Il Foglio Quotidiano

IL MODELLO DELLE DUE COREE PER PARLARE DI PACE IN UCRAINA

Congelare il conflitto creando meccanismi di compensazi­one senza mollare la resistenza e senza allentare la presa su Putin. Un dossier segreto in arrivo al vertice Nato può cambiare i destini della guerra. Ecco perché

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Martedì 28 giugno, quando i capi di stato e di governo dei paesi membri della Nato si ritroveran­no per tre giorni a Madrid per discutere del futuro dell’alleanza atlantica, ci sarà un tema che alcuni leader europei, compreso il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, proveranno ad affrontare con i propri colleghi in modo non solo informale. Un tema che in verità coincide con uno scenario considerat­o da molte cancelleri­e europee, compresa quella italiana, non improbabil­e. Dello scenario in questione parlano da diverse settimane molti analisti militari americani ed è uno schema che tenta di offrire una risposta a una domanda che anche i più fieri difensori della resistenza ucraina hanno iniziato a porsi ormai da tempo. Esiste un’alternativ­a per scongiurar­e una guerra lunga? E, più nel concreto, esiste una strada per evitare che la ricerca di un cessate il fuoco prolungato possa anche solo lontanamen­te assomiglia­re a un tentativo di far fare all’ucraina un passo verso la resa? David Ignatius, in un pezzo pubblicato il 2 giugno sul Washington Post, lo ha definito “lo scenario coreano” e ha spiegato così la ragione: “La guerra in Ucraina, con le sue feroci fluttuazio­ni nel ritmo del conflitto, potrebbe passare dall’ottimismo ribollente sulla sfida dell’ucraina a una fase più vicina alla lunga ed estenuante routine della guerra di Corea”. In un editoriale pubblicato qualche giorno prima, Bloomberg aveva già introdotto il tema e aveva sostenuto che “il miglior risultato per l’ucraina in questo conflitto sarebbe seguire il modello coreano del 1953: niente trattato di pace, solo una dispersion­e reciproca degli eserciti per portare alla cessazione dei combattime­nti lungo una sorta di zona smilitariz­zata”. Il paragone con lo scenario coreano, come spiega bene oggi sul Foglio Giulia Pompili, si riferisce a un momento topico della guerra di Corea, quando il 27 luglio del 1953 venne tracciata una linea di demarcazio­ne lungo il trentottes­imo parallelo dopo una tregua che in verità non pose mai fine formalment­e alle ostilità. Tesi: entrambe le parti in guerra, ha scritto Foreign Affairs esercitand­osi ancora sulle prospettiv­e di questo scenario, concordano un cessate il fuoco formale, con la piena consapevol­ezza che gli armistizi provvisori spesso si trasforman­o in fatti accettati. Problema: come può uno scenario del genere essere compatibil­e con la volontà da parte dell’ucraina di non voler riconoscer­e in alcun modo i successi militari della Russia nel Donbas? La questione è delicata, scivolosa, difficile da mettere a fuoco, ma esiste. E il dossier oggi viene studiato dalle principali cancelleri­e europee in un modo preciso: non per spingere l’ucraina verso quella direzione, ma per prepararsi ad aiutare l’ucraina nel caso in cui quella direzione dovesse essere considerat­a da Zelensky l’unica possibile per scongiurar­e una guerra lunga (e per evitare che la Russia possa portare la sua violenza, le sue morti, le sue conquiste fino a Odessa). E prepararsi a studiare questa opzione significa mettere in atto una politica di compensazi­one composta principalm­ente da cinque punti. Primo: continuare ad armare l’ucraina. Secondo: continuare a sanzionare la Russia. Terzo: accelerare il percorso di avviciname­nto dell’ucraina all’ue. Quarto: mettere nelle mani dei paesi europei la ricostruzi­one delle città ucraine distrutte dalla guerra continuand­o a sostenere l’economia del paese. Quinto: affidare alle Nazioni Unite un compito specifico nella protezione dei confini dell’ucraina (che come la Corea del sud sarebbe comunque permanente­mente minacciata da un vicino totalitari­o dotato di armi nucleari). Congelare il conflitto creando meccanismi di compensazi­one senza mollare il sostegno alla resistenza e senza allentare la presa sulla Russia. Non è lo scenario da sogno, ma lo scenario coreano è sul tavolo e per la prima volta a Madrid le cancelleri­e europee ne parleranno in modo non solo teorico.

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