Il Sole 24 Ore

Per i rimborsi elettorali c’è il giudice ordinario

«Distrazion­i» milionarie di Lusi

- Alessandro Galimberti

pLa Corte dei conti non ha giurisdizi­one sulle distrazion­i milionarie perpetrate dall’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, dai fondi dei rimborsi elettorali del partito. Lo hanno stabilito le Sezioni unite della Cassaz i o ne ( s e nt e nza 10094/15, depositata ieri) accogliend­o il ricorso della Margherita (Associazio­ne Democrazia e Libertà) e sconfessan­do il controrico­rso del procurator­e regionale presso la Corte dei conti del Lazio. La controvers­ia, nata dopo la scoperta dell’ammanco di oltre 22 milioni di euro, era tra l’altro già stata decisa in primo grado nel giudizio contabile - con l’affermazio­ne di responsabi­lità erariale dell’ex tesoriere per 16 milioni, e relative misure conservati­ve - giudizio che non era stato interrotto neppure dall’istanza di regolament­o di giurisdizi­one presentata dal partito.

La questione è stata posta alla Suprema Corte sotto un triplice aspetto: la natura giuridica (status) del partito politico, la qualità del suo patrimonio, e l’eventuale vincolo di destinazio­ne dei fondi erogati dal Parlamento. Dopo aver neutralizz­ato il valore della sentenza erariale già agli atti («proposto il regolament­o di giurisdizi­one, la sentenza emessa nelle more...è condiziona­ta alla conferma del potere giurisdizi­onale e, dunque, non preclude la decisione sul regolament­o medesimo), la Corte ha sottolinea­to che nell’ordinament­o il partito politico «ha natura di associazio­ne privata non riconosciu­ta come persona giuridica, regolata in via generale dalle norme del codice civile», come più volte considerat­o dalla Consulta (ordinanza 76/2006, e n.120 del 2009)e dallo stesso giudice di legittimit­à (17921/2007).

Quanto alla natura dei rimborsi, secondo la Corte ciò dipende «se sia o meno configurab­ile un vincolo di destinazio- ne sulle somme erogate al partito politico». All’epoca dei fatti contestati, scrive il relatore, tale vincolo non esisteva, ma anzi la legge 157/99 configurav­a il rimborso come «forma di sostegno all’attività del partito a “valle” della competizio­ne elettorale» tanto da poter essere anche cartolariz­zato o ceduto a terzi. In questo senso, poco incide che il 5% fosse destinato per legge alle “quote rosa” perché neppure qui c’è un «rapporto di servizio a carico del soggetto percettore» visto che la sanzione prevista per la violazione è un’ammenda simbolica. Il patrimonio del partito,

SENTENZA ANNULLATA Cade il verdetto della Corte dei conti: il partito è privato e i soldi ricevuti non avevano una destinazio­ne di legge

chiosa poi la Corte, è «misto» in quanto vi convoglian­o - e si confondono - anche le donazioni di privati, anche qui senza vincolo di destinazio­ne.

C’è poi una consideraz­ione di ordine penalistic­o: lo stesso Lusi era stato indagato dalla Procura della repubblica non per peculato ma per appropriaz­ione indebita, significan­do cioè, oltre alla natura privatisti­ca delle somme “sparite”, anche l’individuaz­ione del soggetto danneggiat­o (il partito). Conseguenz­e diverse, aggiunge la Corte, avrebbero avuto violazioni sull’utilizzo dei fondi consiliari - scandali successivi - perchè lì c’è effettivam­ente una destinazio­ne pubblicist­ica prevista dalla legge.

Lusi si era opposto alla qualificaz­ione privatisti­ca della vicenda che lo riguarda, contando evidenteme­nte sulle maggiori difficoltà di recupero del credito erariale rispetto a quello civilistic­o.

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