Il Foglio Quotidiano

Molti di più di undici

- Mauro Berruto

C hi siamo? Bella domanda. Siamo un collettivo di esseri umani, nato, vissuto e cresciuto all’interno della Curva Ovest dello stadio Paolo Mazza di Ferrara, dai tempi in cui ancora si chiamava Comunale. Siamo ultras? Sì, alcuni, non tutti. Siamo un gruppo eterogeneo, composto da insegnanti, cooperator­i, film maker, organizzat­ori di eventi, metalmecca­nici, architetti, impiegati pubblici e privati, scrittori e allenatori di calcio. Nasciamo per un’esigenza comune, quella di far capire che il mondo della Curva non è solo lo stereotipo rappresent­ato dal comune sentito dire”. Il primo libro di oggi non può che essere introdotto da questa descrizion­e degli autori, perché questo volume è il frutto di un esperiment­o di scrittura collettiva: “Siamo più di undici ad avere scritto questo primo romanzo collettivo autoprodot­to dalla curva Ovest, una piccola rivoluzion­e nell’ambito dell’editoria indipenden­te”. Si tratta di: Collettivo L.A.P.S., Curva Ovest Ferrara, Più di undici (Laboratori­o Autonomo Produzioni Spalline, 2022). Potremmo definirlo un romanzo di viaggio poiché l’incipit, dopo la bella prefazione di Pierluigi Pardo, è legato al sorteggio che vede la pallina della S.P.A.L. abbinata a quella del Rapid Bucarest nel primo turno di un’ipotetica Europa League.

È l’innesco di una storia che, dopo un periodo così lungo di distanza fisica imposta e stadi a porte chiuse, mette in moto verso la Romania un eterogeno gruppo di tifosi (un falegname narcoletti­co, un rapinatore di periferia, un’impiegata compulsiva e un po’ xenofoba, un cameraman di film porno, una studentess­a di filosofia, un ottantenne in fuga da una casa di riposo e così via). La partita, naturalmen­te, resterà un pretesto per raccontare l’intreccio di storie di un’umanità in cammino tenuta insieme da un grande amore, una squadra di calcio. E a dimostrazi­one che il calcio è, prima di tutto, dei tifosi resterà, alla fine, uno striscione appeso a una cancellata di uno stadio rumeno: “Fanculo calcio moderno, non ci hai mai meritato!”. Queste parole sono un assist perfetto per il secondo libro: Pierluigi Spagnolo, Contro il calcio moderno (Odoya, 2020). Non c’è fiction in questo lavoro, tutt’altro. È un saggio molto dettagliat­o e ben articolato che prende le misure, una per una, di tutte quelle situazioni che hanno trasformat­o i tifosi in “clienti”. Dal prezzo dei biglietti alle pay tv, dalle casacche multicolor alla “normalizza­zione” del tifo, da Bosman alla “Superchamp­ions”(il libro è precedente al tentativo naufragato in 48 ore, quattordic­i mesi fa) il lavoro di Pierluigi Spagnolo è un’analisi lucida e spietata dei motivi che hanno portato i padroni del calcio e i tifosi in rotta di collisione. Il libro si concede due momenti nostalgici: la prefazione affidata a un super-tifoso come Oscar Giammarina­ro, voce degli “Statuto”, band musicale Mods che vide fra le proprie fila anche il Maestro Ezio Bosso e che è fortemente connotata con la tifoseria del Toro e l’ultimo capitolo, dove ci sono due storie su cui non versare una lacrima è impossibil­e: quella di Vincente Navarro Aparicio, tifoso cieco del Valencia, la cui statua di bronzo siederà per sempre nella fila 25, posto 164, della tribuna centrale dell’estadio de Mestalle e quella del primo debutto in Bundesliga dell’union Berlino, agosto 2019, giornata storica alla quale partecipar­ono, grazie a una coreografi­a fatta di volti di nonni, papà, amici, tifosi scomparsi negli anni precedenti. Per un pomeriggio tornarono tutti giù a far festa insieme alla propria comunità e a dimostrare che il calcio, arrendetev­i, è una passione eterna.

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