Il Foglio Quotidiano

LA CACCA DI PICASSO

Amori minorenni, quadri ritrovati e manie un po’ pazzerelle. A Parigi il materiale umano del pittore in una mostra curata dalla nipote

-

Picasso è un “brand e ha un “heritage” che ha pochi equivalent­i nel mondo “luxury” dell’arte, come Hemingway in letteratur­a, e saltano sempre fuori, grazie anche a matrimoni e figli in serie, materiali, e storie: così ora al Museo nazionale Picasso di Parigi c’è questa mostra su “Maya Ruiz-picasso: Fille de Pablo” fino al 21 gennaio, che parla del rapporto del Sommo con la figlia magguiore nata dalla burrascosa storia con la minorenne MarieThérè­se Walter.

Storia scandalosa anche all’epoca, oggi da tribunale: mentre il Sommo era ancora sposato con l’ex ballerina Olga Khokhlova. Marie-thèrese, 17 anni di suo, ventott’anni di meno del Sommo, divenne musa, amante, e prima d’essere rimpiazzat­a da una nuova femme come si vuole fatale, fece in tempo a dargli una figlia, appunto Maya, che ora ha più di ottant’anni, continua a donare quadri ai musei e ora viene celebrata. Diana Widmaier Picasso, quarantase­tte anni, è la figlia di Maya, e oggi curatrice della mostra. Cultrice delle memorie familiari, già a Sotheby’s, ubiqua ai grandi musei e alle grandi fondazioni, è pure designer di gioielli, avendo fondato Mene, società di e-commerce che produce monili in venduti poi a peso, al grammo, online.

“Ho fatto questa mostra cinque anni fa da Gagosian a Parigi”, dice al Foglio, “che si chiamava ‘Picasso e Maya, padre e figlia’, e che mi ha permesso di trovare parecchie cose inedite, e di studiare meglio il loro rapporto”. Adesso un’altra mostra e un’altra indagine. “Sto anche scrivendo e producendo un film su Maya che verrà mostrato in anteprima alla fine della mostra”. E’ per caso un tentativo di riabilitar­e Picasso in quanto impresenta­bile playboy, oggi impresenta­bile secondo i canoni attuali, trasforman­dolo in dolce paparino? La comica molto woke Hanna Gadsby ha detto in un suo spettacolo di aver letto da ragazzina, e d’esserne stata molto turbata, che il pittore disse una volta che quella con la minorenne Marie Thèrese, 17 anni, era una relazione perfetta, “eravamo entrambi nel fiore degli anni”. Battuta non male, che però oggi esclude di poter fare alcuna serie tv sulla peraltro interessan­te saga. Battuta che ricorda anche il Gianni Boncompagn­i d’epoca che a una fidanzatin­a di quarant’anni di meno sussurrava preoccupat­o “ah, se fossi più giovane…”. Rassicurat­o che andava benissimo così, rispose: “Non hai capito, intendevo se tu fossi più giovane”.

“No, non direi, non è una mostra politica”, dice oggi Widmaier Picasso. “Quello che Picasso aveva da dire l’ha detto tutto nelle sue opere, e con le donne era del resto forse brutale ma onesto; ma oggi i quadri, i disegni, le fotografie, anche le poesie che mettiamo in mostra, e che sono una assoluta novità, poesie surrealist­e, mostrano certo questo aspetto, una grande tenerezza verso questa figlia. Figlia che nasce in mezzo a un cataclisma familiare e storico: con Marie Thèrese si incontrano nel 1927, e Maya nasce otto anni più tardi, nel ‘35”. Si scoprono anche nuove manie del pittore, che la nipote ha messo anche in un libro, “Picasso sorcier”, per Gallimard, in cui analizza un po’ i lati meno noti del nonno, quelli più maniacali e strambi. “Ho scoperto che era ossessiona­to dalla polvere. Non come tanti, che non la sopportano, ma al contrario lui proprio voleva che nessuno spolverass­e, perché gli piaceva trovare le tracce degli oggetti mancanti o che venivano spostati, e gli sembrava, la polvere, una specie di manto protettivo spirituale dell’universo”.

E poi – no, la serie decisament­e non si può fare – si interessav­a di cacca. “Gli piacevano i materiali umani, le unghie, i peli, i capelli. E gli escrementi lo affascinav­ano, sì, usò la cacca di Maya bambina, era colpito dal suo colore giallo, che derivava dall’allattamen­to, e la utilizzò come elemento per dipingere una mela nel quadro ‘Nature Morte au pichet et à la pomme’, fatto nel ‘38, in mostra”. In mostra anche un quadro con colori per fortuna meno naturali, quello celebre intitolato “Maya à la Poupée”, Maya con la bambola, che ritrae la figlia bambina con una bambola che ha il testone di Picasso. Qui psicanalis­ti in solluccher­o.

Il quadro a un certo punto fu rubato in un celebre furto, “sedici anni fa, mi sveglio nel mezzo della notte nella mia casa di Parigi. Rumori di ladri. Controllo tutti i quadri ma non manca niente. Torno a dormire. La mattina dopo manca proprio “Maya à la Poupée.”, insieme a “Jacqueline”, ritratto della seconda moglie di Picasso. Fu un furto su commission­e”. Forse di feticisti. “I ladri erano rimasti in casa, nascosti. I quadri, non assicurati, valore oltre i 50 milioni di euro, furono però prontament­e ritrovati in Francia con un operazione tra polizia francese e Fbi”. Ma chiamarsi Picasso però che pesantezza. Non sarebbe meglio aver nome Dubois, essere liberi e anonimi? “Ma io mi sento assolutame­nte libera. Libera e anonima”.

 ?? ?? Diana Widmaier Picasso, foto di Ezra Petronio. Sotto, Picasso tra la figlia Maya (a destra) e l'attrice francese Vera Clouzot nel 1955 a Cannes
Diana Widmaier Picasso, foto di Ezra Petronio. Sotto, Picasso tra la figlia Maya (a destra) e l'attrice francese Vera Clouzot nel 1955 a Cannes
 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy