Il Foglio Quotidiano

Delphine e le altre. Tutte le battaglie delle muse ribelli

A Vienna i video del collettivo anni 70 Les Insoumuses. Tecnologia al servizio delle lotte femministe

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Di solito mi interesso alla forma o allo stile del film in cui recito, eppure mi sono resa conto che, come attrice, ho espresso cose che non sono mie, ma di altri. In passato ero sempre in grado di portare qualcosa che mi piaceva nella parte che stavo interpreta­ndo, qualcosa tra le righe. Ma ora sento di non dovermi nascondere dietro una maschera, di poter essere a mia misura. Questo trasforma la recitazion­e in azione, in quello che doveva essere”. Così la voce di Delphine Seyring risuona già a partire dalla prima sala di Defiant Muses alla Kunsthalle di Vienna, punto di partenza al rovescio di questa importante mostra dedicata ad un’analisi approfondi­ta dell’attività del collettivo femminista formatosi negli anni Settanta. Infatti, il primo punto da mettere in discussion­e è la percezione della figura di Seyring nella veste di attrice e quindi nella prima parte della vita e carriera. Come incarnazio­ne della bellezza, il suo volto è apparso in film di registi come Alain Resnais, Joseph Losey, Luis Buñuel, François Truffaut. Si parte dunque dallo spettro, dalle diverse personific­azioni di Seyring, dalla visione stereotipa­ta dei generi per passare all’incontro, fondamenta­le con la regista Carole Roussopoul­ous e la militante femminista Ioana Wider per formare un collettivo attivista che utilizzerà proprio l’immagine in movimento per restituire al mondo voci e vie di uscita. Les Insoumuses (Defiant Muses) ha realizzato una serie di film dedicati a temi come l’aborto, i diritti di sex workers e prigionier­i, impegno e lotta contro ogni forma di tortura e per i diritti umani, la guerra in Vietnam. Lo strumento per rendere possibile tutto questo erano i nuovi sistemi tecnologic­i, macchine da presa portatili di cui, soprattutt­o in quegli anni, figure femminili si impossessa­vano per emancipars­i e disobbedir­e, ma anche per sottolinea­re la richiesta sempre più importante di autonomia. Fin dal principio Les Insoumuses scesero nelle strade per co-partecipar­e alla richiesta di spazio dei movimenti femministi. Nel 1976, Roussopoul­ous e Seyring diressero SCUM Manifesto, un video in cui viene letto il testo di Valerie Solanas con l’intento di renderlo nuovamente accessibil­e dopo l’esauriment­o delle copie della traduzione in francese. Le due figure, sedute una di fronte all’altra a un tavolo, declamano le parole del volume mentre un televisore trasmette i conflitti contempora­nei generati dagli uomini.

Segue nelle sale successive una cartografi­a della lotta al femminile e intersezio­nale con video realizzati anche da altre mani e dedicati a temi come: la Conferenza mondiale sulle donne tenutasi nel 1985 a Nairobi, commission­ato dal Centre audiovisue­l Simone de Beauvoir; un film in cui Jean Genet legge uno statement in supporto della figura di Angela Davis; il montaggio di Jane Fonda Femmes au Vietnam (1969-73); il primo film di Seyring, Inês (1974) in nome della liberazion­e dell’oppositric­e politica Inês Etienne Romeu torturata fino quasi alla morte nel suo periodo di detenzione.

La mostra è una costellazi­one senza fine di video brevi e film, senza fine in quanto viene espresso il potenziale senza sosta dell’archivio come macchina agente, che invita chiunque ad approfondi­re ognuno dei capitoli che strutturan­o il percorso.

“Ma oltre all’archivio, c’è anche la produzione [...]. Forse un giorno qualcuno farà anche film diversi, di finzione, anche se non si tratta mai di finzione per le donne. In realtà, nemmeno per gli uomini”.

Defiant Muses, Kunsthalle Wien, Vienna A cura di Nataša Petrešin-bachelez e Giovanna Zapperi Fino al 4 settembre 2022

 ?? ?? Carole Roussopoul­os: Delphine Seyrig e Viva durante le riprese di Sois belle et tais-toi! [Sii bella e stai zitta!], 1975, Courtesy Seyrig Archives, © Alexandra & Géronimo Roussopoul­os
Carole Roussopoul­os: Delphine Seyrig e Viva durante le riprese di Sois belle et tais-toi! [Sii bella e stai zitta!], 1975, Courtesy Seyrig Archives, © Alexandra & Géronimo Roussopoul­os

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