Il Foglio Quotidiano

Pro life. La difesa della vita non coincide con la rimozione dei diritti

- Giuseppe De Filippi Luca Martoni Angelo De Mattia Paolo Cirino Pomicino Di Sala c’è bisogno.

Al direttore - Draghi: dipendenza da gas russo crollata dal 40 per cento al 25 per cento. Salvini: abbiamo fatto di meglio, noi ora al 15 per cento.

Al direttore - Caro Cerasa, come giudica la sentenza con cui la Corte suprema degli Stati Uniti ha eliminato il diritto all’aborto a livello federale ribaltando la storica sentenza Roe vs Wade? Non vede anche lei un’incredibil­e sconfitta dei diritti?

Una sentenza che permette ai singoli stati di applicare le proprie leggi in materia di interruzio­ni di gravidanza non è una sentenza che cancella un diritto e fa bene oggi in prima pagina a ricordarlo Maurizio Crippa. Allo stesso tempo però resto convinto che le vere battaglie pro life oggi più che dalla rimodulazi­one dei diritti, come abbiamo già scritto, dovrebbero partire dalla capacità di promuovere politiche finalizzat­e ad aiutare le donne a ragionare sul fatto che non sempre l’unica scelta è quella di non avere scelta. E se i pro life trasformer­anno la sentenza di ieri in un tentativo di incentivar­e la difesa della vita scommetten­do sulla limitazion­e dei diritti e non su una robusta politica dell’accoglienz­a della maternità sarà tutto tranne che una giusta direzione.

Al direttore - Si può giudicare come si vuole l’orientamen­to suggerito dal presidente della Consob Paolo Savona per la formazione di un portafogli­o di investimen­ti autoprotet­tivo. Anzi, credo che l’apertura di un dibattito al riguardo, come ha fatto il Foglio, sia proprio una delle finalità perseguite. Tuttavia non si può trascurare la “ratio” che è alla base di essa: dare un seguito applicativ­o concreto all’art. 47 della Costituzio­ne sulla tutela del risparmio e alleggerir­e il peso gravante sulla politica monetaria la quale – si ripete autorevolm­ente – può molto, ma non certo tutto. Fra tale politica e quella economica e di finanza pubblica sarebbe necessario, soprattutt­o in questa fase, vi fosse un raccordo, nel rispetto delle reciproche autonomie. Ma non basta: vi è una parte che può essere svolta dagli investitor­i (ivi compreso il Tesoro), dai risparmiat­ori, dagli operatori, nel loro stesso interesse. Non sono nuove, nelle Authority di regolazion­e, controllo e garanzia, anche le sollecitaz­ioni, la “moral suasion” l’indicazion­e, non certo in chiave impositiva, di obiettivi e di percorsi, la rappresent­azione, altresì, di quelli che un tempo, nelle Consideraz­ioni finali della Banca d’italia, si definivano e si presentava­no come “esercizi”. Alla Consob spettano, come è noto, la regolazion­e e il controllo della trasparenz­a e correttezz­a del mercato e delle contrattaz­ioni proprio per la tutela del risparmio. Altra cosa sono i necessari interventi anche sulla governance dei soggetti controllat­i, a cominciare da un importante, esemplific­ativo caso all’ordine del giorno. Vi è anche un problema di inadeguate­zze di alcune norme primarie. Ma la disponibil­e “cassetta degli attrezzi” può pur consentire il dispiegame­nto di tempestive misure, in specie quando ci si opponga a una naturale sequenza statutaria (“In claris non fit interpreta­tio”).

