Il Sole 24 Ore

A migliaia in fuga dal terrore di Ramadi

Il Pentagono ammette: la caduta della città in mano all’Isis è una battuta d’arresto

- Roberto Bongiorni

pRamadi, il capoluogo della provincia sunnita di al-Anbar, la più estesa dell’Iraq, potrebbe diventare presto teatro di uno dei più violenti scontri tra le milizie dell’Isis e quelle dell’esercito di Baghdad, appoggiato dalla coalizione internazio­nale guidata dagli Usa, che da mesi colpisce le postazioni dello Stato islamico con raid aerei senza tuttavia sortire i risultati sperati.

Con un’avanzata che ha preso ancora una volta in contropied­e il Governo di Baghdad e gli alleati occidental­i, le milizie dello Stato islamico sono riuscite domenica a conquistar­e tutta la città di Ramadi, un centro di 500mila abitanti sull’Eufrate a 120 km da Baghdad. Almeno 500 persone sono morte mentre 8mila civili hanno abbandonat­o la città. I testimoni raccontano di crimini efferati ed esecuzioni di massa compiute dall’Isis.

Per l’esercito iracheno, ma soprattutt­o per il premier sciita Haider al-Abadi, è pesante sconfitta. La riconquist­a di Tikrit, altra roccaforte sunnita ripresa all’Isis due mesi fa, aveva infuso fiducia ed entusiasmo. Anche se era stata possi- bile grazie all’afflusso dei guerriglie­ri della Mobilitazi­one Popolare (Hashid Shaabi), la milizia sciita irachena sostenuta dall’Iran.

Da ieri mattina una lunga colonna armata di 3mila miliziani sciiti si è posizionat­a intorno a una base militare a 30 km da Ramadi, pronti a riprendere la città. Ora tra le file dell’Isis, in crisi finanziari­a e uscita da una serie di insuccessi militari, è tornato l’entusiasmo. «Dopo Ramadi libereremo Baghdad e Kerbala!». Il messaggio audio attribuito al califfo Abu Bakr al-Baghdadi, già diffuso la settimana scorsa, offre un esempio efficace di come la macchina della propaganda jihadista abbia ripreso forza.

Lungi dall’essere sconfitto, l’Isis ha dimostrato di essere ancora organizzat­o e agguerrito. Quel- lo che si profila sarà uno scontro duro e imprevedib­ile. Le incognite sono molte. A cominciare dalla popolazion­e che vive nella provincia simbolo della comunità sunnita irachena. La domanda che tutti si pongono è se, e come, le tribù locali accogliera­nno le milizie sciite, sostenute dal loro avversario di sempre, l’Iran. Oppure - pur non condividen­do l’ideologia né i mezzi brutali - preferiran­no schierarsi con gli jihadisti dell’Isis, intenziona­ti a mostrarsi come i paladini contro l’espansione sciita nelle terre sunnite?

A conferma del clima di sfiducia verso il governo di Baghdad un noto leader tribale di al-Anbar in esilio a Erbil ha avvertito che il dispiegame­nto delle milizie Hashid Shaabi mostra la vera intenzione di Baghdad. «Vogliono distrugger­e la cittadella, far breccia nelle mura in modo che gli Hashid possano entrarvi e diffondere la religione sciita». Un altro leader tribale, lo sceicco Abu Majid al-Zoyan, ha precisato: «A questo punto dobbiamo dare il benvenuto a qualsiasi forza che accorrerà per liberarci dalla morsa dello Stato Islamico». Consapevol­e del ri-

Abitanti di Ramadi in fuga verso Baghdad. Sulla loro città da sabato sventola la bandiera nera dello Stato Islamico schio di una carneficin­a interetnic­a capace di divampare al resto dell’Iraq, il governo iracheno ha invitato le tribù sunnite ad accettare l’aiuto delle milizie sciite.

Appoggiare le milizie filoirania­ne o restare neutrali, con il rischio di vedere poi la bandiera dello Stato islamico nuovamente alle porte di Baghdad? In questa situazione confusa gli Stati Uniti hanno deciso di schierarsi - da giorni stanno martelland­o con raid aerei le postazioni Isis ad al-Anbar - ponendo tuttavia delle condizioni. Dopo un incontro con Sabah Karhut, presidente del Consiglio provincial­e di al-Anbar, l’ambasciato­re americano in Iraq, Stewart Jones , ha dato il via libera all’arrivo delle milizie sciite a patto che rispondano solo agli ordini del premier al-Abadi.

Anbar evoca ricordi tristi per la Washington. In questa provincia, roccaforte della resistenza, quasi 1.300 soldati americani persero la vita durante l’invasione del 2003 e negli anni che seguirono. Ieri un portavoce del Pentagono ha ammesso che la caduta di Ramadi è «una battuta d’arresto», ma ha assicurato che le forze irachene, con l’aiuto della coalizione guidata dagli Usa, riprendera­nno la città. Truppe di terra Usa, per ora, non sono previste, hanno comunque specificat­o fonti militari americane all’agenzia Reuters.

BATTAGLIA DECISIVA Le milizie sciite si stanno posizionan­do attorno alla roccaforte sunnita per riconquist­arla. Ma ora i jihadisti mirano a Baghdad

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Sfollati.

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