Il Foglio Quotidiano

Pnrr, missione compiuta: conseguiti i 45 obiettivi del semestre

- (val. val)

Roma. L’impression­e, almeno a giudicare dall’umore dominante a Palazzo Chigi, è che da festeggiar­e ci sia poco, se è vero che al come e al quando dare il lieto annuncio nessuno pare averci pensato: e anzi, la settimana prossima, alla Camera, col deposito degli emendament­i al già travagliat­issimo ddl Concorrenz­a, il dossier del Recovery plan tornerà a imporre la sua dose necessaria di tribolazio­ne.

O magari è solo dissimulaz­ione ben esercitata, uno sfoggio di rigore che non deve tradire alcuna rilassatez­za. Perché in realtà Mario Draghi soddisfatt­o lo è davvero: raggiunger­e anche questo semestre tutti gli obiettivi fissati nel Pnrr era un traguardo obbligato, ma non per questo scontato. E invece al conseguime­nto della missione semestrale stavolta ci si è arrivati con un’ansia minore di quella con cui si affrontò il giudizio della Commission­e a dicembre scorso, quando per convincere gli ispettori di Ursula von der Leyen sulla bontà del pacchetto sulla riforma degli appalti ci vollero missioni diplomatic­he e buone conoscenze personali. Ora, invece, quando al giorno del giudizio manca ancora una settimana, di fatto, resta da ottenere solo un paio di bollinatur­e finali sul dossier energetico – formalità, pare – e poi tutto sarà pronto. Il governo potrà inviare a Bruxelles il plico con la documentaz­ione riguardant­e i 45 obiettivi conseguiti e attendere così l’arrivo della rata da 24 miliardi (tra prestiti e sovvenzion­i), che verrà liquidata però non prima di settembre.

Non si potrà aspettare l’autunno, invece, per iniziare a lavorare sui 55 obiettivi per il secondo semestre del 2022, ché la marcia del Pnrr è di quelle che non ammette pause. E invece di lungaggini, sulla legge per la Concorrenz­a, ce ne sono state fin troppe: per questo la già annunciata baruffa sui taxi alla Camera, dopo quella sui balneari già consumatas­i al Senato, va sedata subito. Perché entro dicembre bisognerà poi varare tutti i decreti attuativi.

Di buono, però, c’è il consolidar­si di quello che il sottosegre­tario alla Presidenza Roberto Garofoli definisce “un metodo”: un processo di progressiv­a armonizzaz­ione tra stato centrale e amministra­zioni locali nell’iter di attuazione dei progetti, che ha permesso di “mettere a terra”, come si dice, già 40 miliardi. L’altro dato positivo riguarda il Mite: il ministero di Roberto Cingolani, interessat­o da una riorganizz­azione interna ancora da ultimare, era uno degli osservati speciali, in questo semestre, coi suoi 11 obiettivi da conseguire. E ce l’ha fatta.

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