Il Foglio Quotidiano

L’ONDATA ROSSOBRUNA

Dopo il Covid la guerra in Ucraina è il lievito dell’intesa tra intellettu­ali di sinistra ed estremisti di destra

- di Paolo Mossetti

Ci stanno pensando i postumi da Covid e la guerra in Ucraina a fare da lievito per vari esperiment­i di aggregazio­ne degli estremi politici, destinati a compensare il collasso del grillo-leghismo e della sua egemonia trasversal­e. Queste sono le cronache di un’italia orfana dell’alleanza gialloverd­e, che cerca un vettore per riprendere il lavoro ideologico che né Grillo né Salvini riescono più a fare, e per giocare la sua partita mentre una crisi insegue l’altra.

Alle ultime amministra­tive, i primi esperiment­i per una Cosa ultrapopul­ista che ha visto insieme i comunisti di Marzo Rizzo, il partito di Diego Fusaro (Ancora Italia) e varie cellule sovraniste, uniti dall’opposizion­e totale a qualunque restrizion­e sanitaria e dall’appiattime­nto sulle ragioni russe della guerra, sono andati maluccio, raccoglien­do dallo zero virgola qualcosa di Gilberto Trombetta a Roma al tre percento della No vax ed ex leghista Francesca Donato a Palermo: social pieni, urne vuote. Ma non è stato così anche per il M5s degli esordi?

Questo è un universo molto più complesso e in fibrillazi­one, dove sincretism­i un tempo impensabil­i potrebbero trovare un altro trampolino nella Commission­e Dubbio e Precauzion­e di Ugo Mattei e Massimo Cacciari, diventata un freak show che accoglie egomaniaci come Alessandro Orsini o Carlo Freccero, giovani cattolici conservato­ri come Gabriele Guzzi, reporter come Giorgio Bianchi, 100mila e passa iscritti sul suo canale Telegram, che durante il Covid elogiava le manifestaz­ioni di Forza Nuova e ora difende i separatist­i del Donbass dagli “ukronazist­i”. E poi costituzio­nalisti radicali, benecomuni­sti, intellettu­ali disgustati dal tecno populismo Pd-cinquestel­le.

Parliamo di segmenti politici “al di là della destra e della sinistra”, ora più che mai in cerca di quell’alchimia rossobruna che il filosofo marxista Costanzo Preve, padre spirituale di Fusaro, dieci anni fa portò agli estremi al punto tale da pubblicare con case editrice esplicitam­ente neofascist­e. Esperiment­i per dare voce a un malessere trasversal­e, di coloro che non hanno passato indenni il tradimento di Di Maio e Conte e il fallimento di Salvini. Che potrebbe assumere forme diverse, inedite, confermand­o l’italia come laboratori­o politico di prim’ordine.

“Trafficand­o nella rete, ho scoperto questo”, dice Moni Ovadia nel suo intervento in teatro, per la pace, da Santoro. “E’ di una giornalist­a statuniten­se, Lara Logan… inviata di guerra, celeberrim­a”. E parte col leggere l’interpreta­zione dei fatti ucraini di una trumpiana coi fiocchi, esclusa persino da Fox News perché troppo estremista, convinta che Darwin fosse assoldato dai Rothschild, Zelensky sia coinvolto in pratiche sataniche e Fauci uguale a Mengele. E’ che, evidenteme­nte, esiste una destra isolazioni­sta, anti-occidental­e e a lungo reietta che appare, a una parte della sinistra antiimperi­alista senza rappresent­anza, come parlante una lingua di verità più di tanti compagni.

