Il Sole 24 Ore

Gli Usa chiedono flessibili­tà a Berlino

Prima di recarsi al G-7 dei ministri finanziari in Germania il segretario al Tesoro Lew ha chiamato Tsipras - Washington preme su Germania e Fondo monetario per arrivare a un’intesa

- Alessandro Merli

pGli Stati Uniti, preoccupat­i del possibile contagio dell’uscita della Grecia dall’unione monetaria, non solo sull’Eurozona, ma su tutta l’economia mondiale, cercano di mediare fra Atene e i suoi creditori, facendo pressione sul Governo greco, ma soprattutt­o su Fondo monetario e Germania perché mostrino maggior flessibili­tà nel negoziato.

Nelle ore immediatam­ente precedenti la riunione dei ministri finanziari e dei governator­i del G-7 (iniziata ieri sera con una cerimonia alla Frauenkirc­he di Dresda, simbolo della pace e della ricostruzi­one dopo i bombardame­nti alleati della Seconda guerra mondiale), il se- gretario al Tesoro americano, Jacob Lew, ha telefonato al primo ministro greco Alexis Tsipras per ammonirlo che il fallimento del negoziato porterebbe immediati danni al suo Paese, oltre a creare incertezza per l’economia europea e quella mondiale. In una dichiarazi­one a Londra, prima di imbarcarsi per Dresda, Lew ha sostenuto che «mi preoccupa non la buona volontà delle parti – non penso che nessuno voglia far saltare tutto – ma un errore di valutazion­e che potrebbe portare a una crisi potenzialm­ente molto grave». Secondo Lew, «l’idea che non ci sia contagio è un errore, se si pensa che non ci saranno conseguenz­e fuori dalla Grecia. Non ne conosciamo le dimensioni esatte». La Grecia dovrà realizzare riforme che qualsiasi governo troverebbe dure, ma i creditori devono mostrare flessibili­tà, secondo il responsabi­le del Tesoro Usa. Ma «fare giochini è una cosa pericolosa quando basta un incidente» per far saltare tutto. Più si continua a rinviare una soluzione e più il rischio di incidenti aumenta, ha dichiarato Lew.

Per ora, almeno da parte del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, la flessi- bilità invocata dal suo collega americano non è all’ordine del giorno. In un’intervista a due voci con l’economista di Harvard, Kenneth Rogoff, pubblicata dal settimanal­e “Zeit”, Schaeuble ha ripetuto che la Grecia non può stare nell’euro e chiedere aiuti senza un programma economico. Il ministro ha anche ricordato che il numero dei dipendenti pubblici in Grecia è il più alto dell’Eurozona «e ne vogliono assumere ancora» e il salario minimo è fra i più alti. Fonti tedesche hanno detto a Dresda di non aspettarsi un accordo imminente e di non aver visto molti progressi sulla sostanza della trattativa.

Intanto, il consiglio della Banca centrale europea ha lasciato immutato al livello della setti- mana scorsa, 80,2 miliardi di euro il livello della liquidità di emergenza (Ela) concesso alle banche elleniche. Da fonte greca, si fa sapere che non era stato chiesto nessun rialzo, in quanto esiste ancora un cuscinetto di 3 miliardi di euro dalla settimana precedente. Mercoledì prossimo, alla riunione di consiglio a Francofort­e, si riproporrà la questione dell’eventuale irrigidime­nto dei criteri di concession­e dell’Ela, fortemente voluto, tra gli altri, dalla Bundesbank, ma tutto dipenderà dall’andamento del negoziato nei prossimi giorni.

Il duetto di Schaeuble con Rogoff sulle pagine di “Die Zeit” è il preludio alla mattinata di oggi, in cui il G-7 si trasformer­à in una sorta di seminario accademico sui temi della crescita e delle regole della finanza. C’è qualche preoccupaz­ione che la ripresa mondiale stia accusando un rallentame­nto, soprattutt­o negli Stati Uniti (ma Lew ha sostenuto che la frenata del primo trimestre non si ripeterà) e nei Paesi emergenti, mentre è possibile che la prossima settimana la Bce ritocchi al rialzo le sue stime di crescita.

La presidenza tedesca, che sottolinea l’informalit­à dell’incontro di Dresda, tanto che non ci sarà un comunicato finale, ha invitato alcuni economisti non proprio allineati sulle sue posizioni: l’ex segretario al Tesoro Usa, Larry Summers, Nouriel Roubini, il premio Nobel Robert Shiller, e l’italiano Alberto Alesina, di Harvard, che chiuderà la serie di interventi all’ora di pranzo. Il direttore della Banca dei regolament­i internazio­nali, Jaime Caruana, e l’economista tedesco Martin Hellwig affrontera­nno i rischi per i mercati finanziari. Da parte tedesca, si insiste sulle ripercussi­oni che il forte stimolo di politica monetaria può avere sulla stabilità finanziari­a, con la possibile creazione, fra l’altro, di bolle speculativ­e. Una posizione molto vicina a quella espressa più volte dalla Bri. La Germania ripeterà ai partner anche il suo mantra di rigore dei bilanci pubblici e di sostenibil­ità del debito, anche se ammette uno spazio per investimen­ti in infrastrut­ture e innovazion­e.

Passano inevitabil­mente in secondo piano alcuni temi messi in agenda dalla presidenza tedesca, e ricorrenti in questi incontri, sulla lotta all’elusione fiscale delle multinazio­nali (il piano Beps messo a punto dall’Ocse) e sulla necessità di bloccare i canali di finanziame­nto del terrorismo internazio­nale, compresi quelli dell’Isis.

PERICOLO CONTAGIO Americani preoccupat­i: è un errore pensare che un’uscita di Atene dall’euro non avrebbe conseguenz­e sull’economia mondiale

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