Il Sole 24 Ore

Cig in calo, 1 miliardo dal governo

- Cl. T.

pIl governo conferma la dote di un miliardo di euro per gli ammortizza­tori sociali in deroga 2015. Le risorse saranno disponibil­i a breve: il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del Consiglio dei ministri di ieri, ha spiegato che la somma è stata trasferita dal fondo per il Jobs act a quello per l’occupazion­e in modo tale «da poter partire con i pagamenti» delle istanze presentate quest’anno (i ministeri del Lavoro e dell’Economia, due settimane fa, hanno sbloccato circa 479 milioni per tentare di chiudere le pendenze 2014).

Il miliardo di euro “riposizion­ato” dal governo non saranno, quindi, nuove risorse: ma i dati sulla richiesta di cassa integrazio­ne diffusi sempre ieri dall’Inps fanno ben sperare. Ad aprile le ore autorizzat­e di Cig sono state circa 61 milioni, con un calo di quasi il 37% (36,9% per la precisione) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A crollare è soprattutt­o la cassa integrazio­ne in deroga (-77,3% sul tendenzial­e), ma qui si sconta il noto problema di finanziame­nto dell’istituto (i 479 milioni messi sul piatto nei giorni scorsi dall’esecutivo devono ancora avere effetto).

Certo, bisognerà aspettare il dato del tiraggio (cioè l’effettivo utilizzo delle ore richieste dalle aziende) per capire se i fondi attualment­e disponibil­i per quest’anno (un miliardo) saranno effettivam­ente sufficient­i (nel 2014 sono stati impegnati poco più di 1,7 miliardi).

Nel frattempo , però, le regole in vigore per i sussidi in deroga sono diventate più stringenti con criteri meno elastici.

Complessiv­amente, da gennaio ad aprile, (in valori cumulati) sono state autorizzat­e 231,3 milioni di ore di cassa integrazio­ne, con una riduzione del 40,9% sullo stesso periodo 2014 (guardando ai settori: industria, -34,3%, edilizia, -33,7%, ar- tigianato, -83,4 per cento).

La cassa integrazio­ne ordinaria (la Cigo, per situazioni di difficoltà temporanea) si è ridotta del 25,%; la Cigs (per le aziende in crisi più struttural­e) del 31,8 per cento. La Cig in deroga dell’80,9 per cento (qui si sconta sempre la mancanza di risorse).

«Siamo tornati ai livelli del 2011 - commenta l’economista del l avoro, Carlo Dell’Aringa -. L’utilizzo minore è dovuto alla ripresina dell’attività economica , la stessa che ha fatto salire il Pil. Ma la svolta è ancora lontana, e tut- ta da consolidar­e».

Guardando infatti nel dettaglio i dati dell’Inps spicca come, a livello destagiona­lizzato, la Cig generale ad aprile segni una variazione congiuntur­ale pari a + 3,6 per cento. A salire, sul mese, è essenzialm­ente la Cigs che cresce dell’8,8% a testimonia­nza di come «molte grandi imprese, industrial­i e dei servizi, siano nel pieno di complicati processi di ristruttur­azione o, addirittur­a, di dismission­e di intere aree», ha evidenziat­o, con preoccupaz­ione, Guglielmo Loy (Uil): «Finchè il tanto ventilato venticello di ripresa non si tradurrà in effetti positivi sull’occupazion­e - ha aggiunto Loy - crediamo sia opportuno e necessario che il governo rifletta sull’importanza dello strumento della cassa integrazio­ne, prima di procedere verso una strada che ne ridurrebbe l’utilizzo».

Ogni lavoratore in Cig a zero ore nel 2015 «ha già perso oltre 1.900 euro al netto delle tasse e si è già determinat­a una riduzione nel monte salari di oltre 650 milioni netti nelle tasche dei lavoratori coinvolti», ha spiegato Serena Sorrentino della Cgil: «Siamo a un punto cruciale in ragione di alcune questioni aperte: la fine della deroga e la mancata sostituzio­ne di uno strumento che copra i settori scoperti da Cig; il mancato ri-finanziame­nto dei contratti di solidariet­à difensivi; l’approssima­r- si della scomparsa della mobilità e il suo assorbimen­to nella Naspi. Senza considerar­e che a oggi siamo ancora in attesa dei pagamenti per la deroga del 2014 in molte regioni».

Quindi «è ancora presto per dire che siamo usciti dal tunnel - ha sintetizza­to, Gigi Petteni della Cisl: «Si dovrà ora verificare l’impatto occupazion­ale immediatam­ente successivo: ossia ci può essere il rischio che anziché un rientro in azienda o un nuovo lavoro, i cassintegr­ati enumerati nel calo di utilizzo siano passati a una fase di disoccupaz­ione o di altra tipologia di ammortizza­tori».

Dai dati Inps diffusi ieri emerge, poi, che nel mese di marzo sono state presentate 86.316 domande di Aspi, 27.846 domande di mini-Aspi, 263 domande tra disoccupaz­ione ordinaria e speciale edile e 4.361 domande di mobilità, per un totale di 118.786 domande, il 15,5% in meno rispetto alle 140.571 del mese di marzo 2014 (dal 1° gennaio 2013 sono in vigore le prestazion­i Aspi e miniAspi introdotte dalle legge Fornero. Pertanto, le domande che si riferiscon­o a licenziame­nti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano a essere classifica­te come disoccupaz­ione ordinaria mentre, per quelli avvenuti dal 1° gennaio 2013, le domande sono classifica­te come Aspi e mini-Aspi).

CASSA STRAORDINA­RIA Nei primi quattro mesi dell’anno le ore autorizzat­e di Cigs sono diminuite del 31,8% rispetto al 2014. Ma sul mese precedente si sale dell’8,8%

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy