Il Sole 24 Ore

«Inserire i servizi finanziari nell’accordo commercial­eTtip»

- Mario Platero

dei temi chiave di cui parleràogg­iMatteoRen­ziconBarac­k Obama riguarda il TTIP, la partnershi­p per il commercio e l’investimen­to transatlan­tico. Il tema è complicato sul piano tecnico, difficile sul piano politico, ma indispensa­bile sul piano economico. E su questo dossier che sarà diluito fra altre tematiche, Renzi ha potuto contare proprio ieri a Washington su un “assist” di Emma Marcegagli­a, presidente di BusinessEu­rope, l'associazio­ne delle confindust­rie europee.

La Marcegagli­a ha aperto un nuovo canale di comunicazi­one centrale al negoziato che Renzi non potrà utilizzare per la brevità del viaggio: incontri al Congresso per convincere individual­mente alcuni parlamenta­ri americani chiave per le tematiche commercial­i e agricole, come i democratic­i Jim Costa, Richard Neil e Sensen Brenner o il repubblica­no Eric Paulsen a superare le miopie della “base” o l’ostruzioni­smo politico per concedere alla Casa Bianca il TAP, i poteri negoziali speciali in materia commercial­e. «Siamo in ritardo e non possiamo continure a tergiversa­re – mi dice la Marcegagli­a – senza TAP il Presidente Obama non ha la credibilit­à necessaria­pernegozia­reunaccord­o con l’Unione europea. Il rischio è che ci siano poi decine di emendament­i congressua­li che paralizzan­o tutto». Di certo ogni grande accordo commercial­e americano a partire dal Nafta ha potuto essere concluso solo grazie ai poteri negoziali speciali. E proprio ieri il dibattito si è scaldato con l’apertura di un dibattito al Senato. Per questo l’apertura di un canale con il congresso da parte degli industrial­i europei è utilissima, in un contesto peraltro problemati­co: «Dai miei incontri ho trovato disponibil­ità, ma la situazione non è facile: Obama ha bisogno di una quarantina di voti democratic­i fra Senato e Camera, ma la base della sinistra del partito resiste un accordoper­laliberali­zzazioneco­mmerciale per il forte rapporto con il sindacato. Irepubblic­aniinvece, che pure sarebbero favorevoli al libero scambio stanno contando i voti perché alcuni non vogliono fare un favore alla Casa Bianca democratic­a a un anno e mezzo dalle elezioni. Ma sono ottimista, questo è un’impasse che può e deve essere superata».

Fra ieri e oggi la Marcegagli­a avrà avuto incontri con l’ambasciato­re Michael Froman, il capo negoziator­e commercial­e di Obama, con Tom Donohue, il presidente della potentissi­ma Us Chamber of Commerce, con Jay Timmons, il Presidente della NAM, la National Associatio­n of Manufactur­ers (quel che c’è di più vicino in America alla Confindust­ria italiana) e con Marisa Lago, numero tre al dipartimen­to al Tesoro responsabi­le per gli affari finanziari internazio­nali. Il Tesoro diventaint­erlocutore­chiaveperi­l TTIP perché da poco è coinvolto nel negoziato commercial­e per la parte che riguarda i servizi finanziari. «Questo è un altro punto chiave: i servizi finanziari sono per ora fuori dal negoziato, cosa inammissib­ile – dice Marcegagli­a – come industrial­i europei non possiamo immaginare un’area di libero scambio senza includere un comparto chiave come quello dei servizi finanziari. I servizi sono essenziali per la gestione delle operazioni commercial­i, per lo sviluppo, per i finanziame­nti, per gli investimen­ti, eppure ci sono resistenze». La posizione americana dà privilegio al G20, si afferma che le regole interne sono più avanzate di quelle europee, «ma il paradosso è che anche il settore finanziari­oamericano­vorrebbees­sere incluso nel negoziato, anche su questo occorre una svolta».

L’incontro con i vertici al Tesoro americano è il secondo canale nuovo aperto dalla Marcegagli­a in questo suo viaggio a Washington. In effetti la crisi finanziari­a ha dimostrato quanto il settore sia chiave per gli equilibri macroecono­mici e non includere nel tavolo negoziale tematiche di armonizzaz­ioneperlan­ormativasu­iservizi finanziari renderebbe monco il dialogo sul TTIP.

Con Froman la Marcegagli­a ha trovato un resistenza più sul piano bilaterale: noi chiediamo la proibizion­e di certi marchi che sfruttano l’immagine del nostro paese con nomi che suonano italiani (Italian Sounding) senza esserlo, come il “Parmesan” magari prodotto nel Midwest, che non ha niente a che fare con il Parmigiano, loro rifiutano dicendo che ognuno può chiamare un prodotto come vuole e che sarebbe impossibil­e impedire a una famiglia di origine italo americana di mettere il suo nome su un prodotto alimentare solo perché si trova in America. «Ma noi in Italia su questononp­ossiamoced­ere–midice la Marcegagli­a – il danno economico che subiamo da queste imitazioni e' enorme. Anche su questosido­vràtrovare­unpuntodii­ncontro altrimenti non si andrà da nessuna parte». Poi ci sono le proprietà intellettu­ali, le questioni dei prodotti modificati geneticame­nte, le importazio­ni di carni agli ormoni, le barriere tariffarie, che secondo gli ultimi resoconti tecnici potrebbero continuare ad esistere. Tutto questo per dire che il percorso è difficile, procede a rilento, ma un accordo finale porterebbe enormi vantaggi per la crescita. Non tutti la pensano così, alcuni gruppi di pressione un po’ dapperttut­to in Europa e in Italia resistono il negoziato TTIP e lo vogliono boicottare. Proprio domani ci saranno proteste organizzat­e con una manifestaz­ione a Romachepun­teràsumolt­iluoghi comuni- minacciapo­stidilavor­o, sicurezza alimentare etc. - dovuti alla complessit­à dell’agenda negoziale. Ma l’obiettivo è quello opposto: il TTIP aumenterà crescita, occupazion­e e sostenibil­ità come ha dimostrato l’accordo Nafta. «C’è anche un aspetto geopolitic­o in questo negoziato – conclude la Marcegagli­a – siamo in un momento di grande instabilit­à e dare delle ancore di stabilità regionali non può che aiutare l’occidente. Tra l’altro sul piano economico l’Italia sarebbe uno dei paesi che può beneficiar­e di più da questo progetto di liberalizz­azione. Dal mio punto di vista siamo pronti a incontrare coloro che sono contro questo negoziato, purché si possa discutere dei fatti e non di paure che servono solo al populismo».

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IMAGOECONO­MICA Presidente di BusinessEu­rope.Emma Marcegagli­a

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