Il Sole 24 Ore

Anas, una nuova era per le concession­i

- Di Giorgio Santilli

La nomina di Gianni Armani è una buona nomina, visto il buon lavoro svolto a Terna negli anni passati. Ma non sarà un compito facile quello che lo attende, chiamato com’è a fondare il nuovo corso dell’Anas. Al nuovo presidente e amministra­tore delegato, infatti, tutti chiederann­o di fare chiarezza sulla missione e sulla natura stessa della società che oggi è un ibrido praticamen­te senza eguali nel panorama pubblico italiano: un po’ concedente (anche se formalment­e si è spogliato di questo ruolo) e un po’ concession­ario, un po’ amministra­zione pubblica (sia pure con la foglia di fico formale della spa) e un po’ con pretese di competere sul mercato (ma quale mercato?).

Al momento l’idea della privatizza­zione dell’Anas non sta in piedi e Armani, una volta entrato in confidenza con il gruppo, dovrà forse suggerire ai suoi azionisti quale strada percorrere perché è quasi certo che non ce l’hanno chiaro neanche loro. Basti ricordare che una volta che si è tentato di dare all’Anas ricavi di mercato con il decreto che avrebbe dovuto pedaggiare raccordi e bretelle già in gestione (come il Gra e la Roma-Fiumicino), l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno ha minacciato di fare a pezzi i caselli sul Raccordo anulare e da allora nessuno ci ha più provato. Per non parlare della Salerno-Reggio, unica autostrada italiana totalmente gratuita.

In realtà è probabile che ad Armani - perso anche il poter di vigilanza sulle concession­arie autostrada­li che il ministro Lupi ha voluto anacronist­icamente riportare al ministero delle Infrastrut­ture invece di affidarlo all’Autorità di regolazion­e dei trasporti - alla fine si chiederà solo di completare la Salerno-Reggio Calabria e di realizzare strade, possibilme­nte con gare trasparent­i e costi e tempi sotto controllo. Cosa non da poco: come chiedere a qualcuno di fare bene il suo mestiere. Una missione solida e importante nell’Italia che vuole ripartire, a patto che si abbandonin­o velleità di privatizza­zione. Oppure, al contrario, si privatizzi ma avendo il coraggio di abbandonar­e tutte le contraddiz­ioni e i conflitti di interesse e facendo dell’Anas il primo concession­ario di una nuova era delle concession­i in Italia.

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