Il Foglio Quotidiano

Un mondo senza plastica. Aiuto

- (c. s.)

Come

sarebbe un mondo senza plastica? Sicurament­e, complicato. Lo conferma l’esperienza della catena inglese di supermerca­ti Iceland, che ha provato a eliminare gli imballaggi in plastica dai suoi scaffali. Con quali risultati? In alcuni casi la carta – il principale succedaneo della plastica – si è rivelata inadatta: le banane e la lattuga marciscono più rapidament­e o si rovinavano; idem il bacon. I clienti evitano di acquistare il pane avvolto nelle buste di carta, non volendo un prodotto nascosto alla vista. Allora si è pensato bene di lasciare dei buchi nella carta, per esempio delle patate: ma allora l’involucro si lacera. Inoltre, con la crisi delle materie prime in atto, la carta ha raggiunto costi proibitivi e non è neppure detto che abbia un impatto ambientale inferiore alla plastica, almeno secondo alcuni. E, per di più, i gestori dei supermerca­ti hanno notato un incremento dei furtarelli perché gli involucri di carta sono più facili da nascondere, a differenza di quelli più rigidi e ingombrant­i di plastica. Ciò non significa necessaria­mente che abbandonar­e le plastiche monouso e non riciclabil­i sia impossibil­e e neppure che sia indesidera­bile. Significa, per usare le parole di Richard Walker, figlio del fondatore di Iceland, che “se entri nei nostri negozi vedi ancora un muro di plastica. E’ frustrante ma non si può andare dalla A alla Z in un battito di ciglia”. L’esperienza di Iceland, che ha avviato questa campagna nel 2018 e spera di completarl­a entro il 2023, conferma semmai che, se usiamo tanta plastica, non è senza motivo. Non si tratta della cattiveria delle multinazio­nali, ma delle caratteris­tiche che fanno della plastica un materiale sicuro, resistente e igienico per la conservazi­one degli alimenti. Forse la soluzione non andrebbe cercata nell’eliminazio­ne della plastica, quanto meno non in quegli utilizzi di cui non esistono ancora alternativ­e migliori. Una campagna per l’uso responsabi­le della plastica e per migliorare i sistemi di raccolta e trattament­o è meglio di una crociata contro di essa.

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