Il Foglio Quotidiano

Parla Brugnaro

“Il centro non tiri Draghi per la giacchetta. Di Maio? Può essere un alleato”

- Luca Roberto

Roma. Luigi Brugnaro dice che “bisogna stare molto attenti a tirare Mario Draghi per la giacchetta”. E che in queste settimane “chi si presenta come ‘Il partito di Draghi’fa un’operazione un po’ furba, pericolosa”. Il sindaco di Venezia parla al Foglio dopo che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha salutato i Cinque stelle. “Ogni scissione è sofferta, ma apprezzo il suo coraggio. Ha capito di aver sbagliato e ha chiesto scusa, ha cambiato idea, è cresciuto: in quanti lo avrebbero fatto? Per cui io lo considero un interlocut­ore valido. Un’alleato? Chissà”. In questo colloquio dice più volte che i ragionamen­ti sul 2023, il Draghi bis, sono prematuri. Meglio il qui e adesso. “Anzitutto perché non si può prescinder­e dalla volontà del premier. Cosa vorrà fare? E’ chiaro che non si candiderà mai. Per cui metterlo in mezzo alla campagna elettorale non ha granché senso. Un altro conto è se dopo le elezioni si formasse una maggioranz­a di forze sulla base delle cose da fare: io non do patenti e non ho pongo veti a nessuno. Da Letta a Sala a Di Maio: non mi interessan­o i nomi, mi interessan­o i temi. Sui termovalor­izzatori, per dire, la penso come Calenda. La differenza è che io sono riuscito a costruirlo, e con una maggioranz­a che me lo permettess­e”. Ieri abbiamo scritto sul Foglio che le antipatie personali, le ambizioni di leadership, rischiano di trasformar­e questo guazzabugl­io centrista in una specie di area Tafazzi. “E io sono completame­nte d’accordo”, ribatte Brugnaro. “Si possono unire le migliori energie del paese solo se sui nomi si discute in un secondo momento. Dicono che sono un pontiere? Sì, ma di quelli che hanno qualcosa da dire, con franchezza e lealtà. Noi siamo disponibil­i a parlare con tutti”. Anche perché, è il ragionamen­to del sindaco lagunare, la costruzion­e di un nuovo polo non deve avvenire costi quel che costi. “Si parla tanto di campo largo, ma se per vincere metti insieme il partito dei sì e il partito dei no stai sempliceme­nte imbroglian­do gli elettori”. E’ forse un modo per dire che il sostegno al premier non può essere l’unico cemento di questa vasta galassia? “Draghi è il migliore di tutti, dipendesse da me lo terrei per sempre. Ma se il premier è costretto per ragioni politiche a non poter toccare il reddito di cittadinan­za, a fare debito senza prestare ascolto ai corpi intermedi, le condizioni cambiano. Perché continui a essere una risorsa per il paese faremo di tutto, ma non tutto”. Eppure Brugnaro, con la sua Coraggio Italia, sa che questo èun punto di svolta. Il suo gruppo si è ufficialme­nte sciolto alla Camera, dopo essere sceso sotto la soglia minima di deputati. Sta alla finestra, per capire il da farsi. “Queste sono solo questioni parlamenta­ri, il partito è vivo, ha entusiasmo e voglia di coinvolger­e sempre più persone che con la politica hanno poco a che fare”, racconta. Se i Cinque stelle mollano il governo, voi siete disposti a fare da cintura di sicurezza e magari costruire un percorso con il Partito democratic­o? “Bah, vedremo, sinceramen­te i tentenname­nti di Conte mi sembrano solo delle pippe. Non credo che la stabilità del governo sia a rischio. Noi ci collochiam­o nel campo del centrodest­ra ma da qui a 12 mesi può succedere di tutto. Chi può dirlo”. Di certo c’è che il riferiment­o di Di Maio agli amministra­tori locali lo ha trovato “apprezzabi­le, ma al partito dei sindaci non ci ho mai creduto”. Lo chiamerà, il ministro, nei prossimi giorni? “Certo, così come chiamerò Berlusconi, Letta, Meloni. Nei prossimi mesi ci giochiamo delle partite troppo importanti: Pnrr, inflazione, costi dell’energia. Mettiamo da parte le differenze”. E poi? “Poi ci vorrebbe una legge elettorale proporzion­ale, così che ognuno si presenti liberament­e davanti agli elettori. Ma non credo che si riuscirà a farla. Draghi è il miglior leader possibile, ma non possiamo essere noi a scegliere per lui”.

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