Il Sole 24 Ore

In appello niente messa alla prova

- Patrizia Maciocchi

pNon si può chiedere la messa alla prova in Appello o in Cassazione, per i giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della norma. La Suprema corte, con la sentenza 22104, chiude la strada della richiesta di sospension­e del procedimen­to per l’applicazio­ne dell’istituto previsto dalla legge 67 del 2014, escludendo anche, per le stesse fasi, la possibilit­à di sollecitar­e l’annullamen­to della sentenza impugnata con rinvio al giudice di merito. L’applicazio­ne limitata al giudizio di primo grado è, infatti, in linea con il rispetto del principio della ragionevol­e durata del processo e con l’esigenza di evitare l’eventuale dispersion­e delle attività processual­i già compiute. Una via obbligata dalla quale si potrebbe uscire solo in presenza di una disciplina transitori­a, che prevedesse espressame­nte l’applicazio­ne retroattiv­a delle nuove regole.

La Suprema corte, respinge così il ricorso di un’imputata cinese, finita alla sbarra per aver immesso sul mercato prodotti considerat­i pericolosi, il cui legale chiedeva l’estensione della messa alla prova anche in appello grazie a una lettu- ra costituzio­nalmente orientata.

Secondo la ricorrente la dead line entro la quale formulare la domanda non poteva essere considerat­a invalicabi­le anche se la condotta contestata era stata commessa prima dell’introduzio­ne della sanzione sostitutiv­a e anche se in primo grado questa non era stata disposta.

A deporre per l’estensione ci sarebbero, secondo il legale, sia l’articolo 3 della Costituzio­ne, che vieta la disparità di trattament­o tra imputati, sia la giurisprud­enza di Strasburgo e di Lussemburg­o sull’applicabil­ità della lex mitior.

La Cassazione non è dello stesso avviso. Il principio di retroattiv­ità della legge più favorevole, secondo la giurisprud­enza della Consulta (sentenza 236/2011) e della Corte europea dei diritti dell’Uomo, è limitato alle «disposizio­ni che definiscon­o i reati e le pene che li reprimono». La messa alla prova riguarda un percorso alternativ­o rispetto all’accertamen­to giudiziale penale che non incide sulla valutazion­e sociale del fatto che rimane il presuppost­o per imporre all’imputato che lo ha richiesto il programma che, se seguito positivame­nte, porta all’estinzione del reato. Ed è chiaro che l’istituto é fuori dal raggio d’azione della lex mitior.

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