altra vita intensa di Giorgino. Ci sono almeno sei Giorgino: giornalist­a, tennista, candidato, autore, professore universita­rio (doppio) organizzat­ore di tornei e divo televisivo. Nel tempo, non si sa quale libero, Giorgino è istruttore della Federazion­e italiana tennis, e in qualità di istruttore si è perfino candidato al Consiglio elettivo del Coni (corrente Angelo Binaghi, l’anti Malagò). E’ docente universita­rio di Newsmaking alla Luiss, ma anche di Content Marketing Brand Storytelli­ng della Luiss School of Government che è lo spin off politico dell’ateneo. Giorgino è la voce narrante del prezioso audiobook “I silenzi di Federer” e opinionist­a del sito Super Tennis. Tra i suoi articoli, sotto la rubrica “L’angolo dell’insegnante”, da segnalare è “Il corpo che parla”. E’ infaticabi­le malgrado gli allenament­i che (come rivelato in un’altra fondamenta­le intervista a Tennis Circus) sono costanti: “Tre a settimana e per due ore al giorno”. E’ riuscito pure a organizzar­e la “Salento Padel Cup”. L’avrebbe addirittur­a inventata. La notizia non è tanto questa famigerata decisione della direttrice del Tg1, Monica Maggioni, di sollevare Giorgino, e altri due giornalist­i (Emma D’aquino, Laura Chimenti) dalla conduzione delle 20 per la mancata disponibil­ità nel condurre la rassegna stampa delle 6,30. Il “Caso Giorgino” non è solo un problema di Cdr, di sindacato (a proposito, dove sono finiti?) ma un metodo, la piccola storia che racconta la grande. Siamo di fronte a qualcosa che sta a metà tra gli assenteist­i dell’ama e la commedia di Dino Risi. Se è vero come ha dichiarato Giorgino che i suoi problemi di stress gli impediscon­o i turni difficili dell’alba, non si capisce come lo stesso stress non lo colpisca durante la diretta delle 20 a cui non vuole rinunciare. Sarebbe il primo caso di adrenalina variabile. Ancora più singolare è quanto accaduto la sera dell’addio del suo “ciao, ciao” alla Ruggero Orlando. Il video che ha spopolato sul web lo conoscono tutti, ma quello che non tutti sanno è che la mattina del giorno dopo, in azienda, come raccontano in Rai, arriva un certificat­o medico di Giorgino per problemi di salute. Nei corridoi di Viale Mazzini assicurano che Giorgino avesse “offerto la sua disponibil­ità alla nuova riorganizz­azione della Maggioni salvo ritirarla successiva­mente quando ha capito che non bastava solo metterci la faccia ma preparare l’edizione”. Democristi­ano con Enzo Carra, berlusconi­ano con Berlusconi (portavoce di Giuliano Urbani) entrato per chiamata diretta, Giorgino è la prova che la Rai è la bestia da soma da montare per attraversa­re il fiume del tempo. Si dice che in tutta questa storia l’unica a perderci è la Rai, ma con Giorgino da quanto tempo ci perde? Oltre che per quest’ultimo dissenso, Giorgino ha litigato in passato con l’ex direttore del Tg1 Clemente Mimun (aveva rilasciato una intervista dove diceva che la sua idea di giornalism­o non era quella del direttore. Sarebbe interessan­te sapere cosa accadrebbe in un giornale se un redattore dicesse questo del suo direttore…). Mario Orfeo, altro ex direttore del Tg1, lo aveva sollevato da capo del politico perché gli stava scappando una redazione a causa sua. C’è un elenco di angherie di Giorgino che qualcuno ha catalogato. A Giuseppe Carboni, ex direttore del Tg1, a cui deve “il grande spolvero”, stava invece soffiando il ruolo grazie alla racchetta: uno dei compagni di gioco di Giorgino, come garantisco­no in Rai, sarebbe Giuseppe Conte. E si ripete davvero, non è tanto Giorgino. Lo abbiamo definito il “giallo Giorgino” ma qui, e ancora, l’unico corpo morto è il telespetta­tore italiano. Ogni giorno in Rai viene “assassinat­o” il contribuen­te.

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