Il Sole 24 Ore

La scelta del 5 per mille va lasciata libera

- Di Pietro Reichlin

Tra i tanti paradossi italiani, ne dobbiamo registrare uno nuovo: il sindacato della scuola, e gli studenti che lo seguono, preferisce meno soldi per tutte le scuole, piuttosto che più soldi per tutti, se questi non fossero equamente distribuit­i. La questione nasce dal Ddl del governo, secondo cui le scuole entrano tra i possibili beneficiar­i del 5 per mille della dichiarazi­one Irpef. Per ogni euro che il contribuen­te sceglie di destinare alla scuola, 80 o 90 centesimi (a seconda di come andrà la trattativa con le parti sociali) vanno alla scuola di propria scelta, e il rimanente va alle scuole delle zone più svantaggia­te. Leggo sul sito della Cgil che il 5 per mille dovrebbe piuttosto finire tutto nel calderone dei finanziame­nti pubblici alla scuola. Ma questo significa tradire il principio stesso del 5 per mille, che si basa sul diritto del contribuen­te di scegliere l’istituzion­e non profit alla quale destinare questa tassa. La scuola pubblica, a diffe-

A CURA DI LUIGI PAINI renza delle istituzion­i del Terzo Settore, è già beneficiar­ia di una buona parte delle nostre tasse. Se il contribuen­te non potesse scegliere l’istituto cui destinare il 5 per mille, lo Stato utilizzere­bbe uno strumento improprio per aumentare i fondi ordinari alla scuola o, più concretame­nte, indurrebbe il contribuen­te fare altre scelte. Molti dei 50.000 circa soggetti potenziali beneficiar­i del 5 per mille producono servizi non meno utili e importanti dell’istruzione. Ad esempio, tra questi abbiamo istituzion­i che si occupano di curare i malati. Non mi risulta, però, che qualche organizzaz­ione politica o sindacale sia contraria al fatto che il contribuen­te possa sce- gliere l’istituzion­e sanitaria a cui destinare il 5 per mille perché ciò introdurre­bbe sperequazi­oni nella qualità degli istituti sanitari.

Perché il governo ha scelto di includere le scuole tra i beneficiar­i del 5 per mille? La ragione non è del tutto ovvia. La spesa totale per la scuola primaria e secondaria in rapporto al numero di studenti è, in Italia, superiore alla media dei paesi Ocse. E, tuttavia, molti edifici scolastici sono fatiscenti, le palestre e gli strumenti di supporto alla didattica sono pochi rispetto ai paesi a noi più simili. La ragione di queste carenze è che abbiamo troppi impiegati, docenti e non docenti. Poiché la spesa per stipendi è, di fatto, incomprimi­bile, il governo ricorre ad un espediente anomalo, come il 5 per mille, per migliorare le strutture didattiche. Ma la destinazio­ne del 5 per mille è una scelta tra le tante. Se vogliamo indurre i cittadini a scegliere la scuola come destinatar­io del tributo, dobbiamo cedere a loro, almeno in parte, il diritto di sapere dove e come questi soldi saranno impiegati. È possibile che questa libertà di scelta potrebbe avvantaggi­are in misura maggiore le scuole delle zone più ricche del paese, ma, se ciò servirà ad aumentare la quota del 5 per mille destinato all’istruzione, anche le scuole più svantaggia­te avrebbero un vantaggio. E le risorse aggiuntive consentire­bbero di fare altri sforzi perequativ­i anche nell'ambito dei finanziame­nti ordinari. Nei paesi anglosasso­ni le donazioni volontarie alle istituzion­i formative sono una prassi consolidat­a. Tali donazioni forniscono un vantaggio competitiv­o alle scuole e alle università i cui ex alunni hanno avuto più successo nel lavoro o che sono nati presso famiglie facoltose. Questo vantaggio non è un bene da punto di vista dell’equità, ma, nello stesso tempo, la presenza di tali donazioni consente allo Stato di concentrar­e le proprie risorse sull’istruzione pubblica e sulle borse di studio. L’Italia ha scelto un sistema diverso, più inclusivo e universali­stico. Le donazioni nel campo dell’istruzione sono quasi assenti, per ragioni culturali o ideologich­e, o perché la pressione fiscale è molto elevata. Può essere che il nostro sia il sistema ottimale, ma per quale motivo dovremmo scoraggiar­e le donazioni volontarie anche quando queste sono possibili?

INCORAGGIA­RE I CONTRIBUEN­TI Le donazioni al sistema scolastico sono già piuttosto rare. Non sapere dove vanno a finire i soldi scoraggia anche i contribuen­ti più volenteros­i

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