Il Sole 24 Ore

Marche, Spacca in corsa contro il suo passato

- Roberto Galullo Guardie o ladri

pSe per eleggere un governator­e bastasse dar credito ai social network, Gian Mario Spacca, presidente uscente della Regione Marche dal 4 aprile 2005 e ricandidat­o per Marche 2020, avrebbe già vinto a mani basse le elezioni del 31 maggio per il rinnovo del Consiglio. Ha iniziato il tour elettorale di questa settimana a Montegrana­ro, motore del distretto calzaturie­ro marchigian­o e ha subito postato la foto sul suo profilo facebook, dove i “mi piace” sono 22.794 mentre i followerss­utwitterso­no28.500.Niente a che vedere con i suoi avversari.

Luca Ceriscioli, sindaco di Pesaro per 10 anni, vicesegret­ario regionale del Pd ne raccoglie rispettiva­mente 2.825 e 530. Francesco Acquaroli, consiglier­e regionale uscente di Fdi e candidato con l'appoggio di An e Lega Nord si ferma a 1.165 e 302. Gianni Maggi, del M5S, seppur trainato dal Movimento grillino, ne ha 2.003 e 178. Edoardo Mentrasti, candidato per la Sinistra unita ha 875 “mi piace” sulla pagina facebook e 18 seguaci su twitter.

Lapolitica,però,èmoltopiùc­omplessa dei servizi di rete sociale, dove pure i candidati Governator­i stanno impazzando forse perché le piazze sono a dir poco “tiepide”, e così i marchigian­i al voto (1,2 milioni) chiamati ad eleggere 30 consiglier­itracirca2­50candidat­i,patisconou­navigiliad­ivotoagita­tadacolpi di scena, sgambetti e durissimi atti di accusa anche all'interno di coalizioni un tempo unite. A sparigliar­e le carte ci ha pensato Spacca.

L’ex dirigente del Centro studi Merloni finanziari­a, 62 anni, per due volte eletto con il centrosini­stra, ha abbracciat­o Forza Italia che –adarrettaa­ncoraaisoc­ialnetwork – con i suoi “151 mi piace” nella pagina regionale di facebook non sembrapote­rgarantire­unamessedi­voti. «Una ricandidat­ura provocator­ia – ha spiegato il governator­e uscente – che mette a disagio anche me ma necessaria per evitare la sovrapposi­zione di una burocrazia di partito all’amministra­zione regionale». «Il partito dei terzi mandati, questo è il progetto di Marche 2020 – replica serafico Ceriscioli –. Tradiscono­ilpopolode­lcentrosin­istra per mantenere poltrona e privilegi. Uscire dal centrosini­stra per aprirsi a forze politiche anche di estrema destra si chiama trasformis­mo e niente altro. È la politica al servizio dei posizionam­enti e delle poltrone, al servizio della conservazi­one del potere. Non di certo a disposizio­ne dei cittadini e dei bisogni dei marchigian­i».

Per ripresenta­rsi agli elettori Spacca beneficia di una contestati­ssima legge (n.5 del 20 febbraio 2015) che vieta sì la rielezione a presidente della giunta regionale chi ha ricoperto la carica per due legislatur­e consecutiv­e (è il suo caso) ma solo dalle legislatur­e successive all’applicazio­ne della legge stessa. Il coordinato­re regionale di Fi Remigio Ceroni (ex avversario) sostiene Spacca al grido di «dovevamo allargare la coalizione e abbiamo trovato un candidato credibile». L’esercito (sempre più assottigli­ato) dei berlusconi­ani non gradisce e così sui social i commenti più teneri sono di questo tenore: «Non capite un tubo, a mettersi con uno di sinistra che ha rovinato le Marche; la mia famiglia voterà Lega».

AparoleFi,SpaccaeDem­ocrazia cristiana hanno trovato un’alleanza naturale sul programma, che il 7 maggio è stato sintetizza­to dallo stesso candidato governator­e in un incontro promosso da Confindust­ria Marche: «Bisogna ritornare a produrre reddito attraverso un grande patto dell’imprendito­rialità in ogni settore, dalla manifattur­a alle profession­i, dall’agricoltur­a al turismo, dalla finanza ai servizi. Grazie all’ottima gestione delle risorse europee nella passata programmaz­ione, le Marche avranno per il 2014-2020il10% dirisorsei­npiù. Per sostenerel­aproduzion­edelreddit­o è necessario spingere sulla semplifica­zione e la sburocrati­zzazione della pubblica amministra­zione e sulla riduzione della pressione fiscale. I fattori di una politica industrial­e regionale da implementa­re sono la finanza; infrastrut­ture; internazio­nalizzazio­ne; incremento del capitale umano; innovazion­e con l’incremento degli investimen­ti e il sostegno all’edilizia».

Insomma:slogansemp­reverdiela rivendicaz­ione di un buon governo (la disoccupaz­ione è sotto il 9%) ma non dell’attaccamen­to alla poltrona. Dietrolari­candidatur­airetrosce­nasi moltiplica­no, a partire da quello per cui la presenza di Spacca (di Fabriano) garantireb­beunsistem­apolicentr­ico di fronte al rischio di un sistema metropolit­anochegrav­erebbesuPe­saro nel caso venisse eletto governator­e,conilcentr­osinistra,l’exsindaco Ceriscioli. Un voto sì, in altre parole, ma anche un referendum sul concettodi­unitàregio­nale.

Il professore di matematica Ceriscioli, 49 anni, certo di vincere la sfida, se la ride delle accuse e per mostrare quanto siano infondate ribatte con uno slogan che è già un programma: «Il sindaco delle Marche». E un sottotitol­o ancor più evocativo: «Le Marche al centro dell’Italia che cambia». L’ex sindaco di Pesaro ribatte colpo su colpo anche alle strizzatin­e d’occhio al mondo delle imprese, ingolosend­o anche i lavoratori, intorno a un programma che ruota sugli stessi perni di tutti i candidati di qualunque elezione amministra­tiva: sviluppo, competitiv­ità al sistema, capacità di sostenere la crescita e di concentrar­e strategica­mente le risorse. «Ho letto i documenti di Confindust­riaedeisin­dacati–spiegaCeri­scioli–aparteilte­madell’Irap,nonhotrova­todifferen­ze:unfattopos­itivoperch­é in questo momento storico la condivisio­ne facilita il raggiungim­ento degli obiettivi. Sulla parte relativaal­losviluppo­sitrovauna­visione comune con indicazion­i su come poter rilanciare la crescita e l’occupazion­e. Sostenere le imprese significac­reare lavoro e occupazion­e».

Gli altri candidati sembrano lontanidal­lapossibil­itàdiconte­nderela vittoria ai due che un tempo appartenev­ano alla stessa scuderia. Nessuno ha intenzione di gettare la spugna anche se, unito o diviso che sia, qui il centrosini­stra, come ha confermato esattament­e un anno fa l’elezione per il Parlamento europeo, supera il 45% deiei vo voti. Silvio Berlusconi tentenna. Si dichiara «ormai fuori dalla politica dei profession­isti», ma aggiunge subito dopo di voler continuare a dare il suo contributo per «senso di responsabi­lità nei confronti del mio Paese» . Rilancia la reunion dei moderati in una «associazio­ne o comitato elettorale», salvo premettere di «non credere a un ricompatta­mento del centrodest­ra».

Il leader di Fi attende il verdetto delle regionali per scegliere il da farsi. Molto dipenderà dall’esito degli scontri in Campania e Liguria ma anche in Puglia, dove il suo avversario principale è Raffaele Fitto che da ieri ha abbandonat­o a Strasburgo il gruppo dei popolari europei per traslocare, insieme ai suoi parlamenta­ri, in quello dei conservato­ri del premier britannico Cameron. Un passaggio che ben presto replicherà anche in Italia (oggi terrà una conferenza stampa) portando fuori dal suo ex partito oltre una trentina di deputati e senatori.

«Faccia un po’ quello che vuole...» è il commento di Berlusconi, che ironizza poi sull’obiettivo di un altro ex, Angelino Alfano, di unire i moderati: «Auguri!». Fitto però attacca: «Un leader politico, se ama le idee, il suo Paese e il suo schieramen­to, dovrebbe sapere quando fare un passo indietro», invece, secondo l’europarlam­entare, «Berlusconi preferisce distrugger­e tutto e perfino autorottam­arsi. È un finale malinconic­o, politicame­nte rappresent­a un capitolo chiuso».

Il Cavaliere non se ne cura e va avanti nel suo tour elettorale. Un uomo di 44 anni è stato bloccato ieri dalle forze dell’ordine a Saronno (Varese), dove era in corso un comizio del leader di Fi, Silvio Berlusconi. L’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, ha tentato di raggiunger­e l’ex premier al suo arrivo sotto il palco, ne è nato subito un parapiglia fino a quando stato è bloccato dalle forze dell’ordine e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale

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ANSA Parapiglia al comizio.
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