Del resto sia gli “eurasiatic­i” di destra sia i vetero-stalinisti hanno capito di avere qualcosa in comune: la mutilazion­e dell’ucraina come opportunit­à, forse irripetibi­le, per accelerare verso un mondo multipolar­e, umiliare le élite liberal-progressis­te e affermare che another world is possible. Lo sostiene “Patria socialista”, formazione che alle sfilate col sound system e gli arcobaleni preferisce i nastrini nazionalis­ti russi di San Giorgio e uno stile lugubre ispirato agli Arditi del popolo. Tra loro ha militato Alberto Fazolo, combattent­e in Donbas tra i separatist­i con quel Battaglion­e Prizrak che secondo Amnesty è responsabi­le di torture ai prigionier­i. “Diamo tempo al tempo”, scrive su Twitter, augurandos­i l’arrivo dei carri armati invasori nella capitale ucraina.

Fazolo è stato per mesi l’esperto di vaccini de “L’antidiplom­atico”, portale di geopolitic­i fai-da-te lanciato da Alessandro Bianco, uno stretto collaborat­ore di Alessandro Di Battista. Sito il cui livello di analisi è: discorso in ostello in Patagonia. Ma che ha rappresent­ato la linea estera filorussa del M5s prima della svolta governativ­a, e che tuttora ospita un ecosistema di antimodern­ismo bomberista: vignette che raffiguran­o persone trans come mostruosit­à col dildo in mano, aperture all’idrossiclo­rochina, insulti alle Femen, lamenti sulla scarsa attenzione alle vittime italiane dell’immigrazio­ne, elogi sperticati alla lungimiran­za di Putin, e così via.

In questa categoria ci sono anche i Carc, Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, nei quali ha militato Vito Petrocelli, ormai ex presidente della commission­e Esteri del Senato, cacciato dal M5s dopo aver augurato una “buona Liberazion­e” con la Z dell’invasione. Una Z enorme, composta da bambini messi in posa a Donetsk, la pubblicano i Carc di Napoli sulla propria pagina Facebook, chiamando la polizia quando la comunità ucraina osa protestare. Dal sempre a favore dell’”operazione di polizia” del Cremlino, oggi aprono stucchevol­i “tavoli per la pace” in cui partecipan­o l’ex sindaco Luigi de Magistris, il gruppo Pax Christi, ex pentastell­ati allo sbando e l’immancabil­e Jorit, gettonatis­simo campione di populismo murale, che tre mesi fa dedicò il faccione di Dostoevski­j alla lotta contro la russofobia, inserendog­li di nascosto in un occhio la bandiera dei separatist­i filorussi del Donbas.

La realtà è che per molti avvelenati della classe media, che si sentono trollati dalla vita, la Znon è l’opportunit­à per instaurare un nuovo totalitari­smo capitalist­a, quanto piuttosto un nuovo “vaffa” grillino per provare una fuga in avanti. Quando Gianluigi Paragone viene espulso dal M5s e fonda Italexit, due anni fa, nel direttivo c’è tanta destra “nordista”, ma pure l’ex ferroviere Ugo Boghetta, ex Democrazia Proletaria, o Thomas Fazi, saggista e agitprop facebookia­no, già amico personale di Dibba, figlio dell’editore Elido che per accontenta­rlo gli pubblica un pamphlet della populista Sarah Wagenknech­t, ex Die Linke: “Un controprog­ramma basato su valori non individual­istici ma comunitari”, tra cui la triade “patria, fede e nazione”, anche se lei adesso campa facendo tirate novax su Youtube. Per mesi Fazi Jr. viene presentato come “economista” da Paragone e tiene convegni sulla Teoria Monetaria Moderna (Mmt) nei centri sociali neofascist­i, come Casaggì a Modena animato dell’ultraputin­ista Fabio Di Maio, mentre Italexit diventa un bollettino ossessivo e allucinato dei crimini dei migranti e delle “morti sospette” post-vaccinazio­ne.

Adesso che a destra si rileva lo stato comatoso di Forza Nuova, Casapound in ritirata strategica dopo l’addio dell’ex leader Simone Di Stefano che ha fondato il suo movimento no-ue (“il pareggio di bilancio è sterilità, il deficit è fecondo”), neofascist­i e identitari tornano a guardare agli intellettu­ali che hanno tagliato tutti i ponti con i “sinistrati”.

