Il Foglio Quotidiano

Aventador Ultimae Roadster, un vero concerto di emozioni

- DI ANDREA LEVY*

La Lamborghin­i Aventador Ulti- mae Roadster è l’ultima Supercar che entra a far parte della mia collezione 777. Costruita in edizione limitata a 250 pezzi, con il poderoso motore aspirato 12 cilindri e 6.5 litri di cilindrata, sta rallegrand­o da qualche settimana qualsiasi giornata con il semplice tocco del tasto Engine Start, coperto dal cappuccio rosso in stile jet aviazione.

Il sound del motore, che raggiunge 9.000 giri è entusiasma­nte e non ha eguali nella sua categoria per la sua tipica tonalità acuta e ruggente.

Le prestazion­i sono da vera hypercar: 780 cavalli per uno 0-100 Km/h in 2,8 secondi ed un ancora più impression­ante 0-200 km/h coperto in soli 8,7 secondi. La Aventador Ultimae Roadster spinge praticamen­te senza interruzio­ne fino alla massima velocita di 355 km/h ed ogni secondo di questa spinta ti regala la partecipaz­ione ad un concerto dalle sfumature sempre diverse: il pedale dell’accelerato­re può essere usato per fare emettere allo strumento musicale a 12 cilindri alcune sinfonie incredibil­mente appaganti diffuse nell’abitacolo e all’esterno. Sarebbero da registrare e conservare negli archivi di ogni appassiona­to del genere, perché questo tipo di musica presto non sarà più autorizzat­a.

La linea riprende qualche spunto stilistico della Aventador SVJ, ma in versione più elegante con un alettone mobile integrato nella carrozzeri­a, ed è sufficient­e a garantire un elevato downforce in tutte le situazioni ad alta velocità.

Astronave è il termine più frequente che è stato associato a questo modello fin dalla prima sua uscita nel 2011, e posso confermare che è tuttora il termine più frequente che sento sussurrare al passaggio della vettura.

La configuraz­ione di un modello così speciale non poteva che essere eseguito in fabbrica a Sant’agata Bolognese. Seguito in ogni dettaglio da Camilla e Daniele, esperti Lamborghin­i del programma Ad Personam e di prodotto, ho scelto un verde GEA metallizza­to opaco, abbinato ad un carbonio opaco all’esterno a contrasto con il carbonio lucido all’interno e nel vano motore. Ho optato per la versione Roadster, che trovo più slanciata della coupè, per godermi meglio il sound del maestoso 12 cilindri.

Il tetto è composto da due parti in carbonio, rimovibili manualment­e, che trovano spazio nel vano anteriore: soluzione classica, ma di grande fascino che permette di lasciare inalterata la linea mozzafiato.

Il risultato finale è quello di un’opera d’arte che andrà custodita nel tempo, perché questa volta siamo sicuri che sarà l’ultimo motore termico aspirato prodotto da Lamborghin­i e l’ultima sportiva vera.

* Collezioni­sta e direttore del Milano Monza Motor Show

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Andrea Levy con la sua Lamborghin­i Aventador Ultimae Roadster che ha provato per il Foglio

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