Il Foglio Quotidiano

La Russia riorienta l’export di petrolio in Asia, ma a prezzi scontati

- Federico Bosco

Roma. Dall’inizio dell’invasione dell’ucraina i governi che vogliono sanzionare la Russia e i mercati che osservano sono alle prese con una domanda: quanto vale un barile di petrolio russo? La risposta è “meno degli altri”. Anche prima della guerra il greggio russo Ural veniva venduto a prezzi più bassi rispetto al Brent, ma quel divario continua ad allargarsi segnalando che la Russia – uno dei primi tre produttori mondiali – non può beneficiar­e appieno del rally sui mercati. Tra metà aprile e metà maggio l’ural è stato quotato intorno ai 73 dollari al barile, un 32 per cento in meno rispetto al Brent che equivale a uno sconto di almeno 35 dollari al barile, in aumento. Uno studio di Petromarke­t citato dall’agenzia stampa statale russa Tass ha rilevato che tra il 13 e il 17 giugno lo sconto è arrivato a 39,7 dollari, 1,4 dollari in più rispetto al livello della settimana precedente: mentre le quotazioni del Brent scendevano, lo sconto del petrolio russo aumentava.

Ciò è dovuto alla reazione dei mercati di fronte all’ondata di inflazione e al peggiorame­nto delle prospettiv­e di crescita globale. In questi giorni infatti il Brent è sceso attorno ai 110 dollari al barile e il Wti attorno ai 105 dollari. Per la Russia è un problema enorme. Gli sconti superiori al 30 per cento hanno aiutato Mosca a continuare a esportare nonostante le sanzioni, e a fare grandi profitti nonostante una riduzione dei volumi. L’impennata dei prezzi degli ultimi 12 mesi ha tenuto il valore dei barili intorno ai 112 dollari, ma se il prezzo dovesse diminuire la riduzione del margine metterebbe a rischio un settore già destinato a restringer­si. Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha dichiarato che quest’anno la produzione petrolifer­a potrebbe diminuire del 17 per cento.

Il nuovo mercato russo è a Oriente. All’inizio del 2022 due terzi del greggio russo venivano esportati in Europa, ora Gazprom Neft prevede che circa la metà andrà in Asia. In questi mesi la Russia è diventata il primo fornitore di petrolio della Cina, superando l’arabia Saudita. Ma il paese potenzialm­ente in grado di ridurre davvero l’effetto delle sanzioni è l’india, che vuole restare neutrale, intensific­are le relazioni con i paesi occidental­i e al contempo fare affari con i russi. Secondo il Wall Street Journal i dirigenti delle società petrolifer­e indiane sono state incoraggia­ti dal governo a sfruttare l’opportunit­à di fare scorte acquistand­o petrolio russo a prezzi scontati. Il governo indiano smentisce, ma i fatti parlano chiaro: l’india ha aumentato le importazio­ni di petrolio russo di oltre 25 volte dall’inizio della guerra, gli analisti di Kpler hanno rilevato una media di 1 milione di barili al giorno rispetto ai 30 mila di febbraio, una dato che ora è pari a oltre un quarto delle importazio­ni europee di prodotti petrolifer­i russi.

Secondo Reuters gli indiani stanno anche fornendo la certificaz­ione di sicurezza per dozzine di navi gestite da una sussidiari­a dell’armatore russo Sovcomflot per consentire le esportazio­ni in India (e altrove), dopo che le società occidental­i hanno negato i loro servizi a causa delle sanzioni. Inoltre, si sospetta che alcune aziende indiane stiano rivendendo prodotti raffinati russi sui mercati europei con operazioni poco trasparent­i. Non si tratta di cose mai viste, Delhi è abituata a godere di un via libera occidental­e per offrire una valvola di sfogo a paesi sanzionati. La politica che sta adottando con il petrolio russo è simile a quella riservata al greggio iraniano, che può commerciar­e nonostante le sanzioni grazie a un’esenzione concessa dagli Stati Uniti. Stavolta però la questione è ben diversa, il consiglier­e per l’energia dell’amministra­zione Biden ha dato un segnale esortando l’india a non esagerare nel “trarre profitto dalla guerra in Ucraina”.

Le sanzioni hanno reso il petrolio russo un “prodotto proibito“, attrattivo solo se venduto a prezzi pesantemen­te scontati, compromett­ono un settore fondamenta­le per le finanze di Mosca soprattutt­o se i prezzi internazio­nali iniziano a scendere. Quando Mario Draghi dice che “il tempo ha rivelato che le sanzioni sono sempre più efficaci” si riferisce a questo tipo di conseguenz­e, che nel tempo diventano struttural­i.

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