Il Foglio Quotidiano

Il cimitero ebraico di Urbino, luogo ideale per rileggere “Giacomo Joyce”

Si trova a poca distanza da Gadana. Federico da Montefeltr­o fu protettore di ebrei e ne promosse le attività

- Manuel Orazi

Solo un conte bastardo, posseduto da un’ambizione sproporzio­nata per il suo piccolo stato appenninic­o, poté rivaleggia­re con Lorenzo il Magnifico. Si tratta naturalmen­te di Federico da Montefeltr­o, nato seicento anni or sono a Gubbio – allora parte del ducato di Urbino – e in procinto di essere celebrato insieme con uno dei suoi architetti, il senese Francesco di Giorgio, con una mostra a Palazzo Ducale dal 23 giugno. Oltre che con i pittori, letterati, umanisti vari, Federico fu assai liberale anche con gli ebrei: numerose erano le famiglie di prestatori, medici, orafi, conciatori di pelle, tipografi a Orciano, Mondolfo, Mondavio, Pergola, Pesaro, Fano e Senigallia. Nella sua ricca biblioteca, che è il nucleo fondante di quella Vaticana, erano presenti ottantadue manoscritt­i ebraici e fra i ventotto dotti ritratti nello studiolo comparivan­o anche Mosè e Salomone. Il Duca era pur sempre un uomo d’armi, quando era in guerra il suo stato guadagnava, viceversa in tempi di pace aveva bisogno di uno stimolo economico fondamenta­le come i banchieri ebrei di Cagli, Fossombron­e, Sant’angelo in Vado e ovviamente Urbino. A poca distanza da Gadana, lungo la strada che la collega alla frazione di Pieve di Cagna, si trova l’antico cimitero ebraico di Urbino. Una prima presenza ebraica documentat­a risale alla metà del Trecento, nella zona denominata ancora oggi “Monte degli Ebrei” e dove da sempre risulta esservi stato il luogo di sepoltura. I lavori di costruzion­e di un nuovo cimitero, che si trova in una posizione più elevata rispetto a quello antico, iniziarono nel 1874 poiché a causa del terreno franoso le tombe venivano distrutte dagli smottament­i, ma i guai non finirono qui. Numerose furono le azioni vandaliche negli anni a seguire: dopo una di queste nel 1887, lo studente Vittorio Bemporad denunciò il fatto su “Il Corriere Metaurense” con un lungo articolo. Dopo i disastri ben peggiori del ’900, il piccolo cimitero sopravvive oggi ricoperto da una folta vegetazion­e, ritornato alla dimensione medievale di ortaccio o campaccio – come veniva chiamato allora. E’ quasi sempre chiuso vista l’estinzione della comunità urbinate, ma pur sempre il luogo ideale dove rileggere Giacomo Joyce, “Intorno a me cadaveri di ebrei giacciono a marcire nella terra del loro camposanto. Ecco la tomba della sua gente: pietra nera, silenzio senza speranza”.

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Cimitero ebraico, località Monte degli ebrei, Urbino

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