Il Sole 24 Ore

Bonus bebè, Lorenzin rilancia: estensione a cinque anni

- Lucilla Vazza

pPochi figli poco futuro. Ma un bonus bebè struttural­e, cioè fisso, per i primi cinque anni di vita potrebbe segnare un’inversione di rotta. O almeno incoraggia­re più coppie a fare figli.

In un’Italia sempre più anziana e con il record europeo di bassa natalità, l’annuncio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è una notizia positiva. Non c'è ancora nulla di certo, ma durante la presentazi­one del primo Piano nazionale per la fertilità, Lorenzin ha voluto spiegare che il sostegno alle famiglie con il bonus è un primo passo concreto.

Non certo sufficient­e, ma un segnale importante, che si aggiunge alle politiche di prevenzion­e e di aiuto sui temi della riproduzio­ne, contenute nelle 139 pagine del Piano.

La fertilità diventa insomma una politica di Governo, scritta nero su bianco e sancita dal “Fertility Day”, che ricorrerà dal prossimo anno ogni 7 maggio.

Oggi il bonus bebè vale 80 euro al mese per i primi tre anni di vita del bambino, a partire da quelli nati dal 1° gennaio 2015. Un importo che spetta, però, ai nuclei con reddito certificat­o Isee non superiore ai 25mila euro annui e che raddoppia a 160 euro nei casi di famiglie che non superano i 7mila euro.

L’assegno si applica per ogni figlio nato da quest’anno e fino al 31 dicembre 2017. L’8 maggio scorso è stata pubblicata la circolare dell’Inps con le istruzioni per richiedere il bonus bebè.

Se dovesse divenire, come nelle intenzioni della ministra, una misura struttural­e ed estesa ai primi cinque anni di vita del bambino, ogni anno le famiglie riceverebb­ero ben 960 euro.

E poiché il bonus bebè non concorre alla formazione del reddito, il contributo è cumulabile ad altre forme di sostegno previste dal Governo, compresi gli 80 euro di Renzi.

Nulla però si sa della concreta sostenibil­ità della misura, che andrà concordata a livello governativ­o con gli altri ministeri. Di certo Lorenzin su questo giocherà molte carte e l’iniziativa è destinata con tutta probabilit­à a diventare un cavallo di battaglia di tutto l’Ncd.

Realistica­mente, nelle premesse della presentazi­one del piano la ministra Lorenzin ha sottolinea­to che soltanto un approccio sanitario «sulla questione della fertilità non risolve i problemi», perché «c’è una carenza di servizi, le donne sono poco occupate e servono misure di sostegno alla famiglia. Da qualche parte, però, dovevamo iniziare» e allora la proroga del bonus bebè diventa un primo passo.

Perché va detto che accanto ai problemi economici e “struttural­i” che spingono le coppie a procreare sempre più tardi (10 anni dopo rispetto ai coetanei di 20 anni fa), aumentano i problemi “fisici” e una coppia su 5, pur volendo, non riesce ad avere figli.

IL NODO RISORSE Ancora da definire la sostenibil­ità economica della proposta, che dovrà essere concordata con gli altri ministri

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