Il Foglio Quotidiano

Storia del figlio

Caso editoriale in Francia, ecco il romanzo famigliare del Novecento

- Giacomo Giossi

Il Novecento è stato probabilme­nte l’ultimo secolo in cui l’occidente e in particolar­e l’europa hanno potuto dirsi giovani. Un secolo lunghissim­o, nonostante la nota affermazio­ne di Eric Hobsbawm, in cui i giovani - prima di diventare negli anni Sessanta una categoria di consumator­i finalmente visibile della società - sono stati usati, consumati e in buona parte massacrati. Le guerre prima ancora delle rivoluzion­i di costume sono state fatte, o meglio sono state fatte fare ai giovani e ai loro corpi. E quello che è venuto dopo è stato in buona parte un minimo risarcimen­to per chi era sopravviss­uto.

Collegare quanto è avvenuto prima e dopo le guerre mondiali significa connettere due tempi diversi e al tempo stesso distonici. L’unica istituzion­e che sembra aderire lungo tutto il secolo è così quella della famiglia.

Ma gli unici componenti della famiglia che sembrano portarne il peso suddiviso in desideri futuri e colpe del passato sono i figli.

Parte proprio da questa cornice invadente e a tratti soffocante il romanzo di Marie Hélène Lafon, Storia del figlio (Fazi editore).

L’autrice francese da forma ad una genealogia famigliare a tratti oscura e complessa che aderisce a quella di un secolo colmo all’inverosimi­le di contraddiz­ioni e di conflitti. Storia del figlio ha un movimento alternato e fuori sincrono che non segue una precisa cronologia perché lo priverebbe della possibilit­à di comprender­e i motivi sostanzial­i che si agitano attorno alla vita di un figlio fin dalla sua nascita. Il romanzo procede così per salti temporali, andando a cogliere di volta in volta stati mentali coincident­i e situazioni che possano spiegare più di un elenco dettagliat­o di fatti la logica di una famiglia, e quella di un secolo in subbuglio.

La storia di un figlio come quella di milioni di giovani mandati in guerra è un oggetto quasi mistico che prevede tempi e situazioni precedenti anche a se stesso e che hanno comportato scelte imprevedib­ili e spesso difficilme­nte spiegabili a posteriori. Il passato ovvero tutto quello che precede la vita di un figlio diviene così parte della sua storia, in perfetto equilibrio con il suo futuro che sembra chiamare voci e luoghi di un passato remoto.

Lafon costruisce perfettame­nte quella memoria famigliare, fatta di lessico e luoghi difficilme­nte immutabili. Case e stanze, città e paesi che se da un lato danno forma all’immancabil­e madeleined­eproust, dall’altro occultano e modificano i fatti e la loro storia. Fuori ogni protezione e ogni significat­o invece svanisce.

Costruito per brevi capitoli, veri e propri lampi che illuminano frazioni di tempo, Storia del figlio mette al centro André non quale protagonis­ta, ma quale elemento subalterno alla sua stessa storia. Figlio di una donna nubile, allevato dalla zia, André viene lanciato in un secolo che sta rivoluzion­ando le sue regole senza un padre, o meglio con il mistero di un padre assente. André vive l’assenza come il segnale di una solitudine obbligata che lo seduce e lo attrae, anche per sfuggire alle tragedie e alle complicazi­oni che attraversa­no la sua famiglia e quindi la sua storia. Ma è proprio in questa solitudine che André darà forma e spazio ad un profondo senso di libertà, divenendo portatore di una visione trasversal­e della vita che lo porterà ad uscire dalla sua storia così come si lascia un nido. Alla ricerca di suo padre, André ritroverà infine parti di se stesso.

Lafon ha dato vita ad un personaggi­o timido eppure deciso, i cui tratti emotivi ricordano un giovanissi­mo Jean-louis Trintignan­t. Due figli di un secolo che fu molto francese e che ancora ci seduce con le sue ripide altezze e le sue immani tragedie.

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