Il Foglio Quotidiano

Il Pizzino

- di Massimo Minini

Leggere e scrivere.

E pensare che c’è chi scrive ogni santo giorno.

Io ormai ho ridotto il mio impegno al minimo e, nonostante questo, imbratto pagine e pagine. Ci sono due cose che non mi vengono più: scrivere a mano su un foglio e pensare.

Pensare? Non ci penso proprio. Come si fa? Mi metto lì e penso? Magari sdraiato sul divano, no meglio il tappeto. Oddio sarà meglio uno Shirvan o un Transilvan­o? Un tappeto lineare, pochi ghirigori, poche boteh, più minimalist­a. E poi come inizio? Faccio le respirazio­ni tibetane? Già, ma ho dimenticat­o la sesta. Oddio com’era la sesta respirazio­ne? Ci penso (appunto) vediamo nel frigo cosa c’è: il frigo aiuta il pensiero.

No, pensare non mi riesce, scrivere nemmeno, non capisco più la mia calligrafi­a. Anno dopo anno rimpicciol­isce, aiuto! Quando rileggo non decifro la mia scrittura. Poco male, apro l’ipad, lui si che scrive bene. Ha un solo difetto: siccome scrivo di notte a volte mi addormento, le dita sulla tastiera, spesso su delete. Quando mi sveglio il testo è sparito. Qualche volta ho pianto.

Ho imparato a scrivere da poco, prima erano solo ovvietà. Ma quando hai trovato l’argomento, lo hai fissato e scritto, poi devi correggerl­o più volte, lasciarlo decantare come un caffè turco, limare, trovare i sinonimi per evitare le ripetizion­i.

Ecco fatto, ora mail… mandato. Venerdì esce. Chissà cosa diranno! Questa volta ho dato il meglio.

Ma… niente, nessuna reazione, nemmeno gli amici, i colleghi, gli altri che scrivono, chissà magari loro hanno un pubblico che li incoraggia o li critica. Ma dite qualcosa per favore! Per chi scriviamo sennò? Niente. Manzoni aveva trentasei lettori. Io ne ho uno solo: scrivo per me. Mi scrivo e mi leggo.

Questa poi.

Ho da poco pubblicato un libro “SCRITTI” (Silvana editrice) grande formato solo testi, nemmeno una foto, sono 420 pagine fitte fitte. Il libro va bene, lo vendono (lo comprano) ma non lo leggono. I libri oggi si sfogliano, guardi l’indice, i commenti, i risguardi. Hai già capito. Basta così.

Peccato, per decidere se mettere virgola oppure due punti, ci ho speso sette minuti.

Meglio scrivere senza punteggiat­ura, come faceva Kerouac.

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