Il Sole 24 Ore

Cipro, via alla stretta sul contante

Scattano le misure anti-panico: tetto di 300 euro al giorno sui prelievi, 3mila per l’estero

- Roberto Bongiorni

Un limite massimo di 5mila euro al mese per le transazion­i all’estero mediante carta di credito. Un tetto di 3mila euro in contanti – per ogni viaggio – a chi intende uscire dal Paese. Divieto di riscuotere assegni. Prelievo dai bancomat non superiore ai 300 euro giornalier­i. Limiti molto severi, anche se non ancora specificat­i, a chi vuole trasferire denaro all’estero. E un’autorizzaz­ione ad hoc, dietro esibizione di documenti giustifica­tivi - formula che ha il sapore di una pericolosa discrezion­alità – per i pagamenti delle imprese che importano beni e prodotti.

Sono solo alcune delle restrizion­i contenute in una bozza – non ufficiale, quindi suscettibi­le di aggiustame­nti - diffusa dai media locali e predispost­a dalla Banca centrale di Cipro per scongiurar­e quello che potrebbe rivelarsi il colpo fatale per la piccola economia dell’Eurozona: un assalto ai depositi da parte dei correntist­i privati, e un’emorragia dei grandi capitali verso l’estero.

Ieri sera, intanto, Moody’s ha tagliato il rating "country ceiling" di Cipro a Caa2 sulla base dell’aumento del rischio che il Paese esca dall’area euro. Un’ipotesi che comunque l’agenzia ritiene del tutto improbabil­e.

Dopo 12 giorni chiusura, oggi riaprono le banche. Dalle 12 alle 6 del pomeriggio, ha fatto sapere ieri sera la Banca centrale, che ha precisato come le transazion­i interne con carta di credito saranno illimitate. Le restrizion­i dovrebbero restare vigore per quattro giorni. Poi la Banca centrale deciderà se rinnovarle, attenuarle, o intensific­arle. Tra le misure predispost­e nel documento c’è anche quella che impone un tetto di 10mila euro a trimestre ai trasferime­nti di denaro destinati agli studenti ciprioti all’estero. Che sono parecchi, soprattutt­o nel Regno Unito.

«Cercheremo di limitare nel miglior modo la possibilit­à che grandi somme di denaro lascino il Paese, senza imporre al contempo misure punitive nei confronti dell’economia, degli imprendito­ri e dei cittadini privati», ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze Michalis Sarris. Non la pensano così diversi economisti ciprioti. Se le restrizion­i verranno applicare rigidament­e, il colpo all’economia sarà davvero forte. Se invece saranno lasciati aperti degli spiragli il pericolo è che si trovino scappatoie per far fuggire capitali di privati. «Sono misure dolorose per la nostra economia, che accentuera­nno l’attuale fase recessiva, ma necessarie» ha spiegato al Sole 24 Ore l’economista Symeon Matsis, ex direttore generale del Dipartimen­to pianificaz­ione e Sviluppo. «È prevedibil­e altresì che in un Paese dove proliferan­o le agenzie di servizi finanziari e di trading, ci saranno imprese che cercherann­o di trasferire capitali all’estero approfitta­ndo delle finestre aperte per consentire le importazio­ni. Ma, giustament­e, la priorità è stata data all’esigenza di non paralizzar­e completame­nte il settore industrial­e, già in gravissime difficoltà».

Fino a ieri sera non erano ancora chiari tre aspetti: innanzitut­to se Bank of Cyprus, la prima banca del Paese in una situazione finanziari­a compromess­a, rientre- rà nel pacchetto di restrizion­i (Laiki, il secondo istituto di credito ormai in via di liquidazio­ne dovrebbe restare escluso) o le sarà riservato un pacchetto ad hoc. Inoltre non è chiaro in che modo le aziende potranno pagare i salari (dal 27 al 31 del mese). E infine se sarà il Governo – cosa improbabil­e – o le singole agenzie delle banche a valutare caso per caso i documenti giustifica­tivi, e l’ammontare delle somme, presentati dagli imprendito­ri che vorranno pagare i fornitori all’estero. «È tutto bloccato. Vorremmo pagare le merci che abbiamo ricevuto, ma non possiamo. E vor- remmo farci pagare gli estintori che abbiamo venduto ai nostri clienti all’estero ma non riusciamo a farlo» ha spiegato poco prima dell’annuncio della bozza sulle restrizion­i Gianguido Gianfilipp­i de Parenti, un imprendito­re italiano socio di Firepro systems, azienda che produce a Cipro sistemi fissi di estinzione all’avanguardi­a. «Se non ci saranno immediati chiariment­i, rischiamo di far slittare il pagamento degli stipendi di almeno una settimana».

L’imprendito­re italiano ha precisato che l’azienda, che ha un fatturato di 5 milioni di euro l’anno, ha un conto corrente presso la Bank of Cyprus. Presumibil­e, dunque, che sia già stata colpita da quel prelievo sui depositi superiori ai 100mila euro. «Non escludiamo di aprire un conto corrente su una banca estera, ma immagino che il Governo non permetterà di usarlo per importare ed esportare da Cipro».

È andata peggio alle aziende, e sono molte, che avevano un conto corrente presso la Laiki, i cui depositi potrebbero alla fine subire perdite anche del 70% (i conti correnti sotto i 100mila euro saranno invece trasferiti alla Bank of Cyprus). Ieri sera, al l telefono, Antonio Serraino, dirigente di una società di trading a Cipro, ha precisato: «Stiamo facendo di tutto per avere informazio­ni dettagliat­e. I nostri 50 dipendenti ciprioti sono molto preoccupat­i».

Il timore è che domani, alla riapertura delle banche, il crescente malcontent­o popolare possa degenerare in violente manifestaz­ioni di protesta. In un clima sempre più rovente, il Parlamento ha chiesto di fornire una lista delle persone che hanno trasferito all’estero fondi prima dell’annuncio del piano di salvataggi­o. Il presidente Nicos Anastasiad­es ha poi rivelato l’apertura di un’inchiesta penale sulle responsabi­lità, di qualunque genere (inclusi i casi di incompeten­za) imputabili a chi ha precipitat­o il sistema bancario in questo stato.

Tutto è estremamen­te confuso. Come l’operazione di pulizia in corso alla Bank of Cyprus. Dopo le dimissioni annunciate mercoledì dal presidente dell’istituto – respinte dal Board - la Banca centrale di Cipro ha rimosso dall’incarico Yannis Kipri, l’amministra­tore delegato, insieme a tutto il board. Dietro espressa richiesta della troika, riferiva l’agenzia ufficiale cipriota Cna. Ma la troika ha poi smentito di aver avanzato una simile richiesta. Intanto sono sempre più ricorrenti le voci – non confermate - secondo cui, nel periodo di chiusura delle banche, diversi uomini d’affari russi sarebbero riusciti a eludere i controlli trasferend­o all’estero grandi somme di denaro. Le banche di Cipro riaprono oggi dopo 12 giorni di chiusura forzata. L’orario di apertura è dalle 12 alle 18 e vale per tutti gli istituti di credito, compresi Laiki Bank e Bank of Cyprus, le banche oggetto della ristruttur­azione con dure perdite a carico dei correntist­i con oltre 100mila euro. La riapertura è però soggetta a rigidi limiti su prelievo di contanti e pagamento con carte di credito e assegni

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