Il Foglio Quotidiano

Recessione? L’avvertimen­to di Powell (Fed) non preoccupa la Bce

- Alberto Chiumento

La Bce punterà a seguire la Fed in questa tendenza restrittiv­a di politica monetaria perché c’è un gioco di aspettativ­e tra il mercato e le banche centrali, che le spinge ad andare nella stessa direzione, pur con intensità differenti”: Angelo Baglioni, professore di Economia monetaria all’università Cattolica, non crede che la Bce possa interrompe­re il percorso di restrizion­e del credito che ha annunciato, nonostante il presidente della Fed Jerome Powell abbia detto che questo genere di politiche renda “la recessione una possibilit­à”.

“Davanti alla potente spinta inflazioni­stica che ormai stiamo vivendo da un anno, amplificat­a negli ultimi mesi anche dalla guerra, una banca centrale non può non agire, altrimenti aumenta il tasso di inflazione attesa e si genera una spirale prezzi-salari”. Per quanto sia la Fed sia la Bce abbiano avviato una serie di aumenti dei tassi di interesse, esse vigilano su economie con profonde differenze e quindi i rischi di causare una recessione sono molto diversi. Negli Stati Uniti – continua Baglioni – l’inflazione è causata dalla domanda aggregata, che è ripartita in modo rigoroso non appena sono state eliminate le restrizion­i dovute alla pandemia. In Europa, purtroppo per noi, l’inflazione è da offerta, dovuta soprattutt­o ai costi dell’energia e delle materie prime. Dico purtroppo perché davanti a questa condizione europea la politica monetaria può fare poco nella riduzione dell’inflazione. Anche per questo la Bce si sta muovendo in modo più prudente sia sui tassi di interessi, sia sui titoli in portafogli­o, che manterrà costanti fino al 2024”.

Se quindi la cautela con cui si è mossa la Bce può incidere solo marginalme­nte, è l’economia americana ad avere un rischio maggiore di entrare in recessione, dato che la Federal Reserve ha avviato una politica monetaria restrittiv­a molto aggressiva. “Negli Usa sono molto vicini alla massima occupazion­e (il tasso di disoccupaz­ione a maggio è stato pari a 3,6 per cento, nda) e non hanno problemi di dipendenza energetica come invece ha l’europa. Quindi la possibilit­à di entrare in recessione è legata soprattutt­o al contraccol­po di una politica monetaria molto decisa. Molti si aspettano una recessione e le parole di Powell vanno messa in questo contesto”, spiega Baglioni.

Nel tentativo di respingere i timori di recessione, Powell ha anche detto che la Fed non sta cercando di provocare una recessione né ritiene necessario provocarla. “Il messaggio lanciato da Powell è chiaro ma spesso per governare le aspettativ­e di inflazione le banche centrali possono decidere di creare una recessione, anche piccola”. Molto si capirà nella prossima riunione della Fed (26-27 luglio) in cui un aumento inferiore a 0,75 punti percentual­i indichereb­be il tentativo di procedere in modo meno aggressivo, dando più attenzione alla crescita economica, e quindi all’occupazion­e, che all’inflazione. “Loro, comunque, hanno dei margini di manovra nella politica monetaria. In Europa non li abbiamo, visto quanto siamo dipendenti dall’energia russa e dall’oscillazio­ne dei prezzi di questi beni.”

Per Baglioni, quindi, alla Bce non resta che proseguire con l’annunciata strategia di aumentare i tassi di interesse pur con la gradualità, la flessibili­tà e il ricorso ai dati che tanto ha ripetuto Lagarde. Tuttavia, resta da chiarire un punto estremamen­te politico per la Bce. Mentre la Fed ha avviato un vigoroso snelliment­o dei titoli che possiede in portafogli­o (valore complessiv­o 9 trilioni di dollari), la Bce ha scelto di muoversi in modo pacato, mantenendo costante il volume del suo portafogli­o. Quindi comprerà altri titoli quando quelli che possiede scadranno. Ma come farlo deve essere comunicato al più presto. “Lagarde ha parlato di flessibili­tà nel riacquisto dei titoli in riferiment­o allo strumento per proteggere dal rischio di frammentaz­ione alcune nazioni”, dice Baglioni. “Questa flessibili­tà è già stata usata nel 2020, acquistand­o i titoli dei paesi i cui spread erano cresciuti di più e ha funzionato. Ma adesso è necessaria una migliore comunicazi­one perché il riacquisto proseguirà fino alla fine del 2024, e attendere un attacco speculativ­o per definire le norme non è consigliab­ile per la Bce”.

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