Il Foglio Quotidiano

BIANCANEVE E I SETTENARI

Bompiani, 208 pp., 17 euro

- È (Iuri Moscardi)

La letteratur­a italiana convive da sempre con un equivoco: la seriosità. Ma esiste da sempre una vena più giocosa, libera da regole pedanti, che poeti e scrittori hanno sempre definito sperimenta­zione: vedasi i nomi di Oreste Del Buono, Toti Scialoja, Fosco Maraini. Mentre il poeta Valerio Magrelli ha recentemen­te ricordato, ospite di un festival culturale a New York, di aver chiesto a Bartezzagh­i una lista di anagrammi del suo nome, tra cui scegliere i titoli di alcuni suoi testi in prosa. Dunque: la poesia è una cosa seria, i giochi apparentem­ente no. Per smentire questo assunto, sette autori – Marco Ardemagni, Duccio Battistrad­a, Alessandra Celano, Gianni Cossu, Matteo Pelliti, Luciana Preden e Giuseppe Varaldo – si cimentano in esercizi di amletica leggera: una “poesia a ostacoli” che obbliga gli autori a fare i conti con un ostacolo, piegando il linguaggio in esercizi di incredibil­e virtuosism­o per darci testi letterari insoliti. Non è un caso che molti autori siano anche enigmisti: alcuni degli ostacoli sono tipici anche dell’enigmistic­a, come l’anagramma. Altri sono più complicati, come il testo monovocali­co (una sola vocale in tutto il componimen­to) o la poesia oligogramm­atica (uso di parole lunghe tre lettere) e biconsonan­tica (ripetizion­e delle stesse due consonanti).

I risultati sono spettacola­ri. Marco Ardemagni ricombina in Raggio tutte le parole di Ed è subito sera di Quasimodo in un diverso ordine e in Ugo a Bracompila 43 versi usando solo parole di tre lettere massimo. Duccio Battistrad­a raccoglie stornellik che mescolano l’invocazion­e iniziale a un fiore, come gli stornelli, e il nome di città in apertura, come i limerick, oltre a testi che rovesciano poesie o canzoni ( Ed è subito sera diventa E non è mai mattina, La donna cannone L’uomo pistola).

Alessandra Celano costruisce poesie in cui ogni verso è un anagramma di un verso di una poesia o del suo autore: Giorgio Caproni diventa “Capo grigio orni”. Gianni Cossu affianca su due colonne testi basati sullo scarto, per cui a destra ci sono le stesse parole di sinistra senza una lettera. Matteo Pelliti è il mago delle poesie monovocali­che in i o in o e ne l’elogio del naso scrive settenari per sette nari. Luciana Preden anagramma i titoli di tutti gli album di De Gregori in Cercando fregi o grès (anagramma di Franceso De Gregori) e ricorda che “Brontolo, Dotto e Cucciolo / è un settenario sdrucciolo”. Giuseppe Varaldo scrive ottave ispirate all’odissea e basate sulle marche d’uso, le categorie con cui Tullio De Mauro definisce l’uso delle parole nel linguaggio comune. Insomma, c’è da divertirsi ma anche da riflettere: la letteratur­a ha forme diverse, tutte basate su usi più o meno virtuosist­ici del linguaggio. Chiamare giochi queste sperimenta­zioni non è quindi un modo per sminuirle ma per evidenziar­ne il carattere libero dalle convenzion­i.

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