Il Sole 24 Ore

L’Ivafe si paga solo su prodotti finanziari

- Gian Paolo Tosoni

pLe attività finanziari­e detenute all’estero devono essere indicate nel modello RW, ma l’assoggetta­mento a Ivafe è previsto solo per i prodotti finanziari. Lo prevede l’articolo 9 della legge 30 ottobre 2014, n. 161, ancorché le istruzioni ministeria­li al modello Unico 2015 non ne facciano cenno.

Il decreto legge n. 201/2011 ha introdotto, con l’articolo 19, commi 18-23, l’Ivafe ovvero l’imposta sul valore delle attività finanziari­e detenute all’estero. Si tratta dell’equivalent­edell’impostadib­ollo “nazionale”. L’introduzio­ne dell’Ivafe è stata giustifica­ta da esigenze di coerenza del sistema, posto che per le attività detenute presso intermedia­ri italiani era prevista l’applicazio­ne di un’imposta di bollo (articolo 13, commi 2-bis e 2-ter, della Tariffa, allegato A, parte prima, Dpr n.642/1972).

La norma è nata dunque per eliminare la disparità di trattament­o tra attività finanziari­e detenute in Italia e attività finanziare detenute all’estero.

L’agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28 del 2012, ha chiarito l’ambito soggettivo di applicazio­ne della norma includendo tra le “attività finanziari­e” anche le partecipaz­ioni al capitale delle società. La Commission­e Europea (casoEuPilo­t5095/12/Taxu) hamossoril­ievicircal­adisparità­ditrattame­nto tra l’imposta di bollo italiana che si applica ai «prodotti finanziari» e l’Ivafe che, invece, si applica alle «attività finanziari­e». Di conseguenz­a, il presuppost­o d’imposta dell’Ivafe risulta, infatti, più ampio rispetto alla corrispond­ente imposta di bollo dovuta sui prodotti finanziari, conti correnti e libretti di risparmio detenuti in Italia.

Anche a seguito dei rilievi mossi dalla Commission­e Europea, la legge europea bis 2013, n. 161/2014, ha modificato l’ambito oggettivo di applicazio­ne dell’Ivafe. L’arti- colo9della­disposizio­nenormativ­a prevede infatti che, a decorrere dal periodo d’imposta 2014, l’Ivafe siadovutas­ul «valoredeip­rodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero», in luogo della precedente formulazio­ne che prevedeva l’assoggetta­mento a imposta della più ampia categoria delle «attività finanziari­e».

Si ritiene, quindi, che dovrebbe ritenersi in parte superato l’elenco delle attività finanziari­e estere assoggetta­bili a Ivafe contenuta nella circolare n. 28/E/2012, mentre si dovrebbe fare riferiment­o alla definizion­e di prodotti finanziari contenuta nell’articolo 1, lettera u), Dlgs n. 58/1998, relativo all’imposta di bollo.

Si potrebbe ad esempio ritenere che le quote di partecipaz­ione al capitale di società di persone estere, ovverodiso­cietàlacui­partecipaz­ione al capitale non è rappresent­ata da titoli, come avviene in Italia per le società a responsabi­lità limitata, non siano soggette a Ivafe. Fatto salvo ovviamente l’obbligo di indicare le partecipaz­ioni al capitale nei primi righi del modello RW ai fini del monitoragg­io fiscale.

Le istruzioni ministeria­li non aiutano. La fattispeci­e potrebbe essere risolta barrando la casella n. 20 del modello RW in quanto il contribuen­te adempie ai soli obblighi del monitoragg­io fiscale, ma non è tenuto (per qualsiasi ragione) alla liquidazio­ne della Ivafe.

Ovviamente un chiariment­o ufficiale che individui gli strumenti finanziari soggetti a Ivafe e quindi per esclusione stabilire quelliches­onoesclusi,sarebbeun atto dovuto nei confronti dei contribuen­ti. L’Ivafe dal 2014 è aumentata al 2 per mille, invece per i conti correnti bancari e libretti di risparmio resta dovuta nella misura fissa di 34,2 per cento.

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