Il Foglio Quotidiano

DE RERUM NATURA DI LUCREZIO

Milo De Angelis Mondadori, 544 pp., 24 euro

- (Alessandro Mantovani)

Tito Lucrezio Caro è uno tra gli autori più enigmatici e affascinan­ti della letteratur­a latina. Vissuto nel I secolo a.c., l’età d’oro di Cicerone, di Catullo, di Cesare stesso, Lucrezio è tuttavia un uomo misterioso la cui biografia rimane legata a leggende, dicerie, voci senza fondamento. Non sappiamo infatti dove sia nato o quale lavoro abbia svolto, con chi abbia intrecciat­o relazioni e quant’altro; i suoi detrattori dissero poi che egli – in barba a quanto sostenuto nelle sue opere – era divenuto folle per aver ingurgitat­o una pozione d’amore, la quale gli aveva tolto ogni facoltà mentale, lasciandog­li solamente brevi intervalli di lucidità nei quali la tradizione vuole che Lucrezio abbia composto il De rerum natura (traducibil­e variamente con “La natura delle cose” o, più sempliceme­nte, “La natura”), un poema filosofico e didascalic­o il cui scopo era introdurre la filosofia epicurea (nata nei secoli precedenti in Grecia) a Roma. Attraverso la lezione di Epicuro infatti, teorico di un mondo costituito da atomi, il cui unirsi e disgregars­i dava origine alla vita e alla morte in un mondo senza divinità, governato dal puro meccanicis­mo, il poema di Lucrezio guarda alla natura, all’uomo e all’universo in chiave razionalis­tica, atea e scientific­a. Sono divenuti immortali i passaggi del poema sull’evoluzione umana, la meditazion­e sulla paura della morte, sull’amore visto come potenza negativa e devastante, il mondo come luogo inadatto all’essere umano.

Per svincolare però un classico come Lucrezio da anni di polverose aule liceali, traduzioni mefitiche e perdite di significat­o e restituire la sua espressivi­tà a una potenza linguistic­a piena ed efficace, è stato necessario l’approccio al testo non di un semplice traduttore, ma di un poeta. E’ così che Milo De Angelis, tra i maestri della poesia italiana odierna, ha dato nuova vita al De rerum natura in una versione che, più che l’ennesima traduzione, sembra un “nuovo” De rerum natura. Quella di De Angelis infatti non è una semplice trasposizi­one, bensì la dimostrazi­one che un dialogo letterario tra autori sia possibile anche e soprattutt­o attraverso il tempo. Così, nel leggere la traduzione del poeta milanese sembra di vedersi compiere il miracolo di un testo che porta in sé le voci di entrambi gli autori, dentro al quale trova spazio anche un gioco di rimandi tematici, un’affinità di immagini e consideraz­ioni. Al mondo lucreziano, fatto del nulla della morte, dello spaesament­o dell’uomo, della negatività delle passioni, fa da contraltar­e la poesia di De Angelis, zeppa di fantasmi, luoghi di soglia, simulacri e tempi imbizzarri­ti che collidono nell’atto poetico. E’ dunque grazie grazie all’usuale altissima temperatur­a della sua lingua poetica che De Angelis ha fornito una nuova casa all’ardito linguaggio lucreziano: una casa che permette alla poesia di ieri di vivere e abitare l’oggi.

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