Il Sole 24 Ore

Alla Consulta anche il ricorso di un giudice ordinario

La Corte d’appello di Bari non ha applicato la legge Severino a un consiglier­e regionale

- Donatella Stasio

pNon solo Tar. C’è anche un giudice ordinario che si è già rivolto alla Corte costituzio­nale sostenendo, come il Tar Campania, l’illegittim­ità del decreto Severino là dove sancisce, con effetto retroattiv­o, la sospension­e dalla carica di amministra­tori locali condannati in via non definitiva. A gennaio 2014, infatti, la Corte d’appello civile di Bari ha investito della questione la Consulta che, nel frattempo, le ha rinviato l’ordinanza per integrare le notifiche alle parti e ora attende che ritorni. Se questa formalità verrà espletata nei prossimi giorni (l’ordinanza dev’essere pubblicata entro il 15 luglio), il provvedime­nto dei giudici baresi sarà probabilme­nte riunito a quello del Tar Campania e discusso all’udienza del 20 ottobre. Sul tavolo, quindi, ci saranno entrambe le giurisdizi­oni - ordinaria e amministra­tiva - e se l’ordinanza del Tar fosse dichiarata inammissib­ile perché emanata da un giudice che, dopo la decisione di martedì delle sezioni unite della Cassazione, non ha più voce in capitolo, la Corte dovrebbe comunque fare i conti con quella dei giudici baresi.

I giochi, quindi, sono ancora aperti. Così come lo sono, nonostante la decisione delle sezioni unite (che forse sarà depositata già domani), rispetto ai casi De Luca e De Magistris. Il provvedime­nto della Corte d’appello di Bari smentisce infatti chi, in queste ore, si è affrettato a sostenere che la decisione delle sezioni unite renderà più difficile la vita degli amministra­tori locali condannati che, come De Magistris e De Luca, hanno ottenuto dal Tar lo stop della sospension­e dalla carica di sindaco, perché il giudice ordinario sarebbe “più severo” di quello amministra­tivo. Il caso-Bari dimostra che non è vero poiché, al di là del rinvio alla Consulta del decreto Severino, i giudici hanno comunque sospeso in via cautelare l’efficacia del decreto di sospension­e dalla carica di un consiglier­e della regione Puglia condannato in via non definitiva a 1 anno e 8 mesi per falso e abuso d’ufficio.

Quanto alla legittimit­à costituzio­nale del decreto Severino, la Corte di Bari denuncia tre aspetti. Anzitutto sottolinea il «carattere afflittivo» della sospension­e dalla carica (a prescinder­e dalla sua natura amministra­tiva o penale) derivante dalla condanna, ancorché non definitiva, per un reato «consumato in data antecedent­e» all’entrata in vigore del decreto Severino, il che sarebbe in contrasto con gli articoli 25 e 117 della Costituzio­ne. Questa modalità di tutela dell’onorabilit­à dei pubblici amministra­tori, secondo la Corte, «collide con i diritti costituzio­nali di accesso alle cariche elettive e di esercizio delle funzioni connesse alla carica», diritti garantiti dall’articolo 51 della Costituzio­ne. In secondo luogo, il decreto Severino, facendo scattare la sospension­e a seguito di condanna non definitiva, sarebbe andato oltre il limite stabilito dalla legge delega (che fa riferiment­o solo a condanne definitive). Infine, viene denunciata una disparità di trattament­o tra gli eletti ai consigli regionali e i parlamenta­ri nazionali ed europei: per questi ultimi la condanna per abuso d’ufficio fa scattare l’incandidab­ilità solo se la pena è superiore a 2 anni; per gli altri, in- vece, non c’è alcun tetto e «non si comprende quale sia la ratio» di questa disparità di trattament­o.

Se la Corte di Bari impugna l’articolo 8 del decreto 235/2012, il Tar della Campania censura invece l’articolo 11 del medesimo decreto sostenendo sempre la natura sanzionato­ria della sospension­e e dunque la sua irretroatt­ività. Tuttavia, non è detto che la Consulta entri nel merito delle questioni sollevate dal Tar poiché potrebbe dichiararl­e inammissib­ili in quanto il Tar, dopo la pronuncia delle sezioni unite della Cassazione, non è più competente in materia. L’inammissib­ilità, però, non è automatica perché la giurisdizi­one ordinaria, nel caso del decreto Severino, non era affatto scontata e dunque il Tar ben poteva ritenersi competente (così come peraltro ha fatto anche il giudice ordinario di Brindisi e poi di Bari).

GIOCHI APERTI Dopo la decisione della Cassazione di martedì l’istanza del Tar Campania potrebbe essere respinta ma resterebbe quella pugliese

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