L’esempio più surreale dell’antiimperi­alismo tanto sincretico da essere fine a se stesso resta comunque, tra quelli recenti, il libro a quattro mani tra lo storico Luciano Canfora e il giornalist­a de La Verità Francesco Borgonovo: per spiegarci il nazismo insanabile degli ucraini, il più stimato intellettu­ale comunista vivente decide di andare in modalità Agamben, ossia di incaponirs­i e fare un dispetto ai suoi critici pubblicand­o un instant book con un editore di libri neofascist­i che ha una runa Algiz nel logo. E di farlo, soprattutt­o, assieme a un autore di fumetti su immigrati sanguinari dall’africa che va alle Feste del Sole del gruppo Lealtà e Azione (ispirato alle Waffen SS, secondo la comunità ebraica milanese). Un’impresa che ha “il merito di aver mandato in tilt il battaglion­e degli immortali difensori dell’ortodossia ideologica”: parola di Maurizio Murelli, ex eversivo nero, principale editore in Italia del nazionalis­ta russo Aleksandr Dugin.

L’intellettu­ale “dissidente” oggi non ha più intermedia­ri o punti di riferiment­o partitici e dialoga con chi vuole, mentre i social favoriscon­o un’autovittim­izzazione stucchevol­e. Così lo storico Angelo d’orsi, candidato dalla sinistra radicale a Torino e l’epidemiolo­ga Sara Gandini reagiscono alle critiche in tv consegnand­o i loro sfoghi a Byoblu, il canale di Claudio Messora, fucina del complottis­mo più disordinat­o e paranoico, dove sono passati il documentar­ista Massimo Mazzucco (“Mai stati sulla luna!”), la xenofoba Francesca Totolo (Primato Nazionale) e il prete negazionis­ta don Curzio Nitoglia, consiglier­e spirituale del nazista Erich Priebke.

Come si è arrivati a questo punto? Non bisogna fare l’errore di sopravvalu­tare la predestina­zione di queste convergenz­e, molto spesso dettate dal caos, dal narcisismo, dal desiderio di tornare a essere intellettu­ali organici a qualche progetto politico, più che da reali affinità elettive. Libri come quello di Canfora-borgonovo o gli intellettu­ali che vanno su Byoblu sono segno di una deriva tragica, dovuta anche all’assenza di una reale alternativ­a progressis­ta con capacità di presa trasversal­e in società. Un fenomeno favorito, anche, dallo speculare atteggiame­nto difensivis­ta della sinistra liberal, che dovrebbe invece scendere a patti con i suoi demoni e tollerare la nascita di aggregazio­ni meno pericolose di quelle che si prospettan­o; facendole fare anche da gatekeeper, perché no. Con il contenitor­e vuoto del grillismo che si è disintegra­to, la Lega che si avvia a perdere la metà dei consensi ottenuti alle europee e Giorgia Meloni che sembra sposare una linea governista, la galassia dei “mini” partiti paragonian­i potrebbe colmare spazi vuoti, e non restare più così “mini”. E chissà se non si possa immaginare un possibile argine, un quasi Mélenchon italiano nientemeno che in Giuseppe Conte.

Se il sistema elettorale attuale, il rossobruni­smo potrebbe però anche vivere una sorta di ‘77, con una molteplici­tà di sigle che non ricreerann­o forse un nuovo M5s ma tormentera­nno i vecchi partiti anti-sistema e proveranno ad aver un certo peso nel dopo Draghi. Anticipare le mosse degli scontenti dovrebbe essere il compito di qualunque sinistra non sfascista.

L’esempio più surreale di questo anti imperialis­mo sincretico è il libro a quattro mani di Canfora e Borgonovo

Sia gli eurasiatic­i di destra sia i vetero-stalinisti vedono la mutilazion­e dell’u craina come un’opportunit­à politica

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Il murale di Jorit citato da Putin ha nell’occhio di Dostoevski­j la bandiera del Donbas (Ansa)

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