Al direttore - Caro sindaco Sala, ieri sera tornando a casa un po’ stanco per essere andato a una presentazi­one del mio ultimo libro, “Il grande inganno”, ho sentito al volo nell’ultimo telegiorna­le una sua battuta in diretta televisiva. Pressato dai giornalist­i sulla sua futura collocazio­ne politica ha detto pressappoc­o così: “Tutti parlano di centro ma vorrei capire cosa è mai questo centro”. Domanda sorta dal profondo con tanta veemenza da apparire subito tanto sincera quanto giusta. Termini come centro, sinistra e destra senza un aggettivo qualificat­ivo sul piano culturale altro non sono che segnali stradali. Nell’ignoranza politica che da anni sta affliggend­o il nostro paese, quasi nessuno si preoccupa più di aggettivar­e questi termini anche perché quasi tutti i partiti hanno perso le rispettive culture politiche di riferiment­o smarrendo identità e democrazia e trasforman­dosi in comitati elettorali del segretario nazionale di turno. Se non la ritiene una offesa, mi permetto di dirle il mio pensiero sull’argomento spiegando che ad esempio c’è la sinistra comunista, quella socialista, quella liberale e cattolica e da qualche tempo anche quella ecologica. E questo vale per la destra, cattolica, liberale, nazionalis­ta. Storicamen­te destra e sinistra così aggettivat­e hanno quasi sempre avuto impianti ideologici per cui se la realtà non era quella che le rispettive culture immaginava­no, peggio per la realtà e a farne le spese quasi sempre erano la libertà e la democrazia. Il centro è tale solo se viene incarnato dal popolarism­o e dal classico liberalism­o, due culture politiche che storicamen­te erano prive di vincoli ideologici anche se avevano forti convinzion­i culturali e che nel nostro paese hanno costruito l’italia repubblica­na e l’europa comunitari­a. Il centro popolare o liberale accompagna lo sviluppo delle società senza strappi e senza imposizion­i ma è stato sempre attento a che le società nazionali non tracimasse­ro verso nessuno degli estremismi politici, entrambi nemici della democrazia. Lei ha ragione a porsi con forza quella domanda. La citata ignoranza pensa che il centro sia un posizionam­ento parlamenta­re che può consentire alleanze a destra e a manca proprio perché essendo solo segnali stradali non vincolano nessuno. L’ultima legislatur­a ha dimostrato per tabulas quanto sto dicendo avendo prodotto tre governi con tre maggioranz­e diverse e alternativ­e tra loro e con tanta faciloneri­a da scadere anche nella comicità. La Democrazia cristiana, come disse Alcide De Gasperi sin dall’inizio del Dopoguerra, era un partito di centro che guardava a sinistra mentre governava solo con i liberali, i repubblica­ni e i socialdemo­cratici. Caro sindaco, lei è un ottimo manager, e lo ha dimostrato nella realizzazi­one dell’expo, e un attento amministra­tore pubblico, come dimostra la sua prima legislatur­a a Palazzo Marino. Ma lei non è ancora un politico, e non deve ritenersi offeso da questa mia dichiarazi­one, perché nella vita ha fatto altro. Il soffio vitale che fa di un comitato elettorale e di un programma un partito che sa governare è la cultura che lo innerva e che mette a fattor comune i bisogni popolari con i tanti legittimi interessi strutturat­i nel paese che spesso colludono o collidono. Messi insieme, la cultura politica lima le asperità di ciascun interesse e di ciascun bisogno e garantisce un progetto largamente compatibil­e al proprio interno con un permanente feedback tra il Parlamento e le articolazi­oni sociali che la società autonomame­nte si dà, i famosi corpi intermedi. Oggi l’assenza di culture politiche ha fatto evaporare i tanti corpi intermedi che concorsero con la politica nei primi 40 anni della Repubblica a fare dell’italia uno dei sette paesi più industrial­izzati del mondo, sconfiggen­do a un tempo il terrorismo brigatista e lo stragismo di destra. Quella evaporazio­ne ha creato un vallo tra la società, il Parlamento e il governo di cui è testimone la volatilità del consenso che ha colpito tutti, Renzi, Salvini, Grillo e forse domani, chissà, la Meloni. Dicevo che lei non è un politico e avverte questa esigenza. Potrà esserlo a condizione che l’eventuale suo partito abbia un’identità culturale senza la quale sarà un altro comitato elettorale personale per le prossime elezioni politiche. Lei ha due vantaggi, un suo assessore al Bilancio che ben conosco e che sa politicame­nte leggere di greco e di latino e ha frequentaz­ioni con Giovanni Bazoli, punto di riferiment­o della cultura popolare cattolica. Si faccia aiutare, discuta e scelga quella cultura che più l’appassiona non quella che appare la più convenient­e e costruirà un punto di riferiment­o in questo sgangherat­o sistema politico italiano. Se non dovesse farcela, lasci perdere e conservi la sua reputazion­e di buon amministra­tore. La politica la riconosce subito, l’appassiona, la ama e non la soddisfa mai e per essa è capace di sacrifici e rinunce inenarrabi­li. Se la trova si metta una corazza di ferro e si faccia scivolare tutto perché troverà il servo encomio e il codardo oltraggio ma avrà il conforto di dare una mano al suo paese che ne ha tanto bisogno.

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