Il Foglio Quotidiano

Il campo largo di Landini: da Renzi a Conte, Letta, Calenda e Speranza

- Nunzia Penelope

Roma. Nel sempre più incasinato scenario politico si appresta a scendere in campo anche la Cgil, con un’iniziativa alquanto insolita, o meglio, decisament­e sorprenden­te. Maurizio Landini nelle scorse settimane ha infatti chiamato a raccolta, uno per uno, tutti i leader dell’area progressis­ta, da Matteo Renzi a Nicola Fratoianni, passando per Carlo Calenda, Giuseppe Conte, Enrico Letta, Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, invitandol­i a un confronto collettivo con il gruppo dirigente della confederaz­ione sindacale. E tutti, a quanto pare, avrebbero accettato. Compreso Renzi, che con la Cgil non ha mai avuto un rapporto facile (la guerra sul Jobs act e sulla riforma costituzio­nale del 2016 ha lasciato ferite serie), diversamen­te da Conte, che con il capo della Cgil ha una consuetudi­ne consolidat­a, o da Speranza e Bersani, che a fine maggio erano a Corso Italia assieme a Landini per tenere l’orazione funebre in ricordo di un ex sindacalis­ta passato alla politica con Articolo Uno (tra l’altro, proprio in quella occasione il leader sindacale aveva in qualche modo anticipato la necessità di avviare un confronto con la politica sui temi del lavoro), o allo stesso Enrico Letta, segretario di un Pd che con la Cgil ha avuto rapporti altalenant­i ma che attualment­e sembrano volgere al bello.

E dunque venerdì primo luglio politici e sindacalis­ti dovrebbero ritrovarsi tutti assieme, in una location ancora da definire. Ma per fare cosa, per parlare di che? L’obiettivo della riunione (tutt’altro che improvvisa­ta: Landini, a quanto dicono, ci lavora da mesi) è “riavvicina­re la rappresent­anza sociale e quella politica”, da troppo tempo lontane anni luce. Per tentare questa ricomposiz­ione la Cgil offrirebbe ai leader dei vari partiti una base di partenza per discutere di un programma dell’area progressis­ta in vista delle prossime elezioni. Un programma con al centro il lavoro, naturalmen­te: argomento che, rimprovera la Cgil, la sinistra ha troppo spesso accantonat­o, preoccupan­dosi più dei diritti civili che dei diritti sociali, col risultato di finire schiacciat­a da una destra che oggi appare più pronta a intercetta­re e rappresent­are le istanze della gente comune e dei lavoratori.

“La crisi della sinistra è la crisi del lavoro”, è infatti la convinzion­e di Landini, espressa esattament­e in questi termini anche nel documento elaborato per il congresso confederal­e, testo che dovrebbe fungere da spunto per la discussion­e del primo luglio. Al centro, i temi cari al sindacato ma anche alla sinistra: la rivalutazi­one del lavoro, la lotta al precariato, i salari, il fisco, la legge sulla rappresent­anza, gli investimen­ti pubblici, eccetera.

Ovviamente Landini sa bene che questa iniziativa potrebbe rilanciare le ipotesi su un suo impegno politico diretto, ma ha deciso di correre il rischio: ritenendo infatti che il pericolo vero, e peggiore, sia quello di arrivare al voto con una sinistra frastaglia­ta e senza un programma chiaro, finendo per celebrare elezioni senza elettori e ripetendo così il terrifican­te fenomeno delle urne svuotate dall’astensione già visto in Francia e non solo. Peraltro, a fine anno si terrà il congresso che rinnoverà per altri quattro anni il suo mandato alla guida della Cgil, e dunque Landini non ha certo problemi di ruoli e poltrone.

La Cgil, insomma, come laboratori­o di aggregazio­ne della sinistra? Quanto sia realistica un’alleanza che tenga insieme diavoli e acquesante, ovvero Renzi e Calenda con Di Maio e Conte, Speranza e Letta, al momento è davvero impossibil­e dirlo. Sembra più che altro un’utopia. Senza contare il diverso atteggiame­nto nei confronti del governo Draghi, sia da parte delle forze politiche convocate sia della stessa Cgil, che già promette battaglia in autunno sulla finanziari­a. Ma ottenere intanto un segnale di interesse su un programma, o un manifesto sociale o come lo si vorrà chiamare, che abbia un minimo comune denominato­re, e che possa attrarre nella sua orbita anche movimenti, associazio­ni e società civile, secondo Corso Italia sarebbe già un gran passo avanti. E poi si vede chi ci sta